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I sindacati al Senato: ‘Estendere a 30 anni le nostre concessioni’

Visto che il governo Monti non accenna a voler risolvere il problema delle spiagge italiane, Sib, Fiba, Cna Balneatori e Assobalneari si appellano ai senatori per una proroga delle concessioni demaniali in attesa di una legge definitiva

a tutti i senatori

On. Senatore,

​l’attuale Legislatura, ormai prossima alla fine, nonostante numerosi pronunciamenti politici (v. odg del 5 maggio 2011 del Senato e odg del 5 maggio 2012 della Conferenza delle Regioni) non ha ancora risolto il problema della durata dei nostri titoli concessori creatosi a seguito dell’abrogazione legislativa del cosiddetto diritto di insistenza con l’articolo 1 comma 18 della legge n. 25 del 26 febbraio 2010 e il cosiddetto rinnovo automatico con l’articolo 11 comma 1 della legge n. 217 del 15 dicembre 2011.

Lo schema di decreto legislativo predisposto dal Governo su delega del Parlamento ex articolo 11 comma secondo della legge n. 2172011, se approvato, determinerebbe la fine del modello di balneazione italiana con l’unico effetto di creare un esteso e paralizzante contenzioso da parte delle imprese che si vedrebbero confiscate le loro aziende senza un integrale e serio indennizzo conforme alla giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell’uomo.

Anche la promessa verifica della possibilità di evitare la pubblica evidenza, a partire dal 1 gennaio 2016, delle concessioni vigenti da effettuarsi con le Autorità comunitarie, dopo che sono inutilmente trascorsi otto mesi dal suo annuncio da parte dei ministri Moavero Milanesi e Gnudi, sembra diventare sempre più problematica. Infatti tale incontro, dato più volte come imminente, non si è ancora concretizzato e ancora ieri, 6 novembre 2012, il ministro Moavero nell’incontro con la nostra rappresentanza parlamentare a Bruxelles non ne ha indicato tempi e modalità.

Tutto ciò rischia di determinare una soluzione non confacente alla tutela di una specificità italiana come sicuramente è il turismo balneare e delle imprese che vi hanno dato vita, oppure il rinvio della soluzione alla prossima Legislatura, pericolosamente vicina alla scadenza del termine del 31 dicembre 2015, prolungando questa situazione di paralisi degli investimenti proprio nel momento in cui dovrebbero ripartire con più forza e vigore.

Questa Legislatura rischia, pertanto, di concludersi con un bilancio disastroso per il turismo balneare italiano, avendo eliminato tutte le norme che garantivano la durata continuativa delle imprese e senza avere introdotto alcuna norma di tutela per quelle attualmente operanti. Urge, pertanto, una iniziativa legislativa da parte del Parlamento nel quale si è più volte manifestata la comprensione per le ragioni delle imprese che rappresentiamo.

A tale scopo, impregiudicata la ricerca di soluzioni più avanzate, riteniamo di dover sollecitare, per l’immediato, una specifica norma che preveda una diversa durata delle concessioni demaniali marittime da rilasciare ed in essere portandola dagli attuali sei a trenta anni. Una norma che troverebbe un suo recentissimo precedente in quanto disposto dall’articolo 34 comma 12 del D.L. n. 179 del 18 ottobre 2012 A.S. n. 3533 in materia di concessioni di beni per lo stoccaggio di gas e la cui conversione è attualmente in discussione al Senato. Inoltre sarebbe analoga, ancorchè di durata inferiore, a quella varata dal Governo spagnolo lo scorso 4 ottobre 2012, n. 12100029di revisione della Ley 28 de julio 1988, n. 22, attualmente in discussione presso quel Parlamento e che ha trovato già positivo accoglimento da parte della Commissione europea nella persona del Commissario alla giustizia Viviane Reding (v. comunicato stampa del 3 agosto 2012).

Nessun balneare italiano comprenderebbe il mancato varo, da parte del nostro Parlamento, di una disposizione che assicuri un congruo differimento della data di “morte” delle oltre 30.000 imprese a fronte di una così unanime e ripetutamente manifestata vicinanza politica e comprensione delle molte ragioni della categoria.

Riteniamo che sia ora il tempo per schierarsi a favore o contro le nostre imprese. Non è più tempo di ordini del giorno o di mozioni. È il tempo di norme cogenti ed efficaci.

Siamo certi della Sua condivisione e confidiamo sulla Sua concreta iniziativa al riguardo.

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