Attualità

Estate infinita, si apre il dibattito sulla destagionalizzazione (ma non sull’emergenza climatica)

Le temperature primaverili fanno discutere sul prolungamento dell'apertura degli stabilimenti balneari. Senza l'ombra di preoccupazioni per le conseguenze del riscaldamento globale.

Il riscaldamento globale sta mostrando i suoi effetti in tutta Italia, con il mese di ottobre appena concluso che è somigliato più a quello di maggio, tra le temperature ampiamente superiori ai venti gradi, il cielo sempre soleggiato e il mare temperato e ancora adatto ai tuffi. Ma anziché essere preoccupati per le conseguenze dell’inquinamento antropico, che sta provocando una grave siccità e pesanti rischi per la sopravvivenza della natura, gli italiani sembrano avere gradito questo lungo prolungamento estivo in tutta spensieratezza: e così, nel ponte di ognissanti sono stati numerosi coloro che ne hanno approfittato per un weekend lungo in riva al mare, affollando le spiagge di tutta la penisola. Tanto che subito si è infuocato il dibattito sulla cosiddetta “destagionalizzazione“, ovvero la possibilità di prolungare l’apertura degli stabilimenti balneari al di fuori dei canonici mesi estivi, al fine di monetizzare le sempre più frequenti gite domenicali nelle località costiere offrendo bar, ristoranti e ombrelloni aperti anche d’autunno.

Ad aprire la discussione è stato il sindaco di Rimini Jamil Sadegholvaad, e trattandosi del primo cittadino della capitale del turismo balneare, la provocazione ha subito ottenuto un’eco nazionale. «La destagionalizzazione non passa solo dalla valorizzazione del polo storico e culturale – ha detto il sindaco – ma passa anche per un nuovo modo di concepire e offrire la spiaggia: il colpo d’occhio di questi giorni, segnati dall’eccezionalità di temperature più primaverili che novembrine, ha dimostrato tutta la potenzialità della spiaggia al fuori dalla stagione balneare tradizionale. Non a caso ormai già da diversi anni quegli operatori che hanno deciso di scommettere e di restare aperti anche oltre il mese di settembre hanno ottenuto riscontri importanti».

Prosegue Sadegholvaad, accennando solo appena all’emergenza ambientale: «Al di là dell’anomalia climatica, resta l’evidenza di come una programmazione che fissi i paletti della stagione balneare tra metà maggio e la prima metà di settembre sia anacronistica e come sia opportuno avviare una riflessione su un allungamento della stagione, comprendendo magari il mese di ottobre. Una riflessione che deve coinvolgere tutti, sia le componenti amministrative sia gli operatori privati. La spiaggia viva, la valorizzazione del patrimonio artistico e culturale, l’entroterra straordinario, l’attività congressuale e fieristica compongono gli ingranaggi di una macchina che può far correre Rimini 365 giorni l’anno». Parole che hanno subito riscosso una risonanza in tutta la penisola, e chissà che il nuovo governo, che in campagna elettorale si è dimostrato molto attento alle esigenze del turismo e poco sensibile alle questioni ambientali, non colga la palla al balzo per introdurre rapidi provvedimenti a favore della destagionalizzazione. Ma si spera che non ci si dimentichi che questi raggi di sole fuori stagione sono i frutti di decenni di inquinamento indiscriminato, le cui conseguenze stanno cominciando a palesarsi in maniera inquietante. E anche gli amministratori locali e gli imprenditori turistici, pur provando una condivisibile soddisfazione, dovrebbero mostrare maggiore consapevolezza.

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