Fiba-Confesercenti

Concessioni demaniali, dal Consiglio di Stato due pesi e due misure

La contraddizione dei giudici: gli stabilimenti balneari devono andare a gara, mentre le imprese idroelettriche e autostradali hanno diritto a continuare la loro attività

Ormai è nota a tutti gli italiani la decisione assunta dal Consiglio di Stato di cancellare la storia del turismo balneare del nostro paese, in ossequio ad asettici meccanismi di adeguamento (forse anche sottomissione!) del diritto interno ai principi di concorrenza affermati nella direttiva 2006/123/CE “Bolkestein”. Con questa nota, e in questa sede, non intendiamo affrontare argomentazioni-tecnico giuridiche per confutare la recente sentenza del Consiglio di Stato – e le sue contraddizioni – sulla “speranza di vita” riconosciuta ai balneari italiani sino al 2023, bensì siamo interessati a evidenziare come le posizioni espresse dal Consiglio di Stato in tema di “tutela della concorrenza” siano a volte affette da strabismo rispetto agli effetti prodotti sulle imprese. In particolare ci riferiamo alla recentissima sentenza della Corte costituzionale n. 218 del 23 novembre 2021, con la quale la Consulta si è pronunciata sul ricorso rimesso dal Consiglio di Stato circa la lesione di alcuni principi costituzionali (in particolare gli articoli 3 e 41 della Costituzione) che la normativa interna di settore (parliamo di concessioni energetiche, acquatiche, autostradali, eccetera) determinava a danno delle imprese concessionarie: il pericolo per queste imprese, sebbene titolari di concessioni non affidate con principi di evidenza pubblica, secondo il Consiglio di Stato è che «l’obbligo di dismissione totalitaria previsto dalle disposizioni di legge censurate, ancorché finalizzato a sanare l’originario contrasto con i principi comunitari di libera concorrenza determinatosi in occasione dell’affidamento senza gara della concessione, si traduca in un impedimento assoluto e definitivo a proseguire l’attività economica privata, comunque intrapresa ed esercitata in base ad un titolo amministrativo legittimo sul piano interno, secondo le disposizioni di legge all’epoca vigenti, con conseguente violazione dell’art. 41 Cost.» (punto 8.1 della citata sentenza).

Orbene, su questa posizione si pronuncia la Corte costituzionale: «Nello stabilire un obbligo di tale incisività e ampiezza applicativa il legislatore ha poi omesso del tutto di considerare l’interesse dei concessionari che, per quanto possano godere tuttora di una posizione di favore derivante dalla concessione ottenuta in passato, esercitano nondimeno un’attività di impresa per la quale hanno sostenuto investimenti e fatto programmi, riponendo un relativo affidamento nella stabilità del rapporto instaurato con il concedente. Affidamento che riguarda, inoltre, anche al di là dell’impresa e delle sue sorti, la prestazione oggetto della concessione, e quindi l’interesse del concedente, degli eventuali utenti del servizio, nonché del personale occupato nell’impresa. Interessi tutti che, per quanto comprimibili nel bilanciamento con altri ritenuti meritevoli di protezione da parte del legislatore, non possono essere tuttavia completamente pretermessi, come risulta essere accaduto invece nella scelta legislativa in esame» (punto 8.5.1 della sentenza). Ancora, «in conclusione, se la previsione legislativa di obblighi a carico dei titolari delle concessioni in essere, a suo tempo affidate in maniera non concorrenziale, può risultare necessaria nella corretta prospettiva di ricondurre al mercato settori di attività ad esso sottratti, le misure da assumere a tale fine non possono non tenere conto di tutto il quadro degli interessi rilevanti e operarne una ragionevole composizione, nella consapevolezza della complessità, come visto, delle scelte inerenti alla tutela da accordare alla libertà di iniziativa economica. Complessità – e quindi difficoltà nella concreta composizione a sistema degli interessi in gioco – che, d’altra parte, non sembra essere sfuggita allo stesso legislatore, che ha prorogato più volte il termine per l’adeguamento, fissandolo, da ultimo, al 31 dicembre 2022» (punto 8.5.2 della sentenza).

