Ambiente Emilia-Romagna

Il punto sull’erosione costiera in un dossier di Arpae

Gli interventi negli ultimi 30 anni, i costi, l'abbassamento del suolo: un recente studio svela numeri impressionanti.

In trent’anni la spiaggia si è abbassata di quasi mezzo metro, compensato con oltre 10 milioni di metri cubi di sabbia per contrastare l’erosione costiera. Sono alcuni degli impressionanti numeri forniti da un approfondito dossier di Arpae sullo “Stato del litorale emiliano-romagnolo“, presentato lo scorso 30 novembre in un apposito convegno a Ravenna.

Lo studio fa il punto sullo stato di erosione costiera in uno dei più importanti distretti turistici italiani, riepilogando gli interventi effettuati dalla Regione fino al 2012.

Causa principale dell’erosione costiera sul litorale romagnolo è la subsidenza, un termine scientifico utilizzato per riferirsi al fenomeno di abbassamento lento e costante della crosta terrestre dovuto al peso dei sedimenti che si accumulano. Si tratta di un mutamento che avviene solo in alcune zone del pianeta e che fa parte del naturale sviluppo delle pianure alluvionali, ma che in Romagna ha subìto un pericoloso aumento a partire dagli anni ’50 con l’accentuata cementificazione sul litorale, diventando la causa principale dell’erosione costiera che sta minacciando la scomparsa delle spiagge su cui si basa gran parte della ricchezza del territorio.

Come emerge dalla tabella qui di seguito, tratta dal dossier di Arpae, la subsidenza avvenuta nelle località costiere emiliano-romagnole tra il 1984 e il 2011 va dai -10 cm di Cattolica ai -45 cm di Lido di Dante (dove è presente una piattaforma per l’estrazione di gas metano dal sottosuolo a poche centinaia di metri dalla spiaggia), ma negli ultimi anni la sua velocità è calata in tutte le località, fatta eccezione per Lido di Dante.

Per difendere la costa dalla conseguente erosione, gli interventi attuati in Emilia-Romagna sono stati di tipologia mista, con una netta prevalenza di scogliere emerse (37,9 km in totale) e scogliere radenti (8,7 km), seguite dai pennelli (7,8 km) e dalle barriere sommerse in sacchi di sabbia (6,7 km). Mentre per quanto riguarda gli interventi di ripascimento della costa, tra il 1983 (anno del primo lavoro di questo tipo) e il 2000 sono stati portati sulle spiagge romagnole in erosione poco più di 3 milioni di metri cubi di sabbia, nel periodo 2000-2006 circa 3,5 milioni e nel 2006-2012 2,8 milioni. Nel complesso, dunque, nell’arco di trent’anni sono stati utilizzati circa 10 milioni di metri cubi di materiale sabbioso, secondo una strategia di diversificazione delle fonti di prelievo di sabbia al fine di privilegiare il minimo impatto ambientale possibile.

La spesa complessiva di questi interventi ammonta a circa 10 milioni di euro spesi nell’arco dei trent’anni presi in esame, sborsati principalmente dalla Regione Emilia-Romagna, che proprio quest’anno ha stanziato altri 20 milioni di euro per un ulteriore maxi ripascimento di tutta la costa emiliano-romagnola.

Lo studio completo di Arpae, molto interessante per gli imprenditori balneari e per gli addetti ai lavori, è disponibile gratuitamente cliccando qui.

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