Attualità Norme e sentenze Sicilia

PUDM Taormina, il Tar dichiara inammissibili i ricorsi dei balneari

Prematura l'impugnazione del piano adottato in via preliminare

Il tribunale amministrativo non entra nel merito del piano delle spiagge. La contestazione potrà essere riproposta contro eventuali atti attuativi lesivi. Il Comune ha inoltre comunicato di aver riavviato l’iter di pianificazione.

Il Tar della Sicilia, sezione staccata di Catania, ha dichiarato inammissibili i ricorsi presentati dall’Associazione Turistica Balneari Siciliana e dalla società esercente la struttura Caparena contro il Piano di utilizzo del demanio marittimo (PUDM) di Taormina. La decisione, resa nota nei giorni scorsi e ripresa oggi dalla stampa locale, non riguarda però il merito delle scelte contenute nel piano: i giudici hanno rilevato una carenza originaria di interesse a impugnare uno strumento di pianificazione adottato soltanto in via preliminare e non ancora privo di piena efficacia, in attesa dell’approvazione regionale.

La pronuncia consente quindi al procedimento di proseguire sul piano amministrativo, ma non equivale a una convalida giudiziaria delle previsioni del PUDM. La vicenda resta aperta, anche alla luce del riavvio dell’iter comunale per la rielaborazione dello strumento urbanistico relativo alle spiagge.

Perché il Tar ha dichiarato inammissibili i ricorsi

I due ricorsi erano rivolti contro il Comune di Taormina e l’Assessorato regionale del Territorio e dell’ambiente. L’associazione balneare contestava le previsioni del PUDM, mentre la società esercente la struttura Caparena lamentava, tra gli altri aspetti, l’inclusione nella pianificazione di aree che riteneva di propria esclusiva proprietà e non appartenenti al demanio marittimo.

Il punto decisivo della sentenza riguarda la possibilità di impugnare immediatamente il piano. Secondo il Tar, la sua adozione preliminare non determina, da sola, un pregiudizio concreto e attuale sufficiente a giustificare il ricorso.

I giudici hanno precisato che l’eventuale lesione delle posizioni dei privati potrà concretizzarsi con successivi provvedimenti esecutivi del Comune, per esempio quelli relativi al rilascio di nuove concessioni demaniali. Se tali atti risulteranno lesivi, potranno essere impugnati insieme al PUDM che ne costituisce il presupposto.

Il tribunale, dunque, non ha stabilito se le scelte del piano siano corrette o se le contestazioni dei ricorrenti siano fondate nel merito. Ha ritenuto prematura la contestazione giudiziaria dello strumento nella fase procedurale in cui si trovava.

Il Comune ha comunicato di aver riavviato il procedimento

Un elemento importante per comprendere gli sviluppi della vicenda riguarda il percorso amministrativo del PUDM. Nel corso del giudizio, il Comune aveva comunicato di aver riavviato il procedimento e di aver predisposto un nuovo schema di piano, trasmesso alla Regione per il visto di conformità alle linee guida regionali.

La questione era già emersa nel giugno 2026, quando il Tar aveva chiesto all’amministrazione chiarimenti sullo stato dell’iter e sull’eventuale superamento della deliberazione consiliare del 7 marzo 2025, oggetto dell’impugnazione.

Per questo motivo, l’esito dei ricorsi non va letto semplicemente come la conferma definitiva del piano adottato nel 2025. Per ricostruire il quadro attuale occorre distinguere tra la deliberazione contestata in giudizio e il successivo percorso di rielaborazione del PUDM.

Cosa cambia per i concessionari balneari

La sentenza non chiude la possibilità di contestare eventuali effetti concreti delle scelte comunali. Al contrario, individua nella successiva adozione di provvedimenti attuativi il momento in cui potrebbe emergere un interesse attuale a ricorrere.

Per gli operatori balneari sarà quindi importante seguire le prossime fasi della pianificazione, verificando le previsioni del nuovo schema, l’eventuale incidenza sulle aree interessate dalle concessioni e gli atti che il Comune adotterà in applicazione del piano.

Restano inoltre da seguire gli adempimenti amministrativi necessari per portare il PUDM verso l’approvazione, compresi quelli relativi alla valutazione ambientale e al procedimento regionale, secondo lo stato effettivo dell’iter.

PUDM e concessioni, la partita resta aperta

La decisione del Tar di Catania rappresenta un esito processuale favorevole al Comune e all’amministrazione regionale, ma non risolve le questioni sostanziali sollevate dai ricorrenti. Il tribunale non ha valutato nel merito l’organizzazione delle spiagge, il rapporto tra aree libere e attrezzate o le contestazioni relative alla delimitazione delle superfici interessate.

Il caso di Taormina conferma quindi l’importanza, per gli operatori del demanio marittimo, di distinguere tra l’impugnazione di uno strumento di pianificazione ancora in itinere e quella dei successivi provvedimenti capaci di incidere concretamente sulle loro posizioni.

La prossima fase sarà determinante per capire quale configurazione assumerà il piano, quali aree saranno interessate e quali conseguenze concrete produrrà sulle concessioni balneari del territorio.

© Riproduzione Riservata

Clicca qui sotto e inizia a seguirci sulle nostre pagine social per rimanere aggiornato