Per quanto sopra, in sintesi la Corte ha dichiarato l’illegittimità costituzionale delle norme contestate (in particolare l’articolo 177 comma 1 dell Codice degli appalti pubblici) nella parte in cui prorogava solo al 31 dicembre 2022, per le imprese concessionarie, la possibilità di operare con i vecchi criteri, poiché il breve lasso di tempo avrebbe irragionevolmente devastato l’organizzazione di quelle imprese, che invece devono essere costituzionalmente tutelate in base all’articolo 41 della Costituzione italiana.

Alla luce di questo sacrosanto principio affermato dalla Corte costituzionale, ci poniamo alcuni interrogativi:

  • Perché lo stesso trattamento di tutela della libera iniziativa economica (articolo 41 della Costituzione), con la decisione della recente pronuncia del Consiglio di Stato (sentenza n. 18/2021), non è stato osservato per le migliaia di micro imprese – a prevalente carattere familiare – che invece saranno espropriate delle loro aziende (e della loro dignità personale) dal 31 dicembre 2023?
  • Perché nel caso riportato, e sentenziato con decisione dalla Corte costituzionale, per le grandi imprese si ritiene che le varie proroghe che il legislatore aveva indicato sino al 31 dicembre 2022 (con l’articolo 177 comma 1 del Codice degli appalti pubblici) siano irragionevoli – per la brevità del periodo di adeguamento ai criteri di evidenza pubblica – e avrebbero limitato e danneggiato l’organizzazione di quelle imprese (oligopolistiche?), mentre nel caso delle migliaia di imprese balneari non è stata riconosciuta la stessa opportunità?
  • Perché, di fronte alla legge 145/2018 che consentiva la proroga al 2033 di tutti i concessionari del turismo costiero esistenti – termine congruo solo per realizzare tutte quelle fasi di verifica della quantità/qualità delle stesse concessioni, ovvero la funzione economica e sociale svolta da questi – il Consiglio di Stato è intervenuto per adottare una censura così violenta e devastante per migliaia di famiglie che vivono essenzialmente di queste fonti di reddito? In questo caso non c’erano delle imprese da tutelare, secondo i principi della nostra Carta costituzionale?

Troppi dubbi annotiamo intorno a questa vicenda. Non vorremmo essere considerati “terrapiattisti”, ma temiamo che – usando a pretesto la leva dei principi di concorrenza (solo nel nostro caso!) – sulle “teste” dei balneari, siano stati definiti piani criminosi per espropriare le nostre aziende a vantaggio di chi vive di sole speculazioni e rendite finanziarie.

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Fiba Confesercenti

Fiba (Federazione italiana imprese balneari) è la federazione sindacale di categoria degli stabilimenti balneari, in seno a Confesercenti.
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  1. Poteri forti!!!! quelli sono in pochi e fatturano milioni di euriiiiii, i balneari sono singoli e pecore!!! poi il cane rincorre la sua coda ma non la morde mica!

  2. La sentenza del CdS non nega che ci potrebbe stare una tutela del legittimo affidamento per i balneari, ma dice che una proroga al 2033 generalizzata non può essere data per tale motivo, dato che il legittimo affidamento va valutato sulla base di parametri e caso per caso.
    E’ evidente che chi si è fatto volturare una concessione tre mesi fa, sapeva del contenzioso e ha accettato il rischio. Immagino che abbia comprato una concessione ad un prezzo interessante proprio perché il concessionario uscente non gradiva il rischio delle aste ed ha messo in vendita.
    Una norma che tuteli (in qualche modo e non per sempre) le concessioni in essere prima della Bolkestein potrebbe anche passare. Una proroga urbi et orbi come la 145/2018 no. Soprattutto perché la 145 diceva:
    – entro 120 gg il governo si impegna a far partire la riforma del Demanio;
    – entro due anni il governo si impegna a concluderla;
    – lasciamo tempo al settore per armonizzarsi sino al 31.12.2033;
    Ebbene, dei primi due impegni il governo se ne è bellamente fregato ed infatti la Commissione UE non ha censurato la 145 nel 2018, quando le è stata sottoposta come è d’obbligo per ogni legge di bilancio di uno stato UE, ma nel dicembre 2020 quando è stato certo che le prime due promesse di avviare e fare una riforma erano addirittura meno affidabili dei banchi a rotelle.
    E magari Conte e c. hanno fatto apposta a non riformare il demanio: hanno illuso la categoria con una proroga farlocca e poi la hanno consegnata ai giudici.
    I balneari dovrebbero fare una piccola riflessione sulla possibilità di agire contro il governo che non ha mantenuto gli impegni presi per legge. Magari con una class action.
    Altro che incontrare le forze politiche per raccogliere ulteriori vuote promesse

