Sicurezza

La moto d’acqua nel salvamento: una breve storia

L'introduzione di questo mezzo per il soccorso in mare non è recente come tanti pensano

L’idea di utilizzare una moto d’acqua nel salvamento ebbe origine nel centro marino di alta specializzazione per le Arti Marinaresche della Federazione Italiana Nuoto di Riccione presso la Colonia Reggiana, in comodato d’uso dal Comune dal 1988. L’obiettivo che ci eravamo prefissi era di trovare un mezzo in grado di ridurre i tempi di intervento dei salvataggi oltre i 300 metri dalla riva e di allungare così il raggio d’azione di un assistente bagnanti (che è, come ha notato Giorgio Pezzini in un recente articolo, un problema cruciale nel salvamento). A questa distanza, per raggiungere con il moscone un pericolante e riportarlo a terra ci vogliono almeno otto minuti, un tempo che equivale pressoché quello di sopravvivenza di un asfittico, in arresto respiratorio. Nei casi più gravi, è un margine troppo stretto per intervenire in tempo, una volta portato a terra, prestargli le prime cure e tentare di salvargli la vita in attesa del soccorso medico avanzato. Un mezzo veloce come la moto d’acqua, che fosse a disposizione almeno della torretta maestra in un piano collettivo come quelli romagnoli (senza escludere di dotare in seguito anche altre postazioni di salvataggio), avrebbe migliorato sicuramente l’efficienza del servizio.

In quei tempi l’uso di questa imbarcazione (che in inglese si chiama “PWC”, un acronimo per Personal Water Craft) aveva cominciato a diffondersi e veniva noleggiata sulle spiagge. Il prototipo era nato, come al solito, in America, inventato da Clayton Jacobsen che aveva adattato un motore utilizzato per le pompe di sentina delle petroliere, poi prodotto in serie e commercializzato dalla Kawasaki con motori di 400 cc. Originariamente erano modelli stand up, cioè si guidavano in piedi. Sono stati fatti poi grandi passi in avanti sia nella meccanica che negli scafi che hanno permesso anche la posizione da seduti per condurla. Non era richiesta la patente nautica e spesso erano noleggiate anche da ragazzini per la facilità d’uso (la conduzione, a mare calmo, non è poi così diversa da quella di uno scooter) e la possibilità di navigare nella zona riservata alla balneazione. Inizialmente infatti le moto d’acqua potevano navigare entro le boe perché le imbarcazioni senza eliche – propulse ad idrogetto – vi erano ammesse dalle ordinanze delle Capitanerie.  Non ci volle molto tempo perché l’Autorità marittima si rendesse conto dell’equivoco (la moto d’acqua è un bolide pericolosissimo, se nelle mani sbagliate, e ci furono infatti gravi incidenti) e imponesse (2005) non solo l’obbligo di navigare solo oltre le boe, ma anche il possesso della patente nautica al conduttore imponendo severe regole di navigazione. Cose che si sono riflesse poi anche sull’uso della moto d’acqua nel salvamento, introdotta con le ordinanze di sicurezza balneare del 2006.  La conduzione di una personal watercraft, utilizzata per diletto o come un’attività sportiva, e quella del salvamento sono state sottoposte, come era ovvio che fosse, ad una regolamentazione parzialmente diversa. Se è vero, infatti, che costituisce un mezzo potenzialmente pericoloso per i bagnanti – e, quindi, debba navigare in una zona rigorosamente separata, al di là delle boe, se condotta per diporto – è altrettanto vero che essa rappresenti un mezzo di salvataggio molto efficace. Questo duplice aspetto, di pericolo e di sicurezza, ha provocato atteggiamenti spesso contrastanti.

Anche se non in grado di sostituire sotto ogni aspetto i mezzi di salvataggio usati nel nostro mare (si legga: il pattino o il moscone), una moto d’acqua può costituire un mezzo idoneo nel soccorso marittimo effettuato dalla spiaggia. Dalla stagione estiva 2006 gli assistenti bagnanti sono stati autorizzati, quindi, a dotarsi di tale mezzo affiancandolo però ad una “unità idonea a disimpegnare il servizio di salvataggio”. La moto d’acqua non sostituisce il pattino, ma lo affianca. La decisione di utilizzare una moto d’acqua nel salvamento deve essere comunicata alla Autorità Marittima dal responsabile del servizio (il concessionario). L’autorizzazione è subordinata, tra le altre, alle seguenti condizioni:

  • il conduttore deve avere la patente nautica;
  • in aggiunta al conduttore deve essere presente a bordo, durante un’operazione di salvataggio, un operatore abilitato al salvamento (cioè, un assistente bagnanti);
  • la moto d’acqua deve recare la scritta “salvataggio” e non può essere utilizzata per altri scopi;
  • alcune ordinanze prevedono che essa sia di colore rosso;
  • la moto d’acqua deve essere provvista di barella
  • la moto d’acqua deve essere posizionata in prossimità della battigia unitamente al pattino di salvataggio, tenuta in perfetta efficienza e pronta all’uso.
Barella in uso della moto d’acqua di salvamento

