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Mare sicuro: la guida dell’Anses su come evitare e trattare le punture in spiaggia

Consigli e vademecum per i bagnanti

L’estate porta con sé giornate in spiaggia, bagni rinfrescanti e passeggiate lungo la battigia. Ma anche la possibilità di incontrare alcuni animali marini capaci di provocare punture dolorose. Meduse, tracine e caravelle portoghesi sono presenze da conoscere: nella maggior parte dei casi non rappresentano un pericolo grave, ma è importante sapere come riconoscerle e come intervenire in caso di contatto.

A richiamare l’attenzione sul tema è l’Anses, l’Agenzia francese per la sicurezza sanitaria, che ha ricordato quali sono gli animali più comuni lungo le coste e quali precauzioni adottare durante la balneazione.

La prima regola: non toccare ciò che si trova in mare

Che si tratti di un animale vivo, spiaggiato o apparentemente immobile, la raccomandazione è sempre la stessa: non toccarlo a mani nude. Alcuni organismi, infatti, possono mantenere attive le proprie strutture urticanti anche dopo essere arrivati sulla riva.

È inoltre utile prestare attenzione alle segnalazioni degli stabilimenti balneari e delle autorità locali, scegliendo, quando possibile, tratti di costa controllati. Sui fondali sabbiosi e poco profondi, invece, un paio di scarpe da acqua può offrire una protezione in più contro le punture accidentali delle tracine.

Tracina: il pericolo nascosto nella sabbia

Tra gli incontri più frequenti lungo le coste del Mediterraneo c’è quello con la tracina, conosciuta anche come pesce ragno. Vive sui fondali sabbiosi e poco profondi e sa mimetizzarsi molto bene, tanto da risultare spesso quasi invisibile. The rischio maggiore si presenta quando il pesce viene calpestato da chi cammina in acqua a piedi nudi. Le spine velenose della pinna dorsale e degli opercoli branchiali possono causare una puntura improvvisa, seguita da un dolore intenso e immediato.

La parte colpita può arrossarsi e gonfiarsi rapidamente, mentre la sensazione di bruciore può durare diverse ore. Nella maggioranza dei casi non si verificano conseguenze gravi, ma talvolta possono comparire infezioni, lesioni locali o difficoltà nei movimenti, soprattutto se la puntura interessa una zona vicina a un’articolazione. Il veleno della tracina è sensibile al calore: immergere la parte colpita in acqua calda, facendo attenzione a non provocare ustioni, può contribuire ad attenuare il dolore. Se i sintomi sono particolarmente forti o non migliorano, è opportuno chiedere assistenza medica.

Meduse: cosa fare dopo il contatto

Le meduse sono probabilmente gli animali marini più conosciuti dai bagnanti. I loro tentacoli sono ricoperti da cellule urticanti che, a contatto con la pelle, rilasciano sostanze irritanti. La puntura provoca generalmente dolore immediato, bruciore, arrossamento e segni cutanei che possono assumere la forma di linee o strisce. Il prurito, in alcuni casi, può durare anche per diversi giorni.

La prima cosa da fare è uscire dall’acqua, così da evitare ulteriori contatti e ridurre il rischio di incidenti dovuti al dolore o allo spavento. La zona interessata deve essere risciacquata con acqua di mare: l’acqua dolce, infatti, potrebbe favorire il rilascio di altre sostanze urticanti. Se sulla pelle sono rimasti dei tentacoli, vanno rimossi con cautela utilizzando una superficie rigida, come una tessera. È importante non toccarli direttamente con le mani e non strofinare la parte colpita.

La caravella portoghese non è una medusa

Più rara rispetto alle meduse e alle tracine, ma potenzialmente molto dolorosa, è la caravella portoghese. Non si tratta di una vera medusa, bensì di un sifonoforo: un organismo formato da una colonia di piccoli individui specializzati che vivono insieme come se fossero un unico animale. Il suo elemento più riconoscibile è il galleggiante blu-violaceo, pieno d’aria, che resta sulla superficie del mare. Sotto la superficie dell’acqua si sviluppano invece lunghi tentacoli urticanti, capaci di raggiungere notevoli lunghezze. La sua presenza dipende dalle correnti, dai venti e dalle condizioni del mare, ma negli ultimi anni alcuni esemplari sono stati segnalati anche nel Mediterraneo.

Il contatto può provocare un dolore molto intenso, arrossamento, gonfiore e lesioni della pelle. In alcuni casi possono comparire anche nausea, crampi muscolari, difficoltà respiratorie o un malessere improvviso. Se questi sintomi si manifestano mentre ci si trova in acqua, aumenta anche il rischio di annegamento. Per questo una caravella portoghese non deve mai essere toccata, nemmeno quando si trova sulla spiaggia e sembra priva di vita.

Dopo un eventuale contatto è necessario uscire subito dall’acqua e non strofinare la zona interessata. L’Anses raccomanda di risciacquare con acqua di mare e, nel caso specifico della caravella portoghese, con acqua di mare a cui sia stato aggiunto aceto alimentare, se disponibile. I tentacoli rimasti sulla pelle devono essere rimossi con estrema cautela, senza toccarli direttamente con le mani. In presenza di difficoltà respiratorie, nausea, crampi, malessere generalizzato o altri sintomi importanti, bisogna rivolgersi immediatamente a un medico.

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