    • nick è proprio quello che stiamo valutando con dei legali professionisti del settore qui nella mia zona (siamo circa 12000 persone) assistiti anche dalla consulenza di un emerito giudice della corte costituzionale in pensione, una bravissima persona (non che le altre siano da meno ci mancherebbe)

    • Nick ma a parte le imminenti aste nel 2023 vanno a scadere i titoli autorizzativi dei balneatori, ma eventuali altre scadenze quando verranno messe? Ovvero scadranno fra dodici anni ? Vi chiedo ma uno che ha un chiosco bar da ristrutturare lo ristrutturera’ non credo e uno che per rispondere alle aste non so su quando si basano ,e chi esce esempio 60 enne che farà pensione no ,altro altrettanto no chiedo lumi grazie.

  3. Il motivo è perché aveva dichiarato illegittima già la proroga al 2020 quindi il periodo transitorio concesso per i concessionari delle acque a voi era già stato concesso dal 2015 al 2020, anzi 2023 quindi 8 anni che i sindacati e la politica non hanno sfruttato per cambiare..ricordo la battaglia contro la riforma pizzolante perché prevedeva le aste. Avete semplicemente sprecato il vostro tempo che è finito.

    • Il dipendente pubblico ha vinto un concorso. L imprenditore no.
      Invece volete ANCORA le garanzie di fare impresa con quelle del rapporto di lavoro subordinato..

      • Grande Luca, Piero, Ernesto, Antonio, ecc commettendo reati non solo non potrete partecipare ai bandi ma neppure aiutare la famiglia dal carcere..del resto la lungimiranza nel cogliere in anticipo gli effetti delle proprie azioni mi sembra essere una vostra dote…avanti tutta!…ah abbattete la struttura che è l’unico valore scambiabile con il concessionario entrante in caso perdeste.

        • diario ma sai cosa c e ne frega di quello che tu dici ..perche ti sembra che il tuo governicchio di personaggi non eletti e giudici si stia comportando meglio? anche a te dico di leggere bene l articolo di fiba ..sai leggere …ci vado al bagno con le tue parole e poi scarico ..ah dimenticavo lo sai durante la sconda guerra in russia cosa facevano (mentre i tedeschi avanzavano) il popolo russo? terra bruciata…capito? hanno poi perso la guerra….

  4. Non hanno fatto nulla perché li conveniva avere la posizione di privilegio con l’appoggio di una parte di politica in cambio di una manciata di voti……..ora fanno proclami i lotta e paventano migliaia di disoccupati questa è l’Italia dei privilegiati ove beni demaniali sono diventati, di fatto, cose proprie che se, in molti casi, se le assonò da padre a figlio e nipoti…..

  5. Volevano il disordine stanno ottenendo quello. Ci saranno grosse reazioni nel breve e poi vediamo come reagisce la gente calpestata della propria dignità e del proprio diritto a conservare l’unico lavoro che ha . Devono avere il coraggio di andare a discutere del problema sociale in Europa , farlo dati alla mano e spiegando che una soluzione così drastica porta alla chiusura di micro imprese che giustamente impiegano la famiglia per andare avanti. Indegni di un paese civile.

