Ambiente

Le vongole italiane stanno scomparendo a causa dell’erosione costiera

La denuncia di Fedagripesca: "Ripascimenti responsabili della scomparsa dei molluschi"

L’erosione costiera non minaccia solo l’esistenza di spiagge e stabilimenti balneari, ma anche di esseri viventi come le vongole (che sono anche parte della tradizione culinaria italiana). A lanciare l’allarme è Federagripesca, l’associazione di categoria che rappresenta i pescatori del nostro paese: a sua detta, l’attività di movimentazione delle sabbie sottomarine per il ripristino dei litorali altera l’habitat naturale di questi molluschi, compromettendone la sopravvivenza.

«Più erosione significa più dragaggio e meno vongole», argomenta Gilberto Ferrari, responsabile di Fedagripesca. Ovvero: l’erosione costiera – causata dall’innalzamento dei mari a sua volta provocato dal riscaldamento globale di causa antropica – è motivo di ripascimenti sempre più frequenti, che compromettono l’esistenza delle vongole. L’habitat di questi molluschi, infatti, è nelle acque basse in prossimità delle spiagge soggette a erosione, sempre più alterate dall’intervento umano.

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Come sottolinea Fedagripesca, gli interventi di ripascimento sono aumentati del 10% negli ultimi dieci anni e ora interessano il 70% delle coste italiane. «Dove ci sono degli stabilimenti balneari, che dipendono per il loro reddito dal numero di file di ombrelloni che riescono a piantare sulla spiaggia, le operazioni di dragaggio e movimentazione delle sabbie dei fondali sono fondamentali», spiega Corrado Piccinetti, biologo marino di Fedagripesca. «Il problema è che dopo un ripascimento le specie che vivono più a ridosso della costa spariscono per due anni: tanto ci vuole perché si creino nuovi insediamenti. E quindi per due anni non ci sono vongole. La sabbia dragata viene presa al largo, su fondali anche a 40 metri di profondità, dove questi molluschi non vivono».

Il fenomeno è molto sentito nell’Adriatico, dove vengono pescate dalle 30 alle 40 mila tonnellate di vongole l’anno, e dove i litorali perdono a ogni stagione circa 75 mila metri quadri di sabbia (l’equivalente di dieci campi da calcio). «Nei prossimi mesi – conclude Fedagripesca – il mare diventerà un cantiere a cielo aperto dove recuperare milioni di metri cubi di sabbia da riversare sulle spiagge per contrastare l’erosione causata dalle forti mareggiate. A scapito di vongole, lupini, fasolari, cappelunghe, telline e quant’altro». Insomma, per salvaguardare l’attività economica degli stabilimenti balneari si compromette quella dei pescatori. E soprattutto degli innocenti abitanti del mare.

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