Attualità Emilia-Romagna

Menu senza glutine, l’appello di una madre alle spiagge romagnole

Gli stabilimenti balneari non sono attrezzati per l'accoglienza dei celiaci: ''È ora di rimediare''

Nonostante il disperato appello della madre di una bimba celiaca, pare che gli stabilimenti balneari della riviera romagnola non si siano ancora attrezzati per offrire piatti senza glutine ai loro clienti. La lettera, pubblicata nei giorni scorsi dalla stampa locale, aveva fatto scalpore: «La stagione estiva è alle porte – ha scritto la mamma – e mi preme sensibilizzare il nostro territorio, eccellenza sul fronte dei servizi per il turismo, sul tema della celiachia. Le stime ufficiali del parlamento italiano parlano dell’1% di popolazione celiaca. Per questo è importante che il nostro territorio sia in grado di supportare una richiesta che spesso non viene soddisfatta, ovvero la possibilità per un celiaco (turista o non) di poter accedere serenamente a bar, piadinerie, bagni in spiaggia, hotel e trovare alimenti freschi o anche confezionati consentiti».

Ma sono ancora troppo pochi gli stabilimenti balneari che si sono dotati di un menu con una selezione di piatti privi di glutine e non contaminati. Eppure, poter servire le persone celiache significa anche aumentare il proprio fatturato: è infatti chi ha esigenze alimentari particolari che sceglie di andare nella spiaggia in grado di soddisfare le sue richieste, portandosi quindi dietro la famiglia e gli amici. E questa tipologia di clienti è molto numerosa: oltre all’1% di celiaci diagnosticati, ci sono i soggetti allergici, i sensibili e gli intolleranti al glutine, che secondo le stime totalizzerebbero un ulteriore 3%. Coloro che non possono mangiare glutine rappresentano dunque il 4% della popolazione, vanno in vacanza e al mare come tutte le altre persone e necessitano di seguire una dieta senza glutine. 

«Per un bimbo – ha scritto ancora la mamma romagnola – l’assenza di cibo senza glutine in una spiaggia crea un disagio che si trasforma in tristezza, frustrazione e spesso purtroppo emarginazione. Sentirsi dire ogni giorno “mi spiace, per te qui non hanno nulla!” e dover costantemente portare cibo da casa è scocciante per un adulto… ma per un bimbo è devastante, soprattutto quado inizia a rendersi conto che la propria condizione è definitiva, perché dalla celiachia non si guarisce, anzi si è costretti a conviverci per tutta la vita!».

«Basta poco per ovviare a questo grande disagio», ha concluso quindi la donna, rivolgendosi direttamente ai titolari degli stabilimenti balneari. «È inaccettabile che prima di passare una domenica in spiaggia, o comunque fuori casa, un celiaco sia costretto ad acquistare la pizzetta al trancio in farmacia perché al bar non la trova. Confido nella grande forza d’animo dei nostri imprenditori locali del turismo, e soprattutto dei gestori di bar e bagni al mare, che fanno miracoli ogni giorno per soddisfare le mille richieste dei propri ospiti e per regalare sorrisi ai bimbi. Ci tengo a precisare che non sono una commerciante di prodotti gluten free, nemmeno un’esponente di chissà quale ente o associazione, sono semplicemente una mamma e credo fermamente che l’accesso al cibo fuori casa sia un diritto di tutti».

Le normative sanitarie in materia sono molto complesse (per preparare alimenti senza glutine è necessario dotarsi di una seconda cucina completamente separata, e per la maggior parte degli stabilimenti balneari questo è impossibile; oppure seguire degli scrupolosi accorgimenti per evitare la contaminazione), ma nella sua lettera, la madre non pretende una realizzazione in loco, chiedendo semplicemente ai balneari di dotarsi di alcuni piatti pronti disponibili sul mercato, che sono da riscaldare in un semplice fornetto e che risultano sicuri per i celiaci e poco impegnativi per i cuochi. Eppure le spiagge romagnole, come detto, non hanno ancora risposto: ma vista l’attenzione agli ospiti che notoriamente gli stabilimenti balneari riservano ai turisti, c’è da sperare che gli imprenditori seguano questa strada.

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