Norme e sentenze

Indennizzi più cari per opere abusive su demanio marittimo, sentenza della Consulta

La Corte costituzionale ha confermato una misura prevista dalla legge 296/2006

Con la sentenza numero 70/2024 depositata ieri, la Corte costituzionale ha dichiarato infondate le questioni di legittimità costituzionale dell’articolo 1, comma 257 della legge 296/2006, che aveva introdotto in via retroattiva dei nuovi e più gravosi criteri di computo degli indennizzi per le occupazioni illegittime di aree demaniali marittime, qualora siano state realizzate opere abusive inamovibili.

Il caso è nato dal ricorso del proprietario di una cabina abusiva sul litorale di Ostia, che era stato condannato a pagare un indennizzo più elevato rispetto al passato, in seguito a quanto previsto dalla legge 296/2006 con effetto retroattivo. Per contestare il rincaro sull’indennizzo, l’uomo si era inizialmente rivolto al Tar del Lazio, il quale però si era dichiarato carente di giurisdizione. Di conseguenza il titolare della cabina aveva fatto ricorso al tribunale ordinario di Roma, contestando il provvedimento del 23 novembre 2007 con il quale il Comune capitolino gli aveva ingiunto il pagamento di 64.628,13 euro a titolo di indennizzo determinato ai sensi dell’articolo 1, comma 257 della legge 296/2006, in riferimento al periodo che andava dal 1° gennaio 2002 al 31 dicembre 2007, per una concessione demaniale marittima scaduta il 31 dicembre 2001 e relativa al mantenimento di una cabina balneare a uso residenziale estivo su un’area demaniale marittima di Ostia Lido.

La vicenda era poi arrivata in Cassazione, dove la seconda sezione civile aveva censurato la disposizione della legge 296/2006, ritenendo che la commisurazione dell’indennizzo ai valori di mercato anziché ai più bassi valori tabellari fosse lesiva del principio di legittimo affidamento tutelato dagli articoli 3 e 23 della Costituzione italiana. Il Comune di Roma si era però rivolto alla Corte costituzionale, che col verdetto depositato ieri, ha respinto l’eccezione di incostituzionalità, ritenendo che «la scelta del legislatore di attribuire, per le ipotesi più gravi di occupazione illegittima, efficacia retroattiva a una norma innovativa, che peraltro non può ritenersi assolutamente inaspettata, operi un razionale contemperamento tra ragioni antagoniste». In particolare, spiega una nota della Consulta, «l’affidamento riposto dagli autori di tali condotte illegittime nella stabilità della disciplina concernente i conseguenti indennizzi è stato considerato recessivo rispetto a differenti esigenze, pure costituzionalmente tutelate, quali la valorizzazione economica dei beni demaniali e, prima ancora, la più adeguata difesa di questi ultimi, in ambiti che incrociano altri delicati interessi di rilievo costituzionale, quali la tutela del paesaggio e dell’ambiente marino».

In definitiva, secondo la Corte costituzionale «l’intervento del legislatore è volto anche a eliminare inique sperequazioni, dal momento che, in precedenza, gli indennizzi richiesti agli autori di occupazioni aggravate dalle trasformazioni irreversibili oggi interessate dalla modifica del sistema di computo erano i medesimi previsti per condotte più lievi, vale a dire per mere occupazioni senza realizzazione di opere inamovibili».

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