Attualità

Il servizio delle Iene sui balneari contiene un mucchio di falsità

Ieri sera la trasmissione di Italia Uno ha dipinto subdolamente una categoria di privilegiati, evasori e criminali. Facendo una grave disinformazione a cui rispondiamo punto per punto.

La trasmissione di Italia Uno "Le Iene" ha mandato in onda ieri sera un servizio intitolato "Il governo del cambiamento regala i nostri tesori", prendendo di mira i presunti privilegi dei balneari tra canoni bassi, proroghe delle concessioni, guadagni stratosferici sulle spalle dello Stato, e instillando persino la falsa credenza che la categoria sia infettata da mafia e criminalità organizzata. L’inviato Filippo Roma è riuscito a mettere insieme una tale accozzaglia di disinformazione e manipolazione, così bene architettata da risultare credibile, che diventa persino difficile rispondere – consapevoli di non avere la stessa visibilità di una prima serata sule reti Mediaset.

Ma è comunque importante smentire tutte le bugie trasmesse ieri sera dalle Iene, che sono colpevoli di avere montato ad arte un servizio fuorviante per influenzare l’opinione pubblica contro i balneari. Il servizio di Filippo Roma ha raccontato vicende molto complesse attraverso una chiave parziale e qualunquista, senza dare allo spettatore medio gli strumenti completi per capire di cosa si sta parlando, e ha rappresentato in maniera distorta una categoria di imprenditori per la maggior parte onesti, fatta di famiglie che portano avanti piccole aziende con enormi sacrifici. I Briatore e i Papagni intervistati da Filippo Roma compongono appena l’1% della categoria, e avere dato voce solo a loro significa avere tenuto nascosti il 99% dei balneari che avrebbero cose molto diverse da dire – e che rappresenterebbero la categoria in tutt’altro modo.

Insomma, Le Iene hanno diffamato un’intera categoria in maniera disonesta e sudbola, gettandole contro del fango gratuito. Proviamo dunque a rispondere punto per punto a tutte le falsità contenute nel servizio andato in onda ieri sera.

I canoni non sono bassi e non sono l’unica spesa dei balneari

Il servizio delle Iene esordisce dicendo: «Lo sapete che in Italia gli stabilimenti balneari pagano degli affitti ridicoli allo Stato?». Si tratta del solito luogo comune che non corrisponde a verità. A dimostrazione della sua tesi, Filippo Roma cita questi dati medi: 1,50 euro al metro quadrato all’anno per le parti coperte e 0,88 euro al metro quadrato all’anno per le parti scoperte.

Tralasciando il fatto che il servizio non cita la fonte di questi dati, e quindi vanno letti con il beneficio del dubbio, va sottolineato che l’argomento dei presunti bassi canoni demaniali degli stabilimenti balneari viene spesso preso in maniera isolata al fine di gridare allo "scandalo", come tanto piace fare alla stampa generalista. Invece, la verità è che i canoni degli stabilimenti balneari non sono bassi per tutti. Ci sono alcuni concessionari che pagano cifre sommesse, è vero, ma ci sono anche concessionari – come i pertinenziali incamerati – che pagano centinaia di migliaia di euro a causa della controversa applicazione dei valori Omi. Insomma, i canoni non sono bassi bensì squilibrati, e addirittura tutte le associazioni di categoria da tempo si dicono disposte a rivedere al rialzo i canoni minimi, a patto di eliminare le ingiustizie di chi paga troppo. Ma è lo Stato che continua a non voler varare una riforma dei canoni balneari, richiesta a gran voce da ormai molto tempo. Eppure, questo elemento è stato colpevolmente "trascurato" dal servizio.

