Opinioni

Il piano delle multinazionali per rapinare le piccole imprese balneari

Le argomentazioni della categoria contro le evidenze pubbliche delle spiagge.

Le evidenze pubbliche forzate per le piccole imprese balneari sono uno strumento di distruzione del tessuto economico, sociale e culturale italiano. La direttiva europea sui servizi, detta “Bolkestein” – quella delle “aste” per gli stabilimenti balneari – è nata ed è interpretata per favorire il processo di globalizzazione, industrializzazione, mondializzazione dell’economia voluto dai grandi gruppi economico-finanziari che possono corrompere, con apposite attività lobbistiche, tutti i livelli decisionali. Certa politica e tanti burocrati possono fare da sponda.

La maschera

Per nascondere gli intenti predatori e accattivarsi l’opinione pubblica si sono inventati la direttiva europea come legalità di facciata. Successivamente, ancor peggio, ne danno un’interpretazione forzata e strumentalizzata ai fini che si sono proposti.

La sordità dei vertici istituzionali

Le nostre istituzioni sono sorde o non replicano alle innumerevoli osservazioni e interpretazioni della direttiva Bolkestein avanzate dal mondo balneare:

  1. Perché si vuole forzatamente applicare la “direttiva servizi” alle “concessioni di beni?
  2. Perché si ritiene che le spiagge siano un bene limitato, non aperto a nuove concessioni?
  3. Perché si rifiutano di sostenere tesi di esclusione o deroga dalla direttiva, quando la stessa offre tali possibilità?
  4. Perché si dimentica che la durata della concessione può anche essere illimitata come la stessa Commissione europea riconosce?
  5. Perché il principio di “libera concorrenza” deve prevalere sull’altro principio riconosciuto della “tutela delle piccole imprese”?
  6. Perché un’impresa deve essere “a tempo” e conoscere la propria data di morte?
  7. Perché non si tutelano la specificità, i valori storici, la peculiarità, il made in Italy, il successo dell’impresa balneare?
  8. Perché sono stati cancellati con frettolosa subordinazione alle richieste europee il diritto di insistenza previsto dall’articolo 37 del Codice della navigazione e il rinnovo automatico previsto dalla legge 88 del 2001?
  9. Gli interventi legislativi in Spagna e Portogallo hanno tutelato per anni le piccole imprese balneari senza che l’Europa abbia bocciato queste tutele (rinnovo automatico, diritto di preferenza, lunghissimi periodi di concessione). Perché in Italia è stato necessario cancellare i diritti che in quelle nazioni sono stati riconosciuti?
  10. Lo Stato, seppur proprietario del terreno, può disporre di un’impresa non sua? I valori materiali e immateriali che stanno sopra costituiscono l’impresa che è di proprietà del concessionario che l’ha creata e ha un suo valore di mercato indipendentemente da quanto ammortizzato. Perché c’è bisogno che lo sentenzi la magistratura?
  11. Perché si snatura il concetto di “investimento” per metterlo al servizio del calcolo di durata della concessione?
  12. Perché si dimenticano i principi del legittimo affidamento? Per prudenza o per ragionevolezza?
  13. Perché la politica italiana non negozia con l’Europa per salvare 30.000 piccole imprese? Forse la contrapposizione apparente Italia-Europa è solo un gioco delle parti? Questa tesi è avvalorata dal fatto che nessun presidente del consiglio si è mai impegnato a difendere le piccole imprese esistenti nel nostro paese. In Europa vanno sempre politici senza peso con il mandato di sottomettersi alla volontà europea, sicuramente già concordata e finalizzata alla grande rapina.

Le ragioni di questo disegno sono ben precise: la piccola impresa balneare va eliminata poiché non è funzionale agli obiettivi di globalizzazione dell’economia voluti dai grandi gruppi economico-finanziari.

La missione delle piccole imprese balneari

Le piccole imprese balneari perseguono finalità contrapposte, non legate necessariamente a sviluppi esponenziali di utili e consumi, ma sono cresciute, sviluppate e apprezzate per obiettivi di:

  • Qualità crescenti dei servizi di accoglienza, sicurezza, salvataggio.
  • Garanzia di vigilanza e rispetto ambientale.
  • Massicci investimenti, molti dei quali esplosi dopo il riconoscimento del rinnovo automatico introdotto dal legislatore con la legge 88 del 2001.
  • Valore sociale di traino dell’economia indotta a beneficio dei territori.
  • Protezione, valorizzazione, addestramento della forza-lavoro.
  • Conquista e fidelizzazione della clientela nazionale e internazionale.

Per queste caratteristiche la piccola impresa balneare familiare non piace al mondo affaristico e globalizzante. I gruppi economico-finanziari che inseguono la globalizzazione sono famelici, possono corrompere e, dovendo trovare uno strumento legale da usare quale maschera per nascondere il crimine, hanno creato la direttiva dandone un’interpretazione falsa e forzata.

La conquista dell’opinione pubblica con false informazioni

Tali gruppi cercano, quindi, l’appoggio dell’opinione pubblica per garantirsi la patente di giustizialisti e, per questo fine, utilizzano lo strumento della denigrazione delle imprese balneari attraverso articoli redazionali di giornalisti-opinionisti schierati con il potere finanziario e funzionali allo stesso. L’argomento più utilizzato è la pubblicazione dei canoni di concessione pagati dalle imprese balneari, ritenuti “scandalosamente minimi”.