L’ingegnere Paolo Fioravanti della Queen Novi Design, incontrato alla Fiera Nautex di Rimini, progettò per noi due scocche in resine epossidiche. In seguito a molte prove fatte per vari mesi sulla spiaggia 135 di Riccione assieme al Maestro Fausto Ravaglia, verificate difficoltà operative, realizzammo una seconda versione, poi battezzata Leader Jet, con un motore Rotax, un produttore noto anche per i motori degli aerei. Il Comune di Riccione, riconoscendo la validità del progetto, elaborò, insieme alla Capitaneria, un piano collettivo di salvamento sulla spiaggia libera di fronte a viale Ceccarini, coinvolgendo i volontari della cooperativa Nettuno utilizzando la moto d’acqua come supporto al tradizionale moscone (1996). Furono numerosi gli articoli sui giornali e, come al solito, le polemiche e le discussioni.

moto acqua salvamento

Cominciarono ad arrivarci richieste da autorità di soccorso (Capitaneria di Porto, Vigili del Fuoco, Carabinieri, Esercito, Polizia di Stato, Guardia di Finanza) interessate a dotarsi del mezzo. Non avevamo, tuttavia, la capacità produttiva necessaria per soddisfare tali richieste. Avevamo difficoltà soprattutto con le barelle che, prodotte in California, presentavano una struttura formata da tre diversi materiali in grado di fornire stabilità, flessibilità e resistenza agli urti e agli agenti atmosferici. Potevano operare con temperature sotto lo zero fino ad oltre 40 gradi centigradi senza subire danni da raggi U.V.A. La barella utilizzata oggi, che al momento si rivela come la più affidabile in campo nautico in mare, in fiume e lago, è di un particolare materiale plastico ed è l’evoluzione di sette precedenti modelli testati in oltre 10 anni.

Le moto d’acqua vennero utilizzate ai Campionati Italiani, Europei e Mondiali di Salvamento tenuti a Viareggio (2004) e ai Mondiali FIN di Roma (2009), dove sostituirono in parte i gommoni a motore, considerati pericolosi per gli atleti (mentre la moto d’acqua, col motore a idrogetto e la barella che galleggia a sfioro sull’acqua, garantisce una maggiore sicurezza per i nuotatori).  La manovrabilità anche in acque mosse, nella risacca, in forti correnti, nei fiumi o nelle rapide, l’affidabilità e la velocità delle manovre in spazi stretti rivelarono la moto d’acqua come una soluzione ideale, migliore delle alternative disponibili (come gommoni o barche a motore).

In quel periodo Stefano Somigli di Rimini, assistente bagnanti, mio allievo e amico, campione italiano di moto d’acqua, ottenne in comodato d’uso tre moto. Somigli era un collaboratore di Motonautica, responsabile dei percorsi e della sicurezza nelle gare mondiali con Yamaha Motor Italia.  Fu stipulata allora una convenzione tra FIN (Federazione Italiana nuoto) e la Motonautica per la formazione di conduttori di moto d’acqua che fossero già in possesso del brevetto di Assistente Bagnanti Mip (autorizzati cioè ad operare nelle spiagge marine) e la patente nautica.

Il primo corso fu fatto a Ladispoli (RM) dove venne presentato anche un nuovo manuale per l’uso della moto d’acqua nel salvamento (a cura del sottoscritto, con i contributi di Giuseppe Andreana, Alessandro Bologna, Enzo Freddi e Roberto Proietti, Istruttore subacqueo dei vigili del fuoco, poi diventato Formatore Capo della FIN per i corsi successivi).

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Uno dei prototipi sulla spiaggia di Riccione

Oltre quello fondamentale di allungare il raggio d’azione di un soccorritore, i vantaggi tecnici della moto d’acqua come imbarcazione di salvataggio sono i seguenti:

  • il pescaggio della pompa di aspirazione in acque poco profonde la rende in pratica utilizzabile su qualsiasi spiaggia;   
  • la prontezza dell’intervento: il salvataggio può essere azionato in termini di secondi;
  • i tempi di un salvataggio sono più brevi di quelli effettuati con altri mezzi;
  • all’occorrenza può essere varato da una sola persona;
  • possibilità di spiaggiare col mare mosso anche con la vittima sulla barella;
  • se si rovescia, può essere raddrizzata facilmente senza causare problemi d’accensione;
  • alta manovrabilità in spazi stretti;
  • grande senso di sicurezza per soccorritori e soccorsi;
  • la barella, disponendo di 11 maniglie, può fungere da zattera di soccorso per più persone;  
  • può anche servire per rimorchiare piccole imbarcazioni in panne o intervenire in caso di naufragio sotto costa in collaborazione con la Guardia costiera;
  • è uno strumento di raccordo indispensabile tra le postazioni di un piano collettivo molto esteso.

Chiaramente i soccorritori che la utilizzano devono essere ben formati e addestrati nei corsi appositi come quelli previsti dalla Formazione Federale FIN.

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Giorgio Gori

Maestro internazionale di salvamento per la Federazione Italiana Nuoto (FIN). Stella d’oro al merito sportivo.