Sib-Confcommercio Sindacati e associazioni

Concessioni balneari: senza un bando unico nazionale è il Far West

Si è tenuta ieri a Savona l’assemblea straordinaria del SIB

Si è tenuta ieri mattina, presso la sede di Confcommercio Savona, un’assemblea straordinaria del SIB (Sindacato Italiano Balneari) che ha visto la partecipazione di oltre 400 imprenditori, fra quelli in presenza e quelli collegati da remoto. Al centro del dibattito, il clima di incertezza che avvolge il rinnovo delle concessioni demaniali e l’urgenza di una risposta legislativa coordinata per evitare il caos amministrativo nei comuni costieri. Il sindacato ha lanciato un monito chiaro: la frammentazione dei bandi a livello locale non solo danneggia le imprese, ma rischia di alterare la concorrenza. La categoria chiede un intervento immediato del Governo per definire regole chiare e uniformi su tutto il territorio nazionale.

L’apertura dei lavori è stata fatta da Enrico Schiappapietra (Presidente Provinciale SIB Savona): «In Italia su 17 Comuni che hanno avviato gare, 13 sono in Liguria: questo dimostra che in Liguria si fa di più di quello che si fa nel resto d’Italia. Dobbiamo partecipare al bando e lo sappiamo, ma c’è chi dice che non possiamo partecipare perché quella concessione verrà cancellata. Noi ne facciamo una questione di impresa famigliare, ma ci sono grandi società che arrivano da fuori e tentano di aggiudicarsi le concessioni per fare solo business. Il nostro Tar dice che le gare devono essere assegnate entro maggio-giugno 2026, ma i nostri Comuni, anche volendo, non riuscirebbero mai. Solo per arrivare alla pubblicazione del bando ci vogliono 90 giorni, poi deve stare esposto per altri 30 giorni, e un altro mese serve per la presentazione delle proposte. A voler essere ottimisti ci vogliono almeno 5 mesi. Noi vogliamo che le cose vengano fatte, ma fatte bene e in tempi consoni».

 A seguire, è intervenuto Antonio Capacchione (Presidente Nazionale SIB): «Non potevo non essere in prima linea: noi la battaglia giudiziaria la faremo fino in fondo. Siamo l’unico sindacato che si è costituito, ma la soluzione deve esser legislativa, non può essere giudiziaria. Ci vuole un bando tipo che sia unico a livello nazionale. Non solo i contenuti dei bandi devono essere uniformi, ma anche la tempistica. Altrimenti è far west e questa è alterazione della concorrenza». Durante l’incontro è stato ribadito il ruolo centrale del Governo, atteso nei prossimi giorni per la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale della nuova norma che dovrebbe mettere ordine nella materia.

«Il ministro Salvini e il Governo hanno recepito il nostro appello sulla necessità di evitare una gestione confusa e caotica delle funzioni amministrative in materia, che rischiano di danneggiare o distruggere un importante settore economico efficiente e di successo – prosegue Capacchione – Rischiamo che la situazione già grave, per lo stato di incertezza sul futuro aziendale, possa addirittura peggiorare con gli Enti concedenti, Comuni e Autorità di Sistema portuale, che mettono a gara le aziende attualmente operanti con bandi di gara disomogenei e in un quadro normativo incompleto e anacronistico. È quanto sta già succedendo con comuni persino limitrofi, che hanno emanato bandi di gara per l’affidamento di porzioni di demanio marittimo con contenuto completamente diverso e persino con una tempistica diversa».

 Capacchione ha concluso: «In primo luogo bisogna evitare l’attuale far west, per cui ogni comune si inventa un proprio bando. Il bando tipo assicura un esercizio delle funzioni amministrative ordinato e uniforme, evitando disparità di trattamento fra aziende. In secondo luogo, siamo impegnati a tutelare le aziende attualmente operanti, che hanno avuto l’unico torto di aver creduto nelle leggi dello Stato. Lo Stato ha infatti “cambiato le carte in tavola” e tolto ai concessionari il diritto di insistenza alla loro scadenza. Senza questo diritto questi operatori non avrebbero scelto questo lavoro, fatto investimenti e costruito le loro aziende. Lo Stato non può tradire chi ha creduto nella sua parola. In terzo luogo, riteniamo che si debba salvaguardare un modello di successo come quello italiano, costituito prevalentemente da aziende a conduzione familiare, evitando l’accaparramento del demanio da parte di multinazionali o aziende speculative, interessate solo a fare business».

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