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Proroga di 30 anni delle spiagge, arriva la prima bocciatura

La V Commissione ha espresso parere negativo sugli emendamenti Pdl e Idv che volevano prolungare le concessioni demaniali fino al 2045 e togliere la delega al governo Monti per legiferare in materia

di Alex Giuzio

pouf Pomodone

ROMA (ore 11.05) – Si mette male l’iter degli emendamenti proposti al decreto "Sviluppo bis" per prorogare di 30 anni le attuali concessioni demaniali marittime e togliere la delega al governo Monti per legiferare in materia. Questa notte la V Commissione del Senato (quella al bilancio) ha infatti espresso un parere negativo sugli emendamenti Belisario (il numero 34.18) e Gasparri (34.82).

La V Commissione non è quella competente in materia di demanio, ma è stata chiamata a esprimere un parere dalla X Commissione (industria, commercio e turismo), che in questi giorni si sta occupando appunto dei numerosi emendamenti al decreto n. 179 del 18 ottobre 2012 su "Ulteriori misure urgenti per la crescita del Paese", detto anche "Sviluppo bis".

A favore della categoria balneare, minacciata dalle evidenze pubbliche degli stabilimenti di spiaggia entro il 2016, c’erano ben quattro emendamenti all’articolo 34, che chiedevano una proroga di 30 anni delle attuali concessioni, in modo da avere più tempo per studiare una legge che tutelasse gli imprenditori senza entrare in conflitto con la direttiva europea Bolkestein (quella che apre alle aste delle spiagge).

Tuttavia, la V Commissione ha espresso parere negativo su due dei quattro emendamenti: quello presentato da Pdl, Lega Nord, Udc, Fli e altri partiti di centrodestra, con primo firmatario Maurizio Gasparri (ma sottoscritto anche dalla Pd Manuela Granaiola); e quello presentato dall’Idv con Felice Belisario e David Favia. La motivazione della bocciatura, come si legge dalla relazione ufficiale del Senato (per leggerla clicca qui), è molto chiara: la commissione «chiede chiarimenti volti ad appurare la compatibilità con la normativa europea» prima di approvare gli emendamenti Gasparri e Belisario. Un’analoga posizione a quella assunta proprio ieri dalla Conferenza delle Regioni (vedi notizia).

Non c’è traccia, invece, di un parere sugli altri due emendamenti che lo stesso chiedevano dai 10 ai 40 anni di proroga, ovvero quelli del Pd con prima firmataria Teresa Armato (il numero 34.288, che chiede 10 anni in prima approvazione, prolungabili di altri 30) e Salvatore Tomaselli (il 34.289, che chiede dai 20 ai 40 anni di proroga). La differenza rispetto ai primi due è che in questo caso gli emendamenti del Pd si limitano a chiedere la proroga, mentre quelli di Pdl e Idv propongono anche di togliere la delega all’attuale governo per legiferare sulle concessioni demaniali marittime.

Il parere negativo solo su questi due emendamenti, insomma, potrebbe non essere casuale: a proseguire l’iter potrebbero a questo punto essere solo i due emendamenti Pd; dunque gli imprenditori balneari potrebbero ottenere 30 anni di proroga, ma al governo Monti rimarrebbe la delega per legiferare sulle spiagge. E vista la recente proposta del ministro al turismo Piero Gnudi, che voleva mandare gli stabilimenti balneari a evidenza pubblica già nel 2015, la categoria non starebbe per nulla tranquilla.

La proposta di prorogare le attuali concessioni per altri 30 anni è conseguenza della riforma alla Ley de Costas, ovvero la recente soluzione studiata in Spagna dal governo Rajoy che vuole prolungare le concessioni di spiaggia per 75 anni. Tale proposta è ancora in attesa del vaglio parlamentare, ma è già approvata con più di un parere favorevole dall’Unione europea: oltre al noto comunicato stampa del 3 agosto 2012 della vicepresidente della Commissione europea Viviane Reding c’è infatti un documento ancora più interessante. Si tratta della relazione A7 – 0240/2012 (leggila qui), approvata quasi all’unanimità (20 favorevoli e un astenuto) dalla Commissione europea per le petizioni, la quale «ritiene che nelle attuali circostanze economiche sia nell’interesse di tutti garantire la soluzione dell’incertezza giuridica nella quale si trovano le proprietà potenzialmente interessate dalla Ley de Costas; plaude all’annuncio del governo spagnolo di rivedere la Ley de Costas per rendere compatibili la futura protezione del litorale spagnolo e la crescita economica, nonché per garantire una maggiore sicurezza giuridica ai titolari delle proprietà; esorta il governo spagnolo a garantire gli interessi di coloro che hanno acquistato una proprietà in buona fede e di quelle comunità che hanno sempre condiviso una coesistenza sostenibile con il mare; lo invita, in particolare, a affrontare la questione specifica dell’applicazione della legge, in modo che non siano incoraggiate le decisioni arbitrarie, retroattive o asimmetriche, ma sia invece garantito il processo equo, il diritto di appello, un risarcimento adeguato e l’accesso all’informazione».

Un discorso pienamente applicabile al contesto italiano, il cui litorale è stato oggetto di ingenti investimenti per costruire un modello di eccellenza turistica unico al mondo. Ma il governo e il parlamento italiano sembrano non averlo capito: il parere negativo della V Commissione, seppure non equivalga a una bocciatura piena, ha un rilievo non indifferente. La proroga dei 30 anni, nella quale gli operatori balneari speravano per riprendere con un po’ di respiro a investire, sembra insomma allontanarsi dal traguardo.

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