Attualità

Di Finizio è sceso dalla cupola. Solidarietà dalla politica

L'europarlamentare Carlo Fidanza, il vicepresidente della commissione turismo Ignazio Abrignani e il presidente di Assobalneari Fabrizio Licordari tra le personalit� pi� attive nell'aiutare l'imprenditore balneare triestino.

di Alex Giuzio

Dopo 33 ore di permanenza su un lucernaio della cupola di San Pietro, Marcello Di Finizio ha deciso di interrompere la sua protesta questa notte alle due. L’imprenditore balneare, al suo terzo gesto estremo sul cupolone, aveva uno striscione contro la direttiva europea Bolkestein, la cui applicazione in Italia apre alle evidenze pubbliche delle concessioni demaniali marittime.

Di Finizio era titolare di un locale sul lungomare di Trieste, "La Voce della Luna", distrutto prima da un incendio e poi da due mareggiate. La sua assicurazione non gli ha mai rilasciato un adeguato risarcimento, proprio a causa della concessione demaniale in scadenza nel 2015 a causa della direttiva Bolkestein. L’imprenditore sta vivendo in anticipo gli effetti di una norma che, se il governo italiano non agirà in tempo, determinerà l’espropriazione di trentamila piccole e medie imprese italiane a gestione familiare. Questa la ragione delle sue frequenti proteste, pericolose per la sua vita ma dignitose perché pacifiche e non violente.

Alla sua terza scalata del cupolone, l’azione di Marcello è stata però strumentalizzata e fatta passare come l’atto di uno squilibrato. Per questo, riportiamo qui di seguito alcune testimonianze di Fabrizio Licordari (presidente Assobalneari-Confindustria), Ignazio Abrignani (vicepresidente della commissione turismo) e Carlo Fidanza (europarlamentare Fratelli d’Italia-Ppe), ovvero di tre influenti personalità che si sono attivate in vario modo per sostenere Di Finizio nelle ragioni della sua protesta, pur condannando il gesto estremo.

Per il momento, Di Finizio non ha subìto alcuna conseguenza legale a causa della sua azione, nonostante lo scorso 3 ottobre gli sia stato recapitato dalla procura di Roma un foglio di via dalla capitale per due anni, in seguito alla precedente permanenza sulla cupola di San Pietro.

Fabrizio Licordari (presidente Assobalneari-Confindustria) fa un resoconto della sua visita improvvisata a Roma per aiutare da vicino Marcello Di Finizio, polemizzando con la gendarmeria vaticana:

Dopo la difficile giornata di ieri, e dopo una delicata negoziazione, questa notte all’una circa ho convinto il collega Marcello Di Finizio a scendere dalla cupola di San Pietro a Roma, dove era salito due giorni prima per protestare contro l’errata applicazione della direttiva Servizi (meglio conosciuta come Bolkestein) alle concessioni balneari.

Questi i fatti di cui sono stato testimone: informato del suo gesto da alcuni colleghi accorsi in piazza San Pietro, preoccupati per la cosa, sono stato messo in contatto con la Gendarmeria Vaticana e mi è stato richiesto, forse per velocizzare le questioni diplomatiche fra due Stati e in qualità di presidente di Assobalneari Italia aderente a Federturismo Confindustria, di coinvolgere un rappresentante del governo che potesse convincere l’imprenditore triestino, che voleva con la sua azione richiamare l’attenzione sul problema Bolkestein, a scendere. Ho individuato nel ministro Lupi, per competenza e per sensibilità personale, l’interlocutore che mi sembrava più idoneo da coinvolgere in questa trattativa. È iniziato così uno scambio continuo di telefonate tra me e la segreteria particolare del ministro, rappresentata dall’on. Di Caterina, per avviare un dialogo con Marcello Di Finizio.

Nella tarda serata di lunedì, dopo alcune telefonate con il colonnello Alessandrini, vicecomandante della Gendarmeria Vaticana, preoccupato per la situazione abbiamo concordato di tentare, il giorno successivo, a convincere Di Finizio a scendere. Per questo motivo ieri mattina mi sono imbarcato per Roma per tentare una soluzione. Arrivato a Porta San Pietro, dove mi era stato indicato di trovarmi, sono iniziate le difficoltà. Infatti coloro che mi avevano chiesto di aiutarli nel tentativo, per un evidente cambio di strategia di comportamento nei confronti di chi stava occupando la cupola, si sono resi irreperibili e con mio particolare stupore mi sono ritrovato a osservare il nostro collega dalla piazza come un normale turista, impotente e senza la possibilità di rendermi utile come mi era stato richiesto.

Ho continuato a sentirmi telefonicamente con il segretario del ministro Lupi, l’on. Di Caterina, per favorire un collegamento diretto con il ministro delle infrastrutture. Nel contempo, nonostante le mie insistenti telefonate alla Gendarmeria Vaticana, non riuscivo più a riprendere i contatti con i responsabili della loro sicurezza. Sorpreso da questo comportamento, mi sono indignato perchè in quelle difficili ore, per cercare di indurre l’uomo a scendere, gli è stata negata anche una bottiglietta d’acqua!

