Lazio

Erosione, scomparsa la spiaggia di Ostia: storici lidi a rischio crollo

Il tratto di levante della località romana è stato colpito dalle violente mareggiate dei giorni scorsi

Ci risiamo: col maltempo dei giorni scorsi e il mare agitato dal forte vento sul litorale tirrenico, onde alte più di tre metri hanno ricominciato a sommergere le spiagge e i lungomari, minacciando e in alcuni casi danneggiando le strutture balneari. I danni più gravi si registrano a Ostia, dove il lido Kursaal e la piscina dello storico stabilimento dell’esercito sono a rischio di crollo. Gli storici manufatti, situati nella zona di levante della località romana, rischiano di essere spazzati via dall’erosione costiera che è particolarmente accentuata in questo tratto: le strutture sono state messe in sicurezza dai militari, ma la spiaggia antistante è del tutto scomparsa nel giro di una notte.

Già lo scorso maggio era crollata in mare la piscina dello stabilimento del dopolavoro Atac, accanto a quello dell’esercito. E negli ultimi sei mesi la situazione è molto peggiorata, con gli operatori che chiedono un ripascimento urgente e le istituzioni che non intervengono.

Sulla vicenda è intervenuta Federbalneari Lazio, inviando una lettera aperta al governatore regionale Nicola Zingaretti: «Ci chiediamo da tempo quale idea avete del “Mare di Roma”? Quando parlate di rilancio turistico a cosa pensate? Quando aprite cantieri e progettate opere di difesa della costa a quali certezze scientifiche vi ispirate?», esordisce la missiva dell’associazione, che sottolinea come a Ostia si sia assistito in questi giorni «al trasformarsi di una mareggiata di stagione in un’arma letale per spiaggia e strutture sottoflutto, a causa della spinta dei nuovi pennelli messi in acqua e progettati per proteggere unicamente due strutture a danno di tutti gli altri».

Afferma Marco Maurelli, presidente di Federbalneari Lazio: «Ancora una volta apprendiamo con preoccupazione e sconcerto da notizie di stampa del rilancio di un progetto di difesa della costa devastante per il mare di Roma, quello degli otto pennelli firmato dal professor Leopoldo Franco e archiviato nel 2014 a seguito della valutazione dei danni che avrebbe prodotto alle ultime spiagge di levante della nostra città, comprese quelle di Capocotta e Castelporziano, riserva naturale statale del litorale romano. I cambiamenti climatici in corso necessitano di responsabilità e rispetto del futuro delle nuove generazioni. Sono le peculiarità del nostro territorio a chiedercelo: spiagge, piccola pesca, attività sportive. Non possiamo più pensare di andare incontro a un mare che avanza con un muro di ipocrisie e cemento. Altri soldi pubblici da gettare in mare? Oppure opere fondamentali per la rigenerazione della costa di Ostia, per un lungomare degno della capitale, patrimonio della città? Perché non opere ambientalmente ed economicamente sostenibili in partnership con le imprese? Diciamo alla città che nei vostri cassetti è seppellito dal 2014 anche un progetto di partenariato. A chi giova tutto questo attendismo che procura danni e urgenze?».

«È dal 2014 che per quanto riguarda il litorale di Ostia Levante chiediamo un piano di difesa della costa sostenibile paesaggisticamente, ambientalmente ed economicamente. Lo stesso anno in cui si avviarono richieste di trasformazione in tal senso anche delle strutture pesanti presenti sulle spiagge da ponente a levante (stiamo parlando della demolizione e riconversione del tanto vituperato “lungomuro” di Ostia): tutte richieste inevase che giacciono ancora nei vostri cassetti», conclude la lettera. «Oggi come allora torniamo di nuovo a stigmatizzare la mancanza di dialogo con le categorie interessate, con i pescatori, con i balneari, con gli ambientalisti e con la città da parte della Regione Lazio e rinnoviamo la richiesta di fermare immediatamente ogni ulteriore cantierizzazione che sta procurando danni irreversibili alla residuale costa sabbiosa e ai fondali di levante».

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