Sicurezza

Formazione bagnini di salvataggio, l’Ue accende i riflettori sull’Italia

Avviata una petizione sulle liberalizzazioni previste dalle norme comunitarie ma mai avviate dal nostro paese

Proprio quando sembrava che tutto fosse ormai definito, è arrivato l’ennesimo stop alle liberalizzazioni per la formazione dei bagnini di salvataggio in Italia. Tanto da portare l’Unione europea ad accogliere una petizione per verificare il rispetto delle norme comunitarie. D’altronde nel nostro paese nulla si può dare per scontato, neanche i diritti sanciti dalla costituzione e dal diritto europeo, riconosciuti da due interventi dell’Autorità garante della concorrenza e rafforzati da una sentenza del Tar Lazio. Ma tutto ciò non è bastato a impedire un nuovo rinvio all’entrata in vigore del decreto ministeriale n. 206/2016, che avrebbe terminato l’oligopolio di Federazione italiana nuoto, Società nazionale di salvamento e Federazione italiana salvamento acquatico. Una norma che probabilmente non vedrà mai la luce, perché dopo essere stata opportunamente modificata, sta per essere sostituita da un nuovo decreto legge ad hoc di prossima attuazione.

La vicenda è iniziata a novembre 2022, con una pronuncia del Tar Lazio (la numero 14713 dell’11 novembre 2022, di cui abbiamo parlato in un precedente articolo) che ha imposto la fine del monopolio sui corsi formativi per i bagnini di salvataggio. Tuttavia, a febbraio 2023 la Federazione italiana nuoto (Fin) ha presentato ricorso in Consiglio di Stato, che nell’udienza svolta il 16 marzo scorso ha rinviato la decisione al 27 aprile 2023. Peccato che tale pronuncia non sia mai arrivata, così come l’accreditamento dei soggetti che avevano superato tutte le verifiche dei requisiti richiesti e attendevano solo la notifica dagli uffici romani (compresa la Salvamento Academy, società dell’autore del presente articolo, NdR). Questo perché la Fin ha presentato una nuova istanza cautelare che è stata accolta dal presidente di turno del Consiglio di Stato, il quale ha deciso per la sospensione della sentenza del Tar Lazio in attesa della decisione di merito, spostata alla data del 25 maggio 2023 (da qui in poi, ci sarà un rinvio dietro l’altro).

Nel frattempo, il 4 maggio 2023 il consiglio dei ministri ha approvato una legge per la “Salvaguardia occupazionale nel settore acquatico”, nella quale però non c’è nulla di quanto preannunciato nel titolo. Come si legge sul comunicato del governo, infatti, con la legge «si modificano i requisiti e i criteri per l’adozione del decreto che disciplina il rilascio delle autorizzazioni all’esercizio dell’attività di assistente bagnante e per l’individuazione dei soggetti autorizzati alla tenuta dei corsi e, infine, si prevede la possibilità di rilascio di autorizzazioni a nuovi soggetti formatori aventi personalità giuridica e privi di scopo di lucro, con presenza diffusa sul territorio nazionale». In sostanza la norma, oltre a posticipare per la decima volta l’entrata in vigore del decreto al prossimo novembre, restringe il campo ai soli enti no profit e taglia di netto la Salvamento Academy e tutte le aziende private specializzate nella formazione di bagnini di salvataggio, solo perché queste perseguono scopi commerciali. Come se ricavare un profitto dal proprio lavoro fosse un delitto. Un vero e proprio paradosso, se consideriamo per esempio le innumerevoli aziende che da anni, in un mercato certamente regolamentato ma libero alla concorrenza, si occupano di formazione e sviluppo di programmi didattici per l’addestramento degli operatori, come quelli sulla sicurezza nei luoghi di lavoro. Invece, per il nuovo regolamento sulla formazione dei bagnini di salvataggio, le stesse competenze professionali non sono sufficienti per addestrare gli addetti al salvamento in acqua, solo perché la loro forma giuridica è diversa dal no profit.

Ma le assurdità non sono finite qui. Arrivati all’udienza di merito, svoltasi il 25 maggio 2023, i giudici della quinta sezione del Consiglio di Stato, dopo avere appreso in tale circostanza della sostanziale e controversa modifica del decreto, non hanno preso una decisione e hanno optato per un secondo rinvio, fissando la data al 19 ottobre 2023. Anche questo appuntamento viene tuttavia rinviato per la terza volta al 14 dicembre 2023, e nemmeno in tale occasione Palazzo Spada si è espresso, rimandando per la quarta volta l’udienza per il giudizio al 9 maggio 2024.