Visto il cambio di rotta delle autorità vaticane, la mia presenza fisica sul posto era diventata pressochè inutile e perciò ho deciso di rientrare a Genova da dove ero partito la mattina, continuando però a monitorare la situazione per telefono. Dopo circa un’ora dal mio atterraggio a Genova, ho ricevuto con mia grande sorpresa la telefonata del colonnello Alessandrini che mi chiedeva dove fossi, scusandosi per quanto era avvenuto; e non potendomi dare spiegazioni in merito, mi ha aggiornato circa la situazione rassicurandomi sulle condizioni del concessionario che non intendeva comunque scendere. Ristabiliti i contatti con la Gendarmeria dopo altre sollecitazioni, è finalmente arrivata la telefonata a Di Finizio del ministro Lupi, durata circa 50 minuti, durante la quale il ministro si è reso disponibile a un incontro per affrontare i problemi che il concessionario balneare triestino gli ha illustrato telefonicamente.

Ma ancora la situazione non era risolta: infatti era rimasta aperta la questione del foglio di via che, in occasione della sua precedente salita sul cupolone, gli era stato notificato dalla Questura di Roma; foglio di via che solitamente si notifica a prostitute o a delinquenti comuni. E non è questo il caso di Di Finizio. Qui ci troviamo infatti davanti a un imprenditore che, disperato per la sua drammatica situazione personale, ha cercato – seppur con un modo che non condivido e che non può essere condivisibile – di richiamare l’attenzione delle istituzioni e dell’opinione pubblica rischiando in prima persona, senza coinvolgere nessuno e senza violenza. Per questo mi sono sentito in dovere di perorare la sua causa nuovamente allla segreteria del ministro affinchè, risolvendo la questione, si potesse convincerere Marcello Di Finizio a scendere dalla sua pericolosissima postazione.

Io sono arrivato alle ore 21,00 dopo un viaggio in auto di 5 ore da Milano, in piazza San Pietro non c’era nessuno. Era notte pioveva faceva un freddo cane . Marcello non si vedeva, ho chiesto alla pattuglia della polizia se l’uomo era ancora sulla cupola ma non lo sapevano. Ho fatto dei gesti con l’ombrello bianco e con la torcia del cellulare e Marcello si è fatto vedere. Non sapendo cosa fare ho telefonato ad Abrignani dicendogli che la situazione non era affatto bella e che non me la sentivo di andare via con Marcello l’assù.Ho ricevuto una telefonata da un funzionario di polizia italiana che mi ha spiegato gli iter burocratici per chiedere l’annullamento di questo provvedimento, ma ben più importante è stata la telefonata del segretario Di Caterina, che mi ha rassicurato sul fatto che il ministro abbia proposto la questione al questore di Roma per vedere come si potesse risolvere la cosa per aiutare chi stava difendendo il suo lavoro.

Con queste rassicurazioni, di cui sono stato testimone, ho parlato con Di Finizio convincendolo a porre fine alla sua protesta e a scendere, anche perchè la stanchezza a quel punto poteva essere davvero pericolosa. La telefonata alle 1.21 a.m. con il colonnello Alessandrini, stanchissimo ma contento per l’epilogo di questa vicenda, mi ha rassicurato sulle sorti del nostro collega, al quale sono stato contento di augurare una buona notte.

Per quanto riguarda il ruolo di Ignazio Abrignani, il vicepresidente della commissione turismo si è recato in gendarmeria vaticana la sera stessa in cui Di Finizio è salito sulla cupola. Dopo un colloquio con le forze dell’ordine, le quali hanno riferito ad Abrignani i vani tentativi telefonici già fatti dal ministro Lupi, dalla senatrice Granaiola e dal presidente di Assobalneari Fabrizio Licordari, Abrignani ha parlato a lungo al telefono con Marcello ma nemmeno lui è riuscito a convincerlo a scendere, anche perché l’imprenditore triestino aveva paura di conseguenze legali. Abrignani gli ha promesso la sua assistenza legale, e infatti, una volta che Di Finizio è sceso, lo ha assistito nei panni di avvocato alle tre del mattino nella questura di piazza Cavour, annunciando che avrebbe sostenuto il ricorso al Tar contro il foglio di via dello scorso 3 ottobre.

Infine, riportiamo il comunicato stampa divulgato quest’oggi dall’europarlamentare Carlo Fidanza, una volta che Di Finizio è sceso dalla cupola: 

Roma, 22 mag. (Adnkronos) – «La notizia che Marcello Di Finizio sia finalmente sceso dalla cupola di San Pietro ci rincuora, ma non basta. Non è la prima volta che l’imprenditore balneare protesta contro la direttiva Bolkestein. Ringrazio il ministro Lupi e l’onorevole Abrignani per il loro intervento che ha aiutato a scongiurare un esito che altrimenti avrebbe potuto rivelarsi drammatico». È quanto dichiara Carlo Fidanza, eurodeputato di Fratelli d’Italia. «Non posso però fare a meno di sottolineare – aggiunge – come il governo nel suo complesso abbia sottovalutato la vicenda e abbia dato una risposta comunque tardiva. È in pericolo il lavoro di trentamila aziende e dell’intero indotto, che deve essere difeso dagli appetiti delle lobby e dei poteri forti. Ora il governo convochi immediatamente il tavolo tecnico con la categoria e ponga la vertenza balneari tra le priorità da trattare con l’Unione Europea riaprendo il negoziato con Bruxelles. Agli impegni elettorali devono seguire i fatti».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Alex Giuzio

Caporedattore di Mondo Balneare, dal 2008 è giornalista specializzato in demanio marittimo, turismo e questioni ambientali e normative legate al mare e alle spiagge. Ha pubblicato "La linea fragile", un'inchiesta ecologista sulle coste italiane (Edizioni dell'Asino, 2022).
Seguilo sui social:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.