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Riforma spiagge, il ministro Costa: ‘Periodo transitorio sarà adeguato’

Oggi a Rimini presentati i principi generali della nuova legge, ma per il ministro è ''non è ancora il momento di dare cifre''.

di Alex Giuzio

RIMINI (ore 19.01) – Periodo transitorio «adeguato» e legge «nelle prossime settimane». Così il ministro agli affari regionali Enrico Costa si è espresso due ore fa sulla riforma delle concessioni balneari, intervenendo alla presentazione della lista civica "Patto con Gnassi" battezzata dal deputato Sergio Pizzolante (Ncd) in appoggio della rielezione dell’attuale sindaco di Rimini.

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Le linee guida della riforma «sono pronte», ma Costa non ne ha divulgato i dettagli perché «è ancora in corso una trattativa molto delicata tra Europa, governo e regioni». Incalzati dai giornalisti sull’entità del periodo transitorio, né Costa né Pizzolante si sono espressi in cifre. «Non è questa la sede per quantificarlo», ha replicato Costa, mentre secondo Pizzolante «non saranno di certo 2-3 anni, ma nemmeno 30-40».

Ecco il video con la nostra intervista al ministro Costa, seguita dal suo intervento integrale. La risposta alla domanda sulla durata del periodo transitorio si trova al minuto 8.20

Nel suo intervento, il ministro ha ribadito le posizioni già note: «La riforma delle concessioni balneari intende avviare il passaggio verso il nuovo regime di evidenze pubbliche, tenendo conto che non può esserci un cambiamento dalla sera alla mattina, per cui stabiliremo un adeguato periodo transitorio, tuteleremo gli investimenti delle attuali imprese e riconosceremo la professionalità acquisita. Non si può tirare una riga sul patrimonio degli stabilimenti balneari e vogliamo salvare tutti o nessuno, in nome della parità di trattamento. Sappiamo che il destino di migliaia di famiglie è legato all’esistenza di queste imprese e l’Europa non può non tenerne conto».

Il governo, ha detto Costa, sta anche studiando la normativa degli altri paesi, in particolare «quella del Portogallo che riconosce il diritto di prelazione per gli attuali imprenditori».

La strada che vorrebbe intraprendere il ministro «è quella di una legge delega», ma «sarà il parlamento a decidere. L’importante è arrivare con delle linee guida il più possibile condivise, e posso assicurare che abbiamo già ottenuto grandi risultati in questo senso».

«Tra direttive europee, sentenze in arrivo e normative regionali, la vicenda delle concessioni balneari è molto complessa – ha precisato Costa – ma è nostro intento riformare questa materia. Grazie alle pressioni di Pizzolante e del governatore dell’Emilia-Romagna Stefano Bonaccini, ho preso in mano il coordinamento del tavolo mantenendo il distacco necessario».

Anche Pizzolante ha comunicato la sua visione sull’imminente riforma: «Ci stiamo lavorando alacremente sin dal primo giorno della nomina del ministro Costa, che ne ha fatto uno dei suoi progetti principali. Il momento di varare la legge non è più rimandabile e intendiamo concludere il testo prima della sentenza della Corte di giustizia europea sulla proroga al 2020, in modo da dare un forte segnale di attenzione al settore e di non farci trovare impreparati da una pronuncia che sappiamo sarà negativa. Nelle prossime settimane il testo sarà pronto, poi è ovvio che per il voto occorreranno i soliti tempi tecnici».

Sono tre i punti riassunti da Pizzolante: «Immediate evidenze pubbliche per le spiagge su cui non insistono imprese, adeguato periodo transitorio per le attuali imprese per poi mandare anch’esse a evidenza pubblica garantendo premialità per i concessionari uscenti, e infine riequilibrio dei canoni che superi il regime dei valori Omi».

Nemmeno Pizzolante si è espresso sull’entità del periodo transitorio perché «non è giusto sparare cifre a caso, dato che la scelta è legata alla trattativa in corso con l’Europa e alla sentenza della Corte di giustizia Ue».

Le future evidenze pubbliche per le attuali imprese, ha concluso Pizzolante, «non saranno "aste" perché non si baseranno sul rialzo del canone, ma anzi prevederanno il riconoscimento del valore commerciale e degli investimenti effettuati per chi perderà l’impresa, nonché degli elementi di premialità per chi ha maturato professionalità. Personalmente preferisco dei punteggi di premialità rispetto al diritto di prelazione».

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