O’Tama, il cocktail che unisce Sicilia e Giappone

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Si chiama “O’Tama Tokyo/Palermo”, lo ha ideato il bartender siciliano Christian Costantino e ha vinto la Roku Shun Competition 2021, prestigioso contest internazionale dedicato alla mixology. L’affascinante storia di questo drink unisce il Giappone alla Sicilia: si racconta infatti che nella primavera del 1878, in un paesino giapponese vicino a Tokyo, lo scultore siciliano Vincenzo Ragusa durante una passeggiata a cavallo fu colpito dalla bellezza di una ragazza che dipingeva all’aperto. Era la diciassettenne O’Tama che, disinvolta in giardino, dipingeva un ventaglio. Ragusa trovò il coraggio per esternare il proprio amore, proponendo alla giovane dei soggetti più realistici da studiare: e così le riempì il giardino di cigni, anatre, pesci d’acqua dolce e caprifogli, soggetti ideali per portare un’evoluzione artistica alla pittura della ragazza. Quando lo scultore dovette far ritorno a Palermo, la ragazza lo seguì in nome dell’amore e della loro arte, che divenne un connubio tra scultura siciliana e pittura giapponese. A questa romantica storia il bartender Costantino si è ispirato per creare il cocktail “O’Tama Tokyo/Palermo”.

Gli ingredienti del drink sono appena quattro: 40 ml di Roku Gin, 40 ml di Cordiale di Primavera fatto in casa, sale e fill di gassosa siciliana. Per preparare il Cordiale di Primavera occorre portare a ebollizione 350 ml di acqua, aggiungere 80 grammi di asparagi e lasciarli bollire per 10 minuti. Dopo avere spento il fuoco, aggiungere del tè Jasmine Green, dei fiori “sucameli”, 40 ml di miele di ciliegio e 10 ml di aceto di mele; lasciare in infusione per cinque minuti e filtrare. Il drink si prepara quindi con la tecnica del build on ice: versare il Roku Gin, il cordiale e la gassosa direttamente in un bicchiere di ceramica con del ghiaccio, aggiungere un pizzico di sale, miscelare e servire con guarnizione di skeleton leaves.

Come accompagnamento al drink vengono serviti gli asparagi usati nella preparazione del cordiale, ancora bagnati di tè, aceto di mele e miele, saltati in padella con aglio, mollica e mandorle, serviti croccanti e decorati da foglie di fiori “sucameli”.

La ricetta del drink, spiega Costantino, contiene degli ingredienti simbolici legati all’idillio di Ragusa e O’Tama: «I caprifoglio giapponesi che abbellirono il giardino, soggetti dei quadri di lei, sbocciano proprio in primavera, e usanza vuole che vengano colti dai contadini accaldati durante il lavoro nelle campagne e succhiati dalla parte del gambo, per il loro succo aspro e idratante. Lo stesso si usa in Sicilia con i fiori di acetosella gialla, chiamati in dialetto “sucameli”, sostituiti spesso al limone in cucina per il loro sapore di agrumi e aceto, quell’acido e aspro divertente scolpito nei ricordi d’infanzia. Si narra anche che gli asparagi in sogno simboleggino l’amore passionale, così come quello dei nostri amanti. La loro piena maturazione in Sicilia avviene proprio a cavallo della primavera e, come un vero amore, vanno raccolti subito. Infine c’è il miele a rappresentare la dolcezza di un amore, profumato di ciliegio, festeggiato così come in Sicilia si festeggia il mandorlo in fiore».

Fondamentale, spiega il barman siciliano, è anche l’utilizzo del Roku Gin: «Nel 1879 O’Tama fu la prima donna giapponese modella di uno scultore europeo e fu proprio Ragusa a scolpirne, innamorato, i lineamenti. Mentre quell’opera fioriva, nello stesso anno nasceva Shinjiro Torii, fondatore della distilleria che nel 1963 sarebbe diventata Suntory. Tre anime simili e con lo stesso sogno: quello di esportare, chi con la pittura, chi con la scultura e chi con la distillazione, la propria cultura fuori confine, sovvertendone le regole. “Un giorno il gin giapponese sarà amato in tutto il mondo”, prefiggeva Shinjiro, e così è stato! E lo è stato anche per l’arte».

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Carlo Dutto

Carlo Dutto

Giornalista specializzato in food & beverage

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