Ambiente Marche

Reefball alla Vallugola: l’Università di Urbino prova una nuova arma contro l’erosione costiera

La sperimentazione dell'Università di Urbino nelle Marche

Quattro strutture in cemento a forma di campana, bucherellate come un formaggio, sono state posate nel fondale di Baia Vallugola, in provincia di Pesaro. Si tratta delle reefball, un esperimento pilota dell’Università di Urbino per contrastare l’erosione costiera e allo stesso tempo creare habitat per la vita marina.

Le reefball, ideate negli Stati Uniti e prodotte su licenza in Italia dall’azienda FixFiber Srl, hanno un duplice scopo: frangere le onde per ridurre l’impeto del mare, favorire la creazione di spiaggia e servire come supporto per strumenti scientifici e colonizzazione da parte di flora e fauna marina.

Il progetto pilota contro l’erosione costiera nelle Marche

Le quattro campane, alte circa 40 centimetri, sono realizzate in calcestruzzo e pietrame a pH neutro per non danneggiare l’ambiente. Stazionano nel basso fondale, a pochi metri dalla riva. Il coordinatore del progetto è il professor Paolo Stocchi, del dipartimento di Scienze Pure e Applicate, scuola di Scienze Geologiche e Ambientali dell’Università di Urbino. L’iniziativa vede la collaborazione del Parco San Bartolo, del Parco del Conero e di FixFiber Srl.

«Dopo alcuni sopralluoghi, siamo entrati nella fase operativa del progetto, che durerà circa due mesi», spiega Stocchi. «Le quattro reefball ci forniranno tante informazioni, che andremo poi ad analizzare nell’ambito dei nostri studi intorno a fine luglio».

Accanto alle strutture, il team urbinate ha installato telecamere, misuratori di onde e maree e correntometri: aste verticali dotate di accelerometri che misurano la forza delle correnti. I dati raccolti su correnti, onde e forza dell’acqua verranno elaborati per capire l’efficacia del sistema contro l’erosione costiera in caso di una posa su larga scala.

Studio dei fondali e ripopolamento marino

«Ovviamente quattro sono poche per un effetto visibile, che si otterrebbe su larga scala, con migliaia di esse dopo lunghi periodi», precisa Stocchi. «Ma i dati che rileveremo, elaborati e allargati, ci daranno indicazioni su cosa accadrebbe con migliaia di reefball. In un luogo come quello del San Bartolo, dove la falesia è in costante erosione costiera, è quanto mai fondamentale effettuare questo studio pilota».

L’obiettivo collaterale è anche comprendere la causa dell’accumulo di plastiche e legname sulle spiagge di Fiorenzuola e Vallugola e la provenienza di questi materiali. Le reefball simulano due specie di coralli: la Diploria tropicale e la Cladocora cespitosa, presente in Adriatico.

«Ci aspettiamo che vengano colonizzate da alghe, piante acquatiche, mitili, molluschi, magari anche la pinna nobilis, l’enorme cozza, o i datteri di mare», aggiunge il coordinatore.

Nella fase sperimentale sono previste solo quattro reefball. In base ai dati che forniranno sul contrasto all’erosione costiera, si deciderà se aumentarne il numero. Intanto le rilevazioni sono iniziate e c’è già entusiasmo dalle attività commerciali della Baia Vallugola.

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