Attualità

Pronta la contro-legge del governo che salva i balneari dalla bocciatura Ue

Mercoledì sarà approvata la norma-ponte che garantisce lo status quo delle attuali concessioni in attesa del riordino generale della materia, chiesto dalla Corte di giustizia UE che stamane ha annullato la proroga al 2020.

di Alex Giuzio

(ore 15.35) Anche se le concessioni balneari italiane sono state invalidate dalla sentenza della Corte di giustizia europea di stamane (vedi notizia), il governo ha già preparato una contro-legge che salvaguarda gli stabilimenti dalla loro situazione "abusiva". Si tratta di un emendamento al decreto Enti locali, che la maggioranza intende approvare il prossimo mercoledì come norma-ponte in attesa del riordino generale del demanio marittimo, da concludere entro 18 mesi tramite una legge-delega già consegnata nelle mani del premier Renzi, vista l’urgenza della questione.

L’emendamento in pista ricalca quelli redatti nei giorni scorsi dai deputati Sergio Pizzolante (Ncd) e Tiziano Arlotti (Pd), tra i parlamentari più attivi sulla questione balneare. Avevamo dato notizia di questi emendamenti venerdì scorso (vedi notizia), anche se poi i deputati li hanno ritirati per evitare che venissero giudicati inammissibili, visto che ancora doveva arrivare la sentenza europea a giustificarne l’urgenza. Ma oggi che la situazione è diventata ufficialmente critica, le carte sono riemerse. Ed ecco il testo dell’emendamento che sarà presentato in commissione bilancio direttamente dal relatore del dl Enti locali, il deputato Antonio Misiani (Pd):

Articolo 24
1. All’articolo 24 del decreto-legge 24 giugno 2016, n. 113, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) la rubrica “Misure urgenti per il patrimonio e le attività culturali” è sostituita dalla seguente: “Misure urgenti per il patrimonio, le attività culturali e turistiche”;
b) dopo il comma 3, aggiungere i seguenti commi: “3-bis. Nelle more della revisione e del riordino della materia in conformità ai principi di derivazione comunitaria sono valide ed efficaci le concessioni demaniali il cui termine è stato prorogato ai sensi dell’articolo 1, comma 18, del decreto-legge 30 dicembre 2009, n. 194, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 febbraio 2010, n. 25.
3-ter. All’articolo 1, comma 484, della legge 28 dicembre 2015, n. 208, al primo periodo, sono soppresse le parole “ alla data del 30 settembre 2016, entro la quale si provvede” e le parole “il rilascio,”.

Con l’approvazione di questo emendamento, alle attuali concessioni balneari sarà garantito il loro status quo fino all’approvazione della riforma, facendole uscire dalla situazione fuorilegge in cui sono piombate oggi a causa della sentenza.

Approvata questa norma-ponte, nei prossimi giorni il governo chiederà al parlamento la delega per riformare le concessioni balneari, presentando il testo di legge a cui ha lavorato negli ultimi mesi e che proprio oggi è stato consegnato al premier Renzi per avere una sua valutazione. Ma i tempi tecnici di questa riforma, tra discussione del testo e approvazione dei decreti attuativi, richiederanno non meno di 18 mesi – e l’emendamento che nel frattempo sarà approvato servirà proprio a evitare che le concessioni balneari rimangano così a lungo in un vuoto normativo.

Resta l’incognita sull’entità del periodo transitorio che il governo, tramite il ministro agli affari regionali Enrico Costa, ha più volte promesso di concedere alle attuali imprese balneari in virtù degli investimenti che hanno effettuato sulla base di un precedente contratto di rinnovo automatico delle concessioni, poi abrogato. Ora che la Corte di giustizia europea si è infatti categoricamente espressa contro il concetto di "proroga indistinta" come era appunto quella bocciata, occorrerà un’attenta definizione tecnica di "periodo transitorio" da concedere alle imprese, prima ancora di trattare sulla sua entità (che le associazioni balneari continuano a quantificare in 30 anni, ma senza avere ancora trovato l’appoggio del governo).

Restano positivi, invece, gli altri aspetti che la sentenza della Corte Ue ha aperto e che saranno ripresi nella riforma del governo Renzi: «Per quanto riguarda la questione se dette concessioni debbano essere oggetto di un numero limitato di autorizzazioni per via della scarsità delle risorse naturali, spetta al giudice nazionale verificare se tale requisito sia soddisfatto», sostiene la sentenza, lasciando così aperto uno dei punti su cui le associazioni balneari hanno sempre insistito nel portare avanti la strategia del "doppio binario" (periodo transitorio per le attuali concessioni e immediate evidenze pubbliche solo per le spiagge ancora libere).

Ma soprattutto, sostiene la sentenza, «una giustificazione fondata sul principio della tutela del legittimo affidamento richiede una valutazione caso per caso che consenta di dimostrare che il titolare dell’autorizzazione poteva legittimamente aspettarsi il rinnovo della propria autorizzazione e ha effettuato i relativi investimenti». Dunque, pur ricordando che «una siffatta giustificazione non può essere invocata validamente a sostegno di una proroga automatica istituita dal legislatore nazionale e applicata indiscriminatamente a tutte le autorizzazioni in questione», la sentenza apre a una sorta di calcolo da applicare concessione per concessione. Dopodichè, per gli stabilimenti balneari arriveranno molto probabilmente le evidenze pubbliche che le associazioni di categoria hanno contrastato per tanti anni: ma anche in questo caso, il governo ha promesso che i meccanismi di assegnazione terranno conto in misura elevata della professionalità acquisita, istituendo delle premialità tali che per gli attuali concessionari sarà difficile farsi portare via la propria impresa. Se questo corrisponde a verità, si potrà sapere solo quando sarà uscito il testo di legge che il governo non ha ancora reso pubblico.

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