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Niente proroghe per i balneari, ma restano gli indennizzi

Il governo costretto dall'Ue a fare dietrofront sul rinvio di 1-5 anni, ma tiene la barra dritta sulle buonuscite economiche per i concessionari uscenti

Il governo ha dovuto fare dietrofront sulla proroga delle concessioni balneari. La misura era contenuta nella bozza di legge redatta dai tecnici di Palazzo Chigi, pubblicata nei giorni scorsi da Mondo Balneare, ma la Commissione Ue l’ha contestata. Bruxelles ha sottolineato che sia il Consiglio di Stato che la Corte di giustizia europea hanno proibito qualsiasi forma di rinnovo automatico sulle concessioni pubbliche di spiaggia, perciò le gare dovranno tassativamente concludersi prima della prossima stagione estiva. Restano invece in piedi gli indennizzi per i concessionari uscenti: anche su questi la Commissione Ue ha espresso perplessità, ma il governo Meloni sta tenendo la barra dritta e nei corridoi romani c’è ottimismo sulla possibilità di portare a casa almeno questa parte della legge. Pare invece ormai essere stata messa definitivamente da parte la mappatura del demanio, su cui il governo aveva lavorato tutto lo scorso anno. La tesi di Palazzo Chigi era che fosse possibile garantire la concorrenza facendo aprire nuove imprese sulle spiagge libere, senza toccare quelle esistenti, ma l’Ue ha espresso il suo niet.

La riforma delle concessioni balneari è gestita direttamente dalla premier Giorgia Meloni e dal ministro agli affari europei Raffaele Fitto. La bozza pubblicata da Mondo Balneare era stata inviata a inizio agosto a Bruxelles, che ha comunicato il suo parere nei giorni scorsi. Per questo l’approvazione è slittata di una settimana: il consiglio dei ministri voleva discuterla già ieri, mentre invece è stata rimandata di una settimana, probabilmente all’interno del ddl Infrazioni.

Il tema sugli indennizzi è quello su cui si sta svolgendo il principale braccio di ferro tra Roma e Bruxelles. Il governo italiano ha scritto una norma impeccabile in questo senso: in caso di passaggio della concessione, il concessionario subentrante dovrà riconoscere all’uscente «un indennizzo in relazione al valore aziendale, calcolato sulla base del valore patrimoniale, reddituale e di avviamento, e all’equa remunerazione investimenti effettuati, ivi compresi gli investimenti effettuati in conseguenza di eventi calamitosi debitamente dichiarati dalle autorità competenti ovvero in conseguenza di sopravvenuti obblighi di legge. Il valore aziendale è determinato sulla base di una perizia rilasciata in forma asseverata e con esplicita dichiarazione di responsabilità da parte di un professionista iscritto nel registro dei revisori legali ed acquisita dall’ente concedente prima della pubblicazione del bando di gara». Dunque, per i balneari che non dovessero rivincere le gare, ci sarebbe comunque la garanzia di una cospicua buonuscita. Il problema è che la Commissione Ue vede questo aspetto come un vantaggio improprio per i concessionari uscenti, dunque contrario alla direttiva Bolkestein che prevede una totale parità di condizioni di partenza tra i concorrenti. Ma su questo il governo Meloni è irremovibile: le concessioni di spiaggia sono beni pubblici, mentre le imprese che vi sorgono sopra sono beni privati, sorti nel rispetto della legge e pertanto hanno diritto a un riconoscimento economico, in caso di cessione a un altro gestore. La legge italiana al momento non prevede gli indennizzi, ma ciò non significa che non si possano introdurre.

Più fosco sembra il destino di altri paletti che Palazzo Chigi aveva inserito per favorire ulteriormente i concessionari uscenti. Nello specifico, la bozza del ddl voleva imporre agli enti locali – che dovranno gestire i bandi – di privilegiare i partecipanti che dimostrano «esperienza tecnica e professionale già acquisita in relazione all’attività oggetto di concessione» e che «nei cinque anni antecedenti l’avvio della procedura selettiva, abbiano eventualmente utilizzato una concessione marittima, lacuale o fluviale, per finalità turistico-ricreative o sportiva quale prevalente fonte di reddito per sé e per il proprio nucleo familiare». Anche questi aspetti, secondo Bruxelles, rappresentano dei vantaggi impropri ai concessionari uscenti e pertanto vanno eliminati. I tecnici di Palazzo Chigi sono alle prese in queste ore con un difficile lavoro di limatura e di compromesso, di cui si sapranno i risultati entro pochi giorni.

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