Questi articoli, sistematicamente ripetuti, fanno presa sull’opinione pubblica che viene indotta a pensare, per reazione e spesso in buona fede, che le evidenze pubbliche siano giuste. Così gli affaristi hanno l’aiuto inconsapevole dell’opinione pubblica e possono portare a termine il loro crimine dopo averlo mascherato di legalità.

Qualche idea sulla falsa informazione

La falsa informazione fa presa sul pubblico ed è difficile da rimuovere. Diventa quindi vitale una forte azione di controffensiva comunicativa sul tema dei canoni, per spiegare che:

  1. Il “canone giusto” è possibile determinarlo in un quadro contrattuale chiaro e definito. Ma così non è! Oggi il rapporto concessorio è insicuro, indefinito, soggetto a mille interpretazioni, incertezze, minacce.
  2. Il canone è interpretato erroneamente come unico strumento di valutazione del rapporto concessorio tra stato e impresa. Si trascurano le possibili variazioni al rialzo in base alle famose “valenze”, alla tassa regionale sui canoni che può arrivare al 300% di questi e agli insostenibili valori Omi (Osservatorio mobiliare italiano) applicati alle attività incamerate.
  3. L’ammontare dei prelievi fiscali – tasse, Imi, Tasi, pulizia della spiaggia e servizio di salvataggio, sostenuti questi ultimi dalle imprese ma di competenza pubblica – costituisce se sommato il vero riferimento per il giudizio sulla congruità del rapporto impresa-amministrazione pubblica.
  4. In ultimo, ma non per importanza, il prelievo Iva al 22% costituisce un salasso mortale. Tutte le aziende del turismo hanno un’Iva del 10%. Le aziende balneari sono passate in pochi anni da un’Iva al 10% a un’Iva del 22%, mentre la crisi economica ha costretto le imprese, di fatto, ad abbassare le tariffe per resistere sul mercato e non perdere la clientela. Si è verificato un fenomeno anomalo: il maggiore prelievo Iva è diventato un puro costo aziendale. Inoltre un’Iva al 22% ci pone grossi problemi di competitività con le altre mete mediterranee dove sono applicati livelli di Iva nettamente inferiori.

Gli investimenti come trappola per determinare la durata a tempo delle concessioni

Anche questo argomento merita qualche riflessione. Gli investimenti aziendali sono una cosa seria e seguono la legge del mercato. Non sono fissi o a scadenza e non possono avere il fine, creato artificialmente, di ottenere una certa durata della concessione.

  • Perché molte imprese dovrebbero investire anche senza necessità?
  • E se i piani comunali e regionali, per proteggere la tipicità e l’ambiente, non concedono opportunità di investimenti significativi?
  • E se le banche non concedessero i finanziamenti necessari o chiedessero garanzie impossibili?
  • E se gli investimenti necessari fossero già stati implementati da tempo?
  • E cosa accadrà alla scadenza del periodo di tempo ottenuto? Si va all’asta?

Anche qui l’obiettivo di impossessarsi delle imprese balneari ha creato la “regola mostro”: investire! investire!

Intendiamoci: gli investimenti sono necessari quando le evoluzioni tecniche, le richieste di mercato, l’eco-sostenibilità, la difesa dell’ambiente lo suggeriscono in un contesto di libera dinamicità dell’impresa, senza imposizioni e date prefissate. Con gli investimenti obbligatori l’impresa non è più in un libero mercato, non è più in regime di libera concorrenza, è solo in un “regime”.

All’impresa si impongono astutamente gli investimenti solo per prefissarne una data di morte. Abbracciare la soluzione degli investimenti forzati per garantire all’impresa una temporanea sopravvivenza è la trappola attrattiva per anticipare le evidenze pubbliche e indebolire il fronte comune di difesa.

Considerazioni finali: “No alle aste”

Non ho volutamente accennato a leggi, commi, sentenze, avvocati e ricorsi poiché, anche se utili, tali argomenti talvolta distolgono l’attenzione dal problema principale, che è insieme una corretta ed efficace informazione al pubblico e una nuova, onesta e consapevole volontà politica.

La battaglia è dura e proveranno di tutto per toglierci le aziende, o peggio cercheranno di farci piacere le aste!

Non dividiamoci per andare dietro a trappole o soluzioni pasticciate. Per questo non ho parlato di sdemanializzazione, con tutte le sue contraddizioni e pericoli.

In questo clima è attendibile che qualche spiraglio positivo possa aprirsi man mano che viene percepito il caos socio-economico-legale al quale si sta andando incontro. Basterebbero un po’ di onestà e di sale in zucca per capire che “libera concorrenza” non significa cancellare 30.000 imprese, creare macerie, entrare in anni e anni di contenzioso, distruggere l’economia turistico-balneare e le sue potenzialità con tutto l’indotto, per favorire i corruttori innominati.

No alle aste! No alla data di morte!

Tutto questo accade in Italia mentre in tutto il mondo ci riconoscono grandi meriti e ci copiano i nostri modelli d’impresa. La battaglia continua anche facendo conoscere queste riflessioni.

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Carlo Monti

Carlo Monti, ex presidente dell’Associazione Balneari Viareggio, fa parte di una famiglia di balneari dal 1900.