    • luigi non è l europa è draghi e i suoi discepoli da Giavazzi A Marco D Alberti consiglieri di Draghi e come lui non eletti e pagati da noi che stanno scrivendo la legge sulla concorrenza (compresi mezzi d informazione inetti e di regime) che agiscono per i grandi fondi economici blackrock rothshild amazon mcdonald e chi più ne ha più ne metta. Draghi come dico sempre a tutti (e invito a leggere l editto da lui firmato nel club dei 30) afferma di volere la chiusura delle piccole imprese e che il potere sia nelle mani dei banchieri perche loro sanno come gira il mondo( un modo per dire che non dobbiamo più votare e che la democrazia è irrilevante). Capisci ora in mano a chi siamo? e noi zitti e buoni. ma quanto potrà durare questo stallo? non hanno ancora capito cosa sta succedendo e che cosa potrà avvenire da un momento all altro. Mattarella e Draghi grazie per averci rovinato vi auguro di passare un natale come il nostro e il mio ( 4 figli disoccupato e 60 anni E TRA DUE ANNI NON AVRO PIù NEANCHE CASA DATO CHE è IPOTECATA FINO AL 2030 PER RINNOVO ATTREZZATURA AVVENUTO NEL 2009 ) …siete proprio delle brave persone. in base all articolo scritto da fiba ringrazio anche i giudici del cds per aver adottato due pesi e due misure (naturalmente favorendo le concessioni dei grandi gruppi economici a scapito delle piccole aziende ci mancherebbe) e di avere affossato le piccole imprese come voluto da draghi e dal tacito consenso di una politica inetta( politici ora veniteci a chiedere il voto ) .inoltre un grosso ringraziamento al signor BATTELLI dei 5 stele per aver permesso la proroga ad autostrade, acque, idroelettrico,” piccoli gruppi” che fatturano qualche decina di miliardi di euro(una caccola come si suol dire e che in confronto le 30000 aziende balneari sono un granello di sabbia) ,,ehi ma voi 5 stelle non eravate quelli che proclamavate il ritiro delle concessioni di questi” piccolissimi gruppi”? forse invece di aprire il parlamento come una scatola di tonno quando l avete assaggiato avete capito che era buono quindi maglio scagliarsi contro i tassisti ambulanti balneari ormeggiatori bar alberghi ristoranti etc questi si che sono delle lobby ultramiliardarie che potranno concorrere alla pari nei bandi contro grandi fondi speculativi e mafie. capito luigi con chi abbiamo a che fare?

      Mattarella e Draghi

        • se ti riferisci al commento di ernesto perche non provi a smentire cio che ha detto e smentisci anche quello dell articolo di fiba confesercenti ,altrimenti prenditi tu le medecine che forse ne hai piu bisogno.il 22 novembre il tuo amatissimo draghi ha ricevuto in parlamento klaus schwab.vai ha leggere chi e’ questo personaggio e poi fai 1+1 .voi ancora non capite che sta succedendo altro che balneari.

  6. Ad opera di alcuni c e ‘ una precisa strategia finalizzata ad strumentalizzare l ignoranza dei balneari con continui articoli che nulla hanno a che fare con il caso di specie,al fine di evitare ad ogni costo una riforma demaniale affinche’ si arrivi al 2024 senza regole.Anziche’ costruire le regole.

    In questo modo secondo costoro si potra’ ulteriormente beneficiare di altro tempo.

    Il fatto e’ che a pagare le drammatiche conseguenze di questa incessante azione che rivendica ancora proroghe saranno tutti i balneari meritevoli di affidamento legittimo.
    Nonche’ tutti coloro che in questo mondo ci lavorano e che non hanno la certezza del diritto.

  7. Io che ho 59 anni ho lavorato x 40 in una micro spiaggia per sopravvivere ho famiglia e mutuo mi troverò in mezzo ad una strada senza pensione forse con un minimo indennizzo e vista l’età con 0 possibilità di essere assunto per arrivare alla pensione. È un evenienza alla quale non posso credere e qualcuno dovrà pagare!!!!!!!

  8. Hai lavorato per 40 anni sulla NOSTRA proprieta’ vuoi continuare imperterrito per altri anni? NON SEI UN DIPENDENTE PUBBLICO.BASTAAAAAAAA

    • Ciò che è pubblico non appartiene a te. Non hai nessun titolo per dire mia/nostra proprietà. Da come ti esprimi è evidente che sei abituato a mangiare nel piatto altrui.

      • Nikolaus Suck says:

        E a te è evidente che, tra le tante, ti mancano anche le nozioni di proprietà pubblica, Stato-persona, Stato-organizzazione e Stato-collettività. Certo che ha titolo a dirlo. Ciò che è collettivo è di tutti, quindi anche suo.

