Attualità

La risposta di un balneare comune alle parole di Briatore sui canoni

L'intervista del Corriere della Sera provoca la totale condanna della categoria. Pubblichiamo la lettera aperta del titolare di un piccolo lido sulle isole Eolie: ''In Italia non ci sono solo Twiga''

«Caro Stella, mi scuserà se le do del qualunquista, ma è quello che penso leggendo il suo articolo sui lidi in Italia». Comincia così la lettera aperta di Dario Famularo, titolare di uno stabilimento balneare nelle Isole Eolie (il testo integrale è in calce all’articolo), in risposta al discusso articolo pubblicato due giorni fa dal Corriere della Sera in cui Flavio Briatore, intervistato da Gian Antonio Stella, afferma che «i canoni delle concessioni balneari andrebbero almeno triplicati».

L’intervista ha scatenato le condanne della categoria dei balneari, per il 99% composti non da imprenditori del turismo di lusso come Briatore, bensì da famiglie che gestiscono piccole imprese dai fatturati modesti. Queste famiglie, oltre ai canoni richiesti dallo Stato, affrontano molte altre spese come le imposte regionali sulle concessioni, l’Iva al 22% contro quella al 10% di tutte le altre imprese turistiche, l’Imu sui manufatti nonostante si tratti di concessioni pubbliche e non di proprietà private, le tasse sui rifiuti calcolate sull’intera superficie della spiaggia, nonché le spese per il servizio di salvamento, la pulizia del litorale e il personale. Insomma, l’intervista di Stella è andata a isolare il solito argomento dei canoni – come puntualmente fa la stampa generalista quando prende di mira i balneari – trascurando che:

  1. le cifre richieste dallo Stato non sono basse per tutti, bensì squilibrate (come al solito ci si "dimentica" infatti che esistono dall’altra parte i balneari pertinenziali incamerati, che pagano centinaia di migliaia di euro a causa della controversa applicazione dei valori Omi);
  2. le stesse associazioni dei balneari da sempre si dicono disposte a rivedere al rialzo le cifre dei canoni più bassi, in cambio di un maggiore equilibrio nella normativa;
  3. intervistare Briatore significa rappresentare l’1% degli imprenditori balneari, cioè i titolari di lussuosi lidi dedicati al turismo d’élite, che ragionano diversamente rispetto al 99% dei loro colleghi. Entrambe le parti sono importanti, ma poiché il settore è molto complesso, non basta la voce di un solo balneare per rappresentare tutti.

Sull’argomento torneremo con successivi articoli, dal momento che in questi giorni, oltre all’articolo di Briatore, è in corso un attacco senza precedenti contro la categoria dei balneari: questa sera la trasmissione Le Iene manderà infatti in onda un’inchiesta contro l’estensione di 15 anni delle concessioni istituita dal governo, mentre domani toccherà a Report che ha annunciato un servizio sulla presunta "lobby" dei balneari. Visti i precedenti dell’informazione generalista e data la difficoltà di trattare la materia delle concessioni balneari attraverso le semplificazioni giornalistiche, siamo sicuri che questi servizi conterranno un mucchio di imprecisioni e la redazione di Mondo Balneare, da testata di settore, è pronta a smentirle una per una.

Nel frattempo abbiamo deciso di pubblicare integralmente la lettera aperta del balneare Dario Famularo, dal momento che risponde in maniera puntuale all’articolo di Stella che riporta le inaccettabili dichiarazioni di Briatore.

Lettera aperta di Dario Famularo, presidente dell’Associazione Balneari Isole Eolie e associato di Assobalneari-Confindustria

Sono sicuro che il dott. Gian Antonio Stella non leggerà mai questa mia nota, ma voglio illudermi che lo faccia. Che possa dedicarmi qualche minuto del suo tempo.

Caro Stella, mi scuserà se le do del qualunquista, ma è quello che penso leggendo il suo articolo sui lidi in Italia. Inizio in modo aggressivo? Sono fuori luogo? Ho esagerato? Probabile, ma generalizzare non è per niente generoso nei confronti di coloro (me per primo) che gestiscono una piccola attività su un lembo di spiaggia, come facciamo noi alle Eolie. Non tutti i calciatori guadagnato quanto Cristiano Ronaldo e non tutti i giornalisti guadagnano quanto lei.

Ritengo non interessante per lei sapere come la penso e non credo la gratifichi sapere quale degli aspetti che ha evidenziato nel suo articolo io condivida. Voglio però che lei sappia cosa vuol dire gestire un’attività qui nelle nostre isole. Non voglio annoiare nessuno e non voglio in alcun modo prendere le distanze da colleghi (scusate se considero collega Briatore) che hanno la fortuna di vivere in contesti completamente all’opposto dei piccolissimi lidi come i nostri, ma noi facciamo enormi sacrifici in termini logistici, noi portiano avanti le nostre attività offrendo servizi altrimenti inesistenti, e se oggi le isole Eolie si fregiano della famigerata Bandiera blu, il merito è anche di noi balneari eoliani.

Tornando all’articolo, vorrei chiarire al dott. Stella che le piccole aziende del comprensorio eoliano lavorano appena quattro mesi l’anno (quando il tempo lo permette), dando in questo breve periodo una breve prospettiva di lavoro ai nostri ragazzi altrimenti disoccupati. Le nostre concessione hanno un’estensione massima che varia da 500 a 750 metri quadrati, pagando non meno di 5.000 euro di canone e 2.000 euro di Tari. Non abbiamo ristoranti ma solo un’offerta di panini preconfezionati, non abbiamo discoteche ma solo impianti impolverati dalla pomice, da noi per due comunissimi lettini e un semplice ombrellone si pagano in media 15 euro.

Caro dott. Stella, in Italia non ci sono solo Twiga. In Italia esistono micro realtà e tra queste esistono le spiagge delle isole Eolie, e pazienza se noi viviamo, come viene scritto nel suo articolo, con “il turismo da ciabatte”. In ogni caso viviamo.

L’aumento dei canoni che lei auspica ci costringerebbe a chiudere e la Bolkestein avvantaggerebbe i colossi della balneazione. Distruggerebbe quello che di buono le nostre piccole aziende hanno fatto fino a oggi, mantenendo il giusto equilibrio anche a livello ambientale con modestissime strutture posizionate sui litorali, nel rispetto del nostro territorio e delle sue peculiarità.

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