Attualità

Referendum 4 dicembre, cosa cambia per i balneari

Tra i molteplici aspetti affrontati dalla riforma costituzionale, ce n'è uno che riguarda direttamente gli imprenditori balneari.

Il 4 dicembre il popolo italiano sarà chiamato alle urne per esprimersi sulla riforma costituzionale voluta dal governo Renzi. Le materie in ballo sono molto variegate, dal superamento del bicameralismo paritario alla revisione del Titolo V della Costituzione, dalla riduzione del numero dei parlamentari alla soppressione del Cnel, e non è nostra intenzione snocciolare qui le numerose questioni in ballo: in rete si possono trovare tanti approfondimenti più o meno oggettivi, e ci limitiamo a segnalarne uno indipendente e molto ben fatto, cioè l’ebook curato da Valigia Blu (link), per chi ancora avesse bisogno di riflettere sull’argomento.

Quel che invece può interessare gli imprenditori balneari, e che perciò intendiamo analizzare qui di seguito, è un aspetto molto importante del referendum, che riguarda direttamente la loro attività economica: stiamo cioè parlando della ridefinizione delle competenze delle Regioni, che includerà anche le politiche per la promozione turistica.

Uno degli aspetti oggettivamente più critici dell’imminente referendum costituzionale sta nel fatto che una riforma così complessa è stata ridotta a un “” o a un “no“: gli elettori dovranno cioè decidere se prendere o lasciare l’intero pacchetto di norme, nonostante affrontino un ampio spettro di materie. E così, la questione si fa difficile per i tanti che, per esempio, sono d’accordo su alcuni aspetti della riforma ma non su altri, e che stanno cercando in questi giorni di capire se il peso maggiore delle loro opinioni pende verso il “sì” o verso il “no”.

Da testata di riferimento per il settore balneare, abbiamo deciso di soffermarci sull’unico aspetto del referendum che va a incidere in maniera diretta sull’attività professionale dei nostri lettori. Quella che scriviamo qui di seguito è quindi solo un’analisi molto parziale e riguardante un solo specifico argomento, che va poi sommata a tutto il resto delle materie affrontate dal referendum, sulle quali ognuno potrà maturare la sua opinione da privato cittadino (anche se dobbiamo amaramente constatare la triste piega politica che il dibattito sul referendum ha preso, senza andare troppo nel merito di una riforma molto importante, bensì rimanendo nel campo del consenso verso l’attuale governo).

Come dicevamo, questo aspetto parziale riguarda la ridefinizione della competenza delle Regioni in materia di politiche per la promozione turistica. Con l’intento di raggiungere un maggiore equilibrio all’interno della penisola italiana, il governo Renzi vorrebbe infatti eliminare una lunga serie di competenze alle Regioni, tra cui la salute, le politiche sociali e per la sicurezza alimentare, il coordinamento della finanza pubblica, l’istruzione, le politiche energetiche, la promozione turistica e molte altre.

In particolare, in materia di promozione del turismo (quella su cui intendiamo offrire il nostro approfondimento, poiché riguarda specificatamente i balneari), il governo è partito dalla constatazione di un’eccessiva frammentazione delle politiche, attualmente gestite in autonomia dalle singole Regioni: in poche parole, il marketing turistico (fiere, spot tv, web, eccetera) oggi si concentra sui singoli territori locali, mentre il governo Renzi vorrebbe centralizzare tutto questo, al fine di promuovere il Belpaese in giro per il mondo come un’unica destinazione turistica, anziché tramite venti diverse Regioni, come è accaduto finora.

A ciascun imprenditore balneare, ora, il compito di valutare se questo cambiamento rappresenterebbe un miglioramento o un peggioramento per la popolarità delle località balneari e dunque per la propria attività economica: volendo riassumere il dubbio in ballo, la centralizzazione della promozione turistica darà una maggiore efficacia all’immagine complessiva dell’Italia come destinazione, favorendo le presenze? Oppure trascurerà le peculiarità dei territori, in un paese dalle destinazioni turistiche molto numerose e differenti tra loro? Ma soprattutto, ciascun imprenditore dovrà anche decidere che peso attribuire a questa specifica materia nella grande bilancia di questioni che dovranno per forza essere ridotte a un solo “sì” o “no”.

C’è poi un aspetto secondario che non va trascurato: per la piega politica presa dal referendum del 4 dicembre, il governo uscirà più o meno rafforzato a seconda dell’esito positivo o negativo della votazione. Non è possibile sapere se Renzi rischia di cadere o meno, ma il pericolo non va del tutto escluso. E anche in questo caso, gli imprenditori balneari devono porsi un altro importante interrogativo: se si dovesse tornare alle elezioni, il percorso per la riforma delle concessioni balneari dovrà ricominciare di nuovo da capo? E questo sarà un bene o un male? Al 4 dicembre l’ardua sentenza…

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Alex Giuzio

Dal 2008 è giornalista specializzato in economia turistica e questioni ambientali e normative legate al mare e alle coste. Ha pubblicato "La linea fragile", un saggio sui problemi ecologici delle coste italiane (Edizioni dell'Asino, 2022), e ha curato il volume "Critica del turismo" (Grifo Edizioni 2023).
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