  9. Come al solito BFo si esprime con quel poco di cui dispone.
    Ciò che è pubblico appartiene a ciascuno di noi e il titolo lo fornisce l’ordinamento giuridico nel suo complesso (non è il caso di indicarLe le singole norme) a cui neanche Lei è estraneo dovendo convivere con tutti gli altri all’interno del territorio nazionale.
    Da come ci esprimiamo, più che altro, si desume che siamo abituati a rispettare le regole, tutte, anche quelle che non ci piaciono, e La sorprenderà, ma anche chi non è “balneare” lavora per vivere senza andare a “mangiare nel piatto altrui”.
    Per quanto riguarda il “dipendente pubblico” Le consiglio di informarsi meglio, perché il ruolo principale non è quello di fare il “mantenuto” a suo carico, ma di lavorare per erogare servizi (sanità, polizia, trasporti, assistenza, giustizia, educazione, regolazione del mercato, ecc.), e tra questi servizi, a volte invisibili, ma necessari, vi è anche quello di garantire parità di trattamento a tutti i cittadini, compresi quelli che aspirano a gestire una porzione di demanio. Certo ci sono delle eccezioni, ma esistono tutti gli strumenti giuridici per tutelarsi dai casi di mala-PA. quando li individua, come più volte ha manifestato, vada a denunciare.
    Non so quali spese Lei sostiene per garantire a particolari soggetti a me personalmente ignoti il mantenimento “dalla culla alla tomba”, io so solo che il dipendente della PA inizia a percepire lo stipendio dal momento in cui vince il concorso e viene assunto, e cessa di percepirlo quando va in pensione; per quale motivo Lei personalmente debba provvedere a qualcuno che non è della Sua famiglia dalla culla alla tomba lo ignoro, visto che l’assistenza ai bambini spetta ai genitori e la pensione è erogata dallo stesso soggetto (INPS) che si occuperà anche di Lei (sempre che abbia versato i contributi). Quanto al periodo intermedio, quello retribuito dallo stipendio, quest’ultimo è dovuto per qualsiasi prestazione lavorativa, perfino per i dipendenti della PA. Se si dovesse fare un parallelo si dovrebbe dire che Lei è un mantenuto dai poveri bagnanti che pur di vedere il mare devono pagare, ma sarebbe un’espressione poco rispettosa del suo lavoro e del suo diritto di avere un’adeguato ritorno dall’attività imprenditoriale.
    BFo, purtroppo, ha un grave deficit di rispetto per gli altri, sia nei confronti di chi lavora che di chi la pensa diversamente, ma in linea generale è un suo problema personale, una sua sofferenza interiore, rispetto alla quale non voglio assolutamente infierire.
    Cordialità

    • vede mistral io per farla breve le dico che lavoro e pago le tasse di mia tasca senza chiedere nulla allo stato e con le quali pago anche le pa i quali a fine mese (buon per loro) non hanno certamente il pensiero di un stipendio o di pagare i dipendenti .ecco la differenza non di poco conto tra noi e dipendenti pubblici certamente utili alla collettivita’ ci mancherebbe. noi chiediamo di lavorare non di morire capisce adesso la differenza ? la pregherei invece di commentare l articolo di confesercenti al fine di dare una spiegazione ai due pesi e due misure del cds ,coma mai?

    • La produttività ridicola del pubblico impiego in Italia non è purtroppo soltanto una mia sofferenza interiore! È piuttosto un’enorme sofferenza per le casse dissanguate del nostro amato stato-collettività! Chi sa cosa vuol dire lavorare per davvero, e quali sacrifici questo comporta, trova difficile provare rispetto. Le statistiche sono impietose, come per altro le cronache giudiziarie, che traboccano di reati perpetrati contro la pubblica amministrazione proprio dai suoi troppi servitori infedeli. Chi rivendica la proprietà delle spiagge faccia come me, scenda quest’inverno a raccogliere quintali di rifiuti senza fare troppe chiacchiere. Non mi è mai stato simpatico chi parla troppo dei propri diritti e troppo poco dei propri doveri. E questo sì, mi causa sicuramente sofferenza interiore. Se c’è qualcosa da cui con urgenza occorre partire per riformare l’Italia, direi che è la pubblica amministrazione, non certo il settore balneare, dipinto senza pudore dai detrattori in queste settimane come una vergogna nazionale. Saluti

      • Il saccheggio del bene pubblico che avviene ogni giorno sotto ai nostri occhi è quella vergogna nazionale che prende il nome di pubblica amministrazione, quella a cui si vorrebbe affidare il futuro delle nostre aziende.

