Attualità Cna Balneari

Concessioni balneari, il punto con Cristiano Tomei (Cna)

Dedichiamo il mese di agosto a una serie di interviste ai presidenti delle associazioni nazionali degli imprenditori balneari. Abbiamo rivolto le stesse sei domande a tutti, per riepilogare la questione e confrontare i diversi punti di vista. Iniziamo oggi con Cristiano Tomei, presidente Cna Balneatori.

Quest’anno il governo italiano ha varato un disegno di legge per il riordino delle concessioni demaniali marittime. Come giudica nel complesso i contenuti della proposta? Quali sono i punti positivi e quali i negativi?

«Nel complesso, esigiamo che il governo faccia di più. Abbiamo tutte le ragioni giuridiche per chiedere di scongiurare le evidenze pubbliche sulle attuali imprese balneari. Riconosciamo che nell’attuale disegno di legge, per come sta per essere emendato dai relatori dopo la proposta originaria dell’ex ministro Costa, ci sono quattro punti importanti e condivisibili: il legittimo affidamento, il riconoscimento del valore delle imprese, la riforma dei canoni, il turismo integrato fra strutture ricettive e aree in concessione. Ma ciò non basta: il rischio è ancora che arrivino le multinazionali o altri operatori economici a gestire le nostre spiagge, e non possiamo permetterci di smembrare un sistema che finora ha funzionato, trainando il 70% dell’intero settore turistico italiano. Perciò la piattaforma sindacale di Cna Balneatori, pur condividendo gli aspetti appena menzionati del ddl, invita a meglio declinare e approfondire tali principi per far sì che le imprese che già operano sul demanio marittimo restino dove stanno. Altrimenti, si creerebbe un danno incalcolabile non solo a trentamila famiglie, ma anche all’immagine turistica del nostro paese».

Due sembrano gli ostacoli principali all’approvazione del disegno di legge: le tempistiche strette e le recenti dimissioni da ministro di Enrico Costa, propositore del testo. A suo parere, quanto sono concrete le possibilità che questa riforma vada definitivamente in porto?

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«Noi non stiamo lavorando perché il disegno di legge non vada in porto, ma stiamo lottando costruttivamente affinché il disegno di legge contenga delle risposte reali per le attuali imprese e non mandi in liquidazione il sistema balneare italiano. Ma è necessario non avere fretta, prendendosi tutto il tempo necessario per approfondire ogni aspetto critico del ddl prima che questo approdi in aula».

Ipotizziamo che la riforma non vada in porto: cosa succederà dopo? Qual è il possibile scenario che i balneari potrebbero affrontare con un nuovo governo e in assenza di una legge?

«Il buon lavoro fatto finora non andrebbe comunque perduto. Il serrato dibattito tra imprese, sindacati, politica e istituzioni che come Cna Balneatori abbiamo messo in campo dallo scorso gennaio ha portato a notevoli miglioramenti nel disegno di legge, se pensiamo agli emendamenti in corso di approvazione che vanno ad aggiungere degli aspetti importanti alla stesura originaria».

L’instabilità degli ultimi governi italiani è forse una delle principali cause che hanno impedito il varo di una riforma per le concessioni balneari. Il settore dovrà continuare a fare i conti con dei mutamenti politici che continuano a predominare rispetto al senso di responsabilità per garantire una situazione stabile e duratura al Paese?

«Si tratta di una situazione inevitabile, se pensiamo all’enorme frequenza di appuntamenti elettorali che il nostro paese affronta. La maturità delle imprese e il confronto tra associazioni e politica devono proprio servire a non perdere il filo dei ragionamenti, al di là delle campagne politiche. Credo però che le imminenti elezioni nazionali saranno per i balneari diverse dalle precedenti, e rappresenteranno una sorta di spartiacque: dopo la sentenza della Corte di giustizia europea che ha fissato importanti principi come il legittimo affidamento, sarà difficile non parlare di cose concrete e perciò il confronto, per quanto acceso, dovrà per forza essere leale e convergere su aspetti ormai cristallizzati».

Le problematiche del settore balneare sono gravi, ma secondo le statistiche, la stagione estiva sta andando bene grazie alle presenze in aumento. Questo dimostra che il comparto ha ancora ottimi margini di crescita