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L’imprenditore balneare Di Finizio su gru di 70 metri per protesta

Il triestino, ex titolare della ''Voce della luna'', si è arrampicato nella notte scorsa e ha iniziato un estremo sciopero della fame, della sete e del sonno.

L’imprenditore balneare Marcello Di Finizio è salito ieri notte sulla gru Ursus al porto di Trieste, a 70 metri di altezza, per protestare contro la perdita della sua azienda "La voce della luna" e chiedere un congruo risarcimento. Con sè ha un fischietto che sta continuando a utilizzare «per ricordare a tutti che c’è un essere umano in carne e ossa in cima a una gru alta 70 metri che rischia veramente la vita», scrive l’imprenditore sul suo profilo Facebook, annunciando l’inizio di uno sciopero della fame, della sete e del sonno.

Di Finizio non è nuovo a queste forme estreme di protesta. Negli anni passati, infatti, l’uomo è salito per quattro volte sulla cupola di San Pietro a Roma (vedi notizia), esponendo striscioni contro la direttiva Bolkestein, e ha portato avanti lunghi scioperi della fame e anche imprese pacifiche come una pedalata da Trieste al Vaticano. L’ultima volta che Di Finizio si è arrampicato sull’Ursus, vi è rimasto per 80 giorni senza mangiare.

Qui sotto, il nostro video di Marcello Di Finizio nel 2012, quando scavalcò la recinzione della cupola di San Pietro per rimanere tre giorni in bilico su un lucernaio, attirando l’attenzione di tutta la stampa internazionale sulla sua vicenda, anche grazie alle immagini riprese da Mondo Balneare che fecero il giro del mondo.

La storia di Marcello Di Finizio

La vicenda di Di Finizio è lunga, complessa e particolarmente sfortunata. Il suo locale "La voce della luna", situato sul lungomare di Trieste, è stato distrutto nel 2008 da un incendio senza che il titolare abbia mai potuto ricostruirlo, poiché nel frattempo il governo italiano ha abrogato il rinnovo automatico delle concessioni demaniali marittime e dunque nessun istituto bancario si è preso il rischio di finanziare la ristrutturazione di un’impresa con una scadenza imminente (a quei tempi i titoli erano validi fino al 2015). Di Finizio ha dunque intrapreso una serie di proteste eclatanti, senza che ancora abbia trovato una soluzione che gli restituisse la sua impresa secondo le sue condizioni. Nel frattempo, la concessione de "La voce della luna" è stata messa a gara e ha oggi un nuovo titolare.

Le richieste dell’imprenditore

In una lunga nota inviata alla stampa e indirizzata al premier Conte e ai viceministri Salvini e Di Maio, Di Finizio afferma: «Non morirò senza sporcare e senza far rumore. Fischierò finchè avrò fiato in gola. […] Mi vedo costretto ancora una volta a rischiare la mia vita e la mia salute per poter riaccendere i riflettori sulla vicenda de "La voce della luna", in bilico a oltre settanta metri d’altezza, sotto la pioggia, i temporali e i fulmini. Questa volta starò anche senza mangiare, senza bere e senza dormire. Pertanto, è ovvio che ogni minuto che passerò su quella gru potrebbe essermi fatale. In una condizione del genere non credo di poter durare più di quarantotto ore, dopodiché potrei perdere l’equilibrio o perdere coscienza per sfinimento e precipitare finendo impiccato. […] Chiedo anticipatamente scusa ai proprietari dell’Ursus per l’intrusione, ma vista la circostanza eccezionale spero che comprenderanno, e viste anche le condizioni estreme penso che, in un modo o in un altro, toglierò il disturbo molto presto. Ma che sia chiaro che io amo la vita, e proprio per questo sono pronto a rischiarla. Sto combattendo come un soldato in trincea, e combatterò fino alla morte per difendere i miei diritti, quei diritti fondamentali e inviolabili che valgono per tutti i cittadini di questo paese ma anche di qualsiasi paese di questo pianeta. Il mio lavoro, la mia casa, i miei sogni. Se dovesse accadermi qualcosa di brutto, nessuno potrà mai dire che sia stato un suicidio, ma sarà una vera esecuzione. Ma francamente mi auguro che questa volta arrivi davvero “la cavalleria", il governo del cambiamento, quelli in cui abbiamo creduto, abbiamo sostenuto e abbiamo votato. Mi auguro che dimostrino a tutti che qualcosa è cambiato veramente. Mi auguro anche che questa volta nessun organo politico, istituzionale e religioso rimanga a guardare lo "spettacolo", come hanno fatto l’ex prefetto Adelaide Garruffi, l’ex sindaco Roberto Cosolini (Pd), l’ex presidente della regione Debora Serracchiani (Pd) e la loro corte di assessori e consiglieri. E come hanno fatto i sindacati della categoria. Questa non è una gara agonistica, non è un divertimento e non è uno spettacolo di sport estremo, si rischia davvero la vita, quando si arriva a questo è perché non ci sono più altri modi per comunicare civilmente con le istituzioni, per buttare giù quei muri di gomma e avere un po’ di giustizia».

«Quello che chiedo – prosegue Di Finizio – è che il governo centrale imponga al sindaco Dipiazza di sedersi a un tavolo con il sottosegretario Zoccano, e di rispettare il suo impegno e la sua proposta di compensare agli anni di fermo impresa, alla perdita della mia impresa e della mia casa, e alle violenze fisiche e morali che ho dovuto subire a causa loro, della loro inerzia, della loro incompetenza, ma soprattutto a causa delle loro furberie, con una location di pari bellezza e valore oppure con un risarcimento del danno che ho subito con una cifra congrua, affinché io possa tornare alla mia vita di sempre. Non credo che ci possano essere altre alternative. Senza un pezzo di carta scritto che attesti chiaramente una di queste soluzioni è ovvio che diventerebbe l’ennesima presa per il culo, e per questo io non scenderò dalla gru finchè non avrò la certezza di quel pezzo di carta. E sarà omicidio».

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