  10. ……. sarebbe più utile adoperarsi, senza perdere ulteriore tempo in dibattiti inutili, per far sì che il legislatoresi adegui alle indicazioni del Consiglio di Stato: a) approvare la legge delega di riforma del settore; b) determinare i contenuti dei bandi e i criteri che tengano conto, a parità di offerte, delle posizioni giuridiche ed economiche dei concessionari in essere, in termini di esperienza e professionalità. Naturalmente senza pensare di ripristinare un diritto di insistenza o impedire la partecipazione degli aventi titolo cioè dei cittadini

  11. Nikolaus Suck says:

    Ma quali due pesi e due misure. Comodo e suggestivo estrapolare e decontestualizzare pezzi di affermazioni a proprio uso e consumo.
    Ma quei passi non rappresentano affermazioni di principio bensì affermazioni riferite a circostanze e casi specifici.
    Il caso deciso, in cui per delle concessioni di servizi e attività di interesse generale una legge, durante la loro validità e durata (che NON erano e non sono in discussione), stabilisce che l’attività prevista dalla concessione non può più essere fatta direttamente dal concessionario con la propria organizzazione imprenditoriale, ma deve da questo essere attribuita a terzi, per cui da concessionario diventa “stazione appaltante”, non ha niente a che fare e vedere con le questioni relative alla legittimità o meno delle proroghe e delle disapplicazioni trattate dalla Plenaria nel caso delle concessioni demaniali.
    Infatti l’art. 177 del Cod. Appalti è stato ritenuto incostituzionale come tale e perché appunto nella e durante la esecuzione della concessione trasformava il concessionario in una stazione appaltante, così stravolgendone l’organizzazione e il piano economico e finanziario alla base della concessione in corso (e quindi violando, per questo e solo per questo, la sua libertà di impresa), NON “nella parte in cui prorogava solo al 31 dicembre 2022, per le imprese concessionarie, la possibilità di operare con i vecchi criteri”. Tale affermazione è semplicemente errata e scorretta. Durate, proroghe e scadenze, e sorti delle imprese dopo e al di fuori delle concessioni, qui non c’entravano e non c’entrano assolutamente niente.

  12. Ho acquistato uno lido in Calabria a Scalea il 2019 comprato con subingresso piccolo 22.60 metri per altrettanti metri fronte mare un parcheggio che è un accesso per la spiaggia libera di cui io spendo per pulirlo sistemare il tutto monto il lido il parcheggio ogni volta monta e smonta perché è 6 mesi chiosco 4×4 legno .primo anno si sa incassato zero anzi più speso prepara con ruspa la spiaggia monta tutto stagione corta perché alla fine si lavora 20 giorni ad agosto salvo temporali mareggiate e tutti gli eventi atmosferici ok immaginate voi svegla dalle sei torni a casa alle 21.30 sistema pulizie di tutto e di più sotto il sole ok pagato il primo anno concessione con vecchi criteri giusti poi passato il 2020 con covid paura distanziamento 24 ombrelloni montati quindi incassato ancora zero poi 2021 concessioni minimo 2500 euro ne ho 2 il lido il parcheggio è i costi sono uguali in tutta Italia ma noi giu un lettino sdraio ombrellone ad agosto sono 15 euro il parcheggio sono 2 euro tutto il giorno sono altri canoni vi rendete conto ok si sa ma fateci lavorare ci buttiamo il sangue ogni giorno per far contenti i clienti non si diventa ricchi così più la fatica che tutto il resto poi al 2023 addirittura si fanno le aste con una cosa che io ho pagato sistemato faticato 15 ore tutti i giorni per 120 giorni senza contare monta e smonta e voi così me lo mettete all’asta e io dovrei anche parteciparvi per Ri comprare il mio lido ma nessuna attività al mondo e persona accetterebbe dopo tanti sacrifici al di là del demanio io pago 5000 euro super 6 mesi mala stagione e da giugno a settembre ma poi sono 20 giorni il tutto ad Agosto stop così non sono neanche rientrato del mio investi.ento per un futuro non puoi fare migliorie perché poi come andrà a finire non si sa in più mi togliete tutti i diritti che un normale imprenditore ho attività può avere posso capire se sei moroso di paga.enti da più anni allora ok ma se uno paga fa tutto quello che deve fare investe tempo fatica soldi speranze sogni perché mi mandi via così tutto con un pugno di mosche non capisco tante famiglie saranno rovinate poi co lavora farai 53 anni dopo chi ti prendi che non ti rimane niente nel mio caso neanche i soldi che ho speso per comprarlo spero che si risolva in un altra maniera andava bene al 2034 così uno faceva investiva viveva così uccideti i piccoli imprenditori che cercano un futuro