Inoltre, quando si parla di canoni, non si tiene mai conto che questa non è l’unica spesa sostenuta dai balneari. Chi è titolare di una concessione di spiaggia affronta infatti anche molte altre ingenti uscite, che non hanno eguali con le attività tradizionali di ristorazione prese a paragone dalle Iene. Stiamo parlando di:

  • imposte regionali sui canoni demaniali (di entità pari o superiore al canone stesso);
  • Imu sui manufatti, nonostante si tratti di concessioni pubbliche e non di proprietà private;
  • Iva al 22%, anche se tutte le altre imprese turistiche (campeggi, alberghi eccetera) hanno l’aliquota agevolata al 10%;
  • tasse sui rifiuti calcolate sull’intera superficie della spiaggia in concessione, e dunque molto ingenti;
  • servizio di salvamento, i cui costi sono sostenuti dai titolari degli stabilimenti balneari a beneficio dell’intera collettività (quando una persona sta annegando, il bagnino per salvarla non le chiede se frequenta un lido attrezzato o una spiaggia libera…);
  • pulizia delle spiagge, i cui costi sono sostenuti dai titolari degli stabilimenti balneari al posto dello Stato (basta dare un’occhiata alla sporcizia in cui versano alcuni litorali non in concessione, per rendersi conto dell’importante ruolo pubblico ambientale svolto dai balneari).

Briatore e Papagni non rappresentano tutti i balneari

La parte sui canoni del servizio delle Iene prosegue poi con un’intervista a Flavio Briatore, titolare del celebre Twiga in Versilia, il quale dichiara come i canoni degli stabilimenti balneari dovrebbero essere almeno triplicati. Il ragionamento di Briatore è legittimo dal suo punto di vista (quello cioè del titolare di un lussuoso stabilimento dedicato al turismo d’élite), che però rappresenta solo una piccola minoranza del settore – una minoranza importante e d’eccellenza, ma comunque una minoranza.

Lo precisiamo: quando Briatore sostiene che lui stesso dovrebbe pagare almeno 100 mila euro al posto dei 14 mila corrisposti attualmente allo Stato, riteniamo che abbia ragione, ma solo dal suo punto di vista – quello cioè di uno stabilimento che fa 4 milioni di euro di fatturato all’anno, un esempio forse unico in Italia. Tutto il resto dei lidi balneari italiani – quel 99% censurato dal servizio – non potrebbe permettersi di pagare 100 mila euro all’anno di canone, perché semplicemente ha introiti assai più modesti (alle parole di Briatore, già uscite nei giorni scorsi sul Corriere della Sera, abbiamo pubblicato proprio ieri la riposta di un "balneare comune", che si può leggere cliccando qui).

Analogo discorso vale per Renato Papagni, intervistato poco più avanti nello stesso servizio. Anche in questo caso, si isola un solo e controverso esempio allo scopo di mettere in cattiva luce l’intera categoria che è composta – come detto – in gran parte da famiglie oneste a capo di piccole e modeste imprese sulla spiaggia. Filippo Roma contesta a Papagni una serie di abusi e di illeciti che devono ancora essere dimostrati dai giudici (il processo è infatti in corso), ma al netto di questo, la iena è andata a prendere, dopo Briatore, un altro titolare di un grandissimo stabilimento, quasi di tipo "industriale", continuando a censuare la controparte dei piccoli lidi a gestione familiare che non hanno mai preso una denuncia in vita propria, e quindi mettendo tutti ingiustamente nello stesso calderone.

In sedici minuti di servizio, Briatore e Papagni sono le uniche due persone intervistate in rappresentanza dei balneari. Ci pare una scelta molto opinabile.

Le diffamazioni sull’evasione e sulla mafia

Ma il punto a nostro parere più disonesto del servizio delle Iene è rappresentato dall’intervista all’esponente dei Verdi Angelo Bonelli, già noto in passato per esserci scagliato contro la categoria dei balneari con argomenti parziali. Innanzitutto Bonelli denuncia «quasi il 50% di evasione» sul pagamento del canone in Italia, citando un dato privo di fonte (e probabilmente falso) che mette in cattiva luce tutta la categoria. Subito dopo, l’inviato Filippo Roma incalza dicendo che «fra l’altro parecchie di queste concessioni sono in mano alla malavita». Anche in questo caso, si parla di alcuni isolati fatti di cronaca legati solo alle località di Ostia e Fiumicino, senza rapportarli alla maggioranza dei balneari onesti di tutto il resto dei 7500 chilometri di costa italiana. Il risultato è che si fa passare ingiustamente l’intera categoria come un clan di malavitosi.