Stanco di questa situazione logorante e incomprensibile che ormai si protrae da dieci anni, mi sono rivolto alla Direzione generale delle politiche interne dell’Unione europea, che dopo avere fatto esaminare attentamente tutta la documentazione dalla Commissione per i diritti dei cittadini e gli affari costituzionali del Parlamento europeo, ha deciso di avviare un’indagine preliminare dei fatti, che sono sinteticamente riportati sul sito della Commissione petizioni. Ecco un estratto:

«Il firmatario rappresenta un’agenzia didattica di formazione che sviluppa contenuti didattici per il primo soccorso, salvataggio e sicurezza nei luoghi di lavoro e lamenta una violazione della normativa europea in Italia in materia di concorrenza e attuazione delle direttive. Tale agenzia, interessata a intraprendere l’attività di formatore per il rilascio del brevetto professionale di bagnini, dal 2014 ha inviato al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti (Comando generale del corpo delle Capitanerie di porto) plurime richieste di accreditamento quale soggetto formatore per il rilascio del suddetto brevetto professionale. Tuttavia, il Comando ha sempre sostenuto l’impossibilità di trattare l’istanza in attesa di un regolamento specifico. In assenza di una disciplina per le nuove richieste, il firmatario sottolinea che i soggetti autorizzati alla formazione erano e sono solo tre: la Società nazionale di salvamento, la Federazione italiana nuoto e la Federazione italiana salvamento acquatico (autorizzate nel 1929, 1960 e 2010). Nel 2015, l’agenzia del firmatario ha segnalato l’iniquità dell’assetto normativo italiano all’Autorità garante per la concorrenza e il mercato, che ha confermato le distorsioni della concorrenza (parere AS 1191). L’anno successivo è stato infine emanato il regolamento auspicato con il decreto ministeriale n. 206/2016; nondimeno la sua entrata in vigore è stata costantemente rinviata. A seguito di un secondo parere dell’Autorità garante per la concorrenza e del mercato (parere AS 1789 che ribadiva quanto affermato nel 2015), il D.L. n. 228/2021 non prevedeva proroghe per l’entrata in vigore del D.M. 206/2016, ma la legge di conversione n. 15/2022 ha successivamente ripristinato la proroga, posposta poi fino al 30 novembre 2023 (articolo 8 del D.L. 51/2023). Durante il periodo in cui la proroga non era prevista, l’agenzia ha inviato la sua quarta richiesta di autorizzazione al Ministero ma è stata nuovamente respinta. Contro tale rifiuto un ricorso è stato presentato al Tar del Lazio sostenendo la violazione da parte della legge 15/2022 degli articoli 2, 43, 49, 56, 18 del TUE e dell’articolo 12 del d.lgs. 59/2010 di recepimento della direttiva 2006/123/CE nonché il contrasto con i principi europei riguardanti il rapporto tra fonti nazionali ed europee e l’obbligo di attuazione delle direttive, così come affermati dalla CGUE (C-348/22). La sentenza del Tar n. 14713/2022 ha confermato le violazioni, ma la Federazione italiana nuoto ha impugnato la decisione davanti al Consiglio di Stato, che ha sospeso cautelarmente la sentenza di primo grado. In attesa del giudizio, il firmatario critica anche l’ultima limitazione introdotta dal D.L. n. 51/2023, che consente nuove autorizzazioni solo a soggetti formatori senza scopo di lucro, ritenendola iniqua, discriminatoria, restrittiva della concorrenza e contraria alla neutralità degli operatori economici enunciata dalla CGUE (C-219/19 e C-305/08) in riferimento alla direttiva 2014/24 sugli appalti pubblici. Il firmatario pertanto richiede l’intervento delle istituzioni europee per garantire il rispetto della suddetta normativa europea in Italia».

Cosa accadrà adesso che Bruxelles ha puntato i riflettori su questa vicenda, che si trascina dal 2014 e che per certi aspetti ricalca quella delle concessioni demaniali marittime, è difficile dirlo. Ma a differenza dell’accanimento dimostrato contro i balneari, in merito alla formazione per i bagnini di salvataggio penso che ci si possa aspettare che l’azione della Commissione europea possa finalmente fare giustizia. Per questo rivolgo un appello ai lettori: chi vuole sostenere questa petizione può farlo gratuitamente e in forma anonima, semplicemente registrandosi al sito della Commissione petizioni a partire dal pulsante che si trova in fondo alla petizione: www.europarl.europa.eu/petitions/autorizzazione-alla-formazione-e-alla-certificazione-dei-bagnini-in-Italia/

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Stefano Mazzei

Dottore in scienze dell'educazione e della formazione, è il fondatore di Salvamento Academy, azienda specializzata in corsi di alta formazione di primo soccorso e fornitura di kit per l'emergenza.