  13. Esatto.Sarebbe opportuno non perdere ulteriore tempo proprio a tutela dei balneari,cercando di arrivare al 2024 con delle certezze e tutele ai bandi , in modo che tutti possano pianificare il proprio futuro( imprese balneari,fornitori,cittadini ecc) , ma invece ci sono ancora associazioni di categoria,pseudo professionisti pronti a sostenere il contrario del diritto.
    Questi signori non si rendono conto che invece continuano a danneggiare il mondobalneare..affossando chi meriterebbe tutele

  14. Rispondo volentieri ad Antonio a proposito del commento alla sentenza della Corte Costituzionale.

    Per cominciare faccio notare che l’ordinanza con cui il Consiglio di Stato ha sollevato la questione di legittimità costituzionale è del 16 agosto 2020, quindi ben prima che la Plenaria si pronunciasse e ben prima che il Presidente del Consiglio di Stato deferisse la questione delle concessioni balneari all’Adunanza Plenaria. La questione è stata sollevata dalla V Sezione, cioè quella Sezione che, a differenza della VI, ha riconosciuto la validità della proroga al 2033, sebbene in un obiter dictum e senza approfondire la questione. Il Presidente del Consiglio di Stato ha deferito la questione al più alto consesso della giustizia amministrativa, chiamato a decidere in funzione nomofilatica, proprio in ragione della costante giurisprudenza della VI Sezione rispetto alla applicabilità della Direttiva Servizi al settore balneare (per farla breve) e la recente posizione opposta della V Sezione. Poiché nella divisione delle funzioni all’interno del Consiglio di Stato la competenza in ordine agli atti comunali è della V e poiché le sentenze del TAR Lecce contro le posizioni dei Comuni “riottosi” è naturalmente di competenza di tale Sezione, il Presidente ha correttamente ritenuto che fosse necessario stabilire una linea unitaria dell’organo di grado più alto della giustizia amministrativa, chiamando a decide l’Adunanza Plenaria.
    In definitiva questo doppiopesismo visto dalla FIBA-Confesercenti non esiste proprio; diversi sono i tempi, diversi gli organi che hanno assunto le due iniziative e decisioni.

    In secondo luogo bisogna leggere con attenzione cosa dice il Consiglio di Stato, Sezione V (il giudice rimettente): “In primo luogo, il rimettente esclude che le disposizioni in esame (l’art. 177 del D.Lgs. 50/2016) violino la normativa e i principi dell’Unione europea, non costituendo recepimento di specifiche direttive e rappresentando «(meri) strumenti attuativi dei principi comunitari di concorrenza e di massima apertura al mercato»”. Quindi non si tratta di norme scritte dal legislatore nazionale sulla base di Direttive della UE, ma di norme ulteriori e più restrittive rispetto a quelle delle Direttive UE 23, 24 e 25/2014, si tratta infatti di norma «estranea al perimetro delle direttive UE 23, 24 e 25/2014, diretta ai concessionari in quanto tali, a prescindere dalla loro natura pubblica o privata, la cui ratio evidentemente risiede nella volontà del legislatore di restituire, a valle, parte della concorrenza “per il mercato” mancata a monte, secondo uno schema che ovviamente ha ad oggetto, in quota parte, le prestazioni relative alle concessioni a suo tempo affidate direttamente».