L’estensione di 15 anni è stata decontestualizzata

Nella seconda parte del servizio, Le Iene se la prendono contro l’estensione di 15 anni delle concessioni balneari disposta dall’ultima legge di bilancio, definendola erroneamente "proroga" e senza spiegare le ragioni per cui è stata istituita.

Proviamo a spiegarlo noi in breve: nel 2010, allo scopo di uscire dalla procedura di infrazione aperta dall’Unione europea per il mancato adeguamento alla direttiva Bolkestein, l’Italia aveva abrogato il rinnovo automatico delle concessioni su cui si basava il precedente sistema normativo delle spiagge. A questa abrogazione non è seguita una riforma organica del settore che andasse a definire un nuovo sistema di assegnazione delle concessioni. Il risultato è che i titolari di stabilimenti balneari si sono visti da un giorno all’altro cambiare le carte in tavola: se in precedenza questi imprenditori avevano effettuato investimenti sulla base di una durata eterna prevista da una legge dello Stato, con l’abrogazione del rinnovo automatico ogni certezza è caduta all’improvviso e le concessioni sono diventate in scadenza il 31 dicembre 2020, senza alcuna legge a decidere cosa sarebbe accaduto dopo tale data. E con investimenti per milioni di euro che rischiavano di non essere recuperati.

I 15 anni sono stati concessi dal governo gialloverde solo alle concessioni rilasciate prima del 2010, quelle cioè colpite dall’improvvisa abrogazione del rinnovo automatico, proprio come forma parziale di ristoro. Si è trattato insomma di un modo per dare un po’ di respiro ai balneari allo scopo di redigere una successiva riforma organica del settore, che preveda anche l’ammortamento degli investimenti effettuati sulla base del precedente rinnovo automatico. Non si è trattato di un "regalo" ai balneari, come Le Iene hanno voluto far credere, bensì di un segno di fiducia nei confronti di chi ha reso il settore turistico balneare un’eccellenza nel mondo. Ma questo ha saputo dirlo bene anche il ministro del turismo Gian Marco Centinaio, che ha risposto in maniera puntuale alle domande capziose della iena Filippo Roma, e in seguito anche il vicepremier Luigi Di Maio interpellato al termine del servizio.

L’inviato delle Iene, tra l’altro, nel suo servizio invita più volte di mettere a bando le spiagge in maniera indiscriminata. Una posizione populista che non tiene conto della complessità di questo settore e di come siamo arrivati a questa situazione. Roma si "dimentica" infatti che le gare libere avvantaggerebbero le grandi multinazionali a scapito di piccole aziende familiari, legittimando l’esproprio coatto di decine di migliaia di aziende private e andando a sconvolgere l’assetto di un comparto turistico che rappresenta un’eccellenza nel mondo (e ci sono fior di indagini a dimostrarlo, firmate da enti prestigiosi come Nomisma).

Dove stanno le ragioni di questo accanimento?

Un servizio come quello di Filippo Roma fa parte del genere del "giornalismo a tesi": si parte cioè da una tesi precostituita (in questo caso, si vuole far passare i balneari come una categoria di privilegiati e disonesti) e si dà voce solo agli elementi che dimostrano la mia tesi di partenza, censurando tutto il resto che farebbe emergere il contrario. Dunque nessuna inchiesta, nessuna imparzialità, nessun approfondimento.

Ma non è giornalismo quello che fa esprimere una sola voce, trascurando la complessità dei fatti o, peggio, distorcendola per influenzare il proprio pubblico. Il servizio delle Iene è l’ennesimo capitolo di una campagna che la stampa generalista porta avanti da anni, delegittimando e mettendo in cattiva luce la categoria dei balneari. Non si capisce perché, su una materia così tecnica e complessa, nessuno sia capace di fare qualche domanda a qualche esperto o rappresentante del settore per avere un’autentica versione dei fatti, anziché accatastare in questo modo un mucchio di informazioni distorte e manipolate. Ma nel nostro paese è sempre più facile gridare al facile scandalo, anche se questo è privo di fondamento. O forse perché c’è dietro qualche interesse che non ci è dato conoscere.

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