    In terzo luogo la V Sezione del Consiglio di Stato ritiene che: “l’obbligo imposto ai concessionari, essendo riferito all’intera concessione, sarebbe «suscettibile di comportare uno stravolgimento degli equilibri economico-finanziari sottesi allo stesso rapporto concessorio in questione, su cui si fondano le scelte di pianificazione ed operative del concessionario/imprenditore». L’attività di quest’ultimo sarebbe «ridotta a quella di una mera stazione appaltante, con l’unico compito di disciplinare ed attuare, secondo le direttive delle Linee Guida e degli enti concedenti, l’affidamento a terzi, estranei o a sé riconducibili, di quella che originariamente costituiva il proprium dell’unitaria concessione affidata dall’amministrazione». Le concessioni di cui si parla sono quelle di cui alla PARTE III – CONTRATTI DI CONCESSIONE – TITOLO I – PRINCIPI GENERALI E SITUAZIONI SPECIFICHE – CAPO I – PRINCIPI GENERALI del Codice dei Contratti Pubblici, regolate da Direttive DIVERSE dalla 2006/123, si tratta di concessioni di lavori pubblici e servizi pubblici, per le quali ai fini dell’affidamento è necessario un piano economico e finanziario che si tenga in equilibrio e che per nessuna ragione può essere stravolto in corso di esecuzione, neanche quando non siano stati affidati secondo le procedure di evidenza pubblica nella accezione tipica della UE.
    L’art. 164 del D,Lgs. 50/2016 chiarisce bene la differenza delle concessioni suddette rispetto alle concessioni come quelle demaniali marittime: “le disposizioni di cui alla presente Parte definiscono le norme applicabili alle procedure di aggiudicazione dei contratti di concessione di lavori pubblici o di servizi indette dalle amministrazioni aggiudicatrici, nonché dagli enti aggiudicatori qualora i lavori o i servizi siano destinati ad una delle attività di cui all’allegato II. In ogni caso, le disposizioni della presente Parte non si applicano ai provvedimenti, comunque denominati, con cui le amministrazioni aggiudicatrici, a richiesta di un operatore economico, autorizzano, stabilendone le modalità e le condizioni, l’esercizio di un’attività economica che può svolgersi anche mediante l’utilizzo di impianti o altri beni immobili pubblici”.

    Concludo brevemente con la considerazione che non si possono estrapolare parti di una sentenza per far sembrare ciò che non è, soprattutto è necessaria una grande onestà intellettuale nello scrivere certe cose, in quanto la lettura delle sentenze non è cosa semplice neanche per gli operatore del settore più avvezzi e coloro che non sono tecnici del diritto e che leggono i commenti o gli articoli non sempre sono in grado di verificare ciò che l’articolista afferma.
    Cordialità

  15. Ho letto le due sentenze e credo che jn quella della Consulta vi siano passaggi che possano essere sviluppati ed utilizzati a favore dell mondo balneare e che parlare di applicazione di “due pesi e due misure” non sia argomentazione produttiva di effetti benefici per la categoria.

  16. Questa è una vicenda che non può assolutamente concludersi come Suck e Mistral vorrebbero. Qui, nessuno vuole impadronirsi delle aree in concessione, una soluzione deve essere necessariamente trovata, invocare l’art 49 del codice della navigazione (del 1943) in questo “contesto”, è da FURFANTI a dir poco.

    • Nikolaus Suck says:

      Invocare le norme esistenti e vigenti non solo non è “da furfanti”, ma è doveroso. La società è la legalità si basano sul rispetto del diritto positivo (ius in civitate positum), una cosa identifica e deriva dall’altra reciprocamente.
      L’età di una norma è irrilevante. Abbiamo norme fondamentali tuttora vigenti che risalgono al 1865 e al 1848. Finché non vengono abrogate, si rispettano e vanno rispettate. Ed è da “furfanti” il contrario.

    • Nikolaus Suck says:

      Che cosa buffa Renzo…quelle che secondo te sarebbero le “abitudini SECOLARI” andrebbero rispettate, ma una norma giuridica di qualche decennio fa no? A proposito di “due pesi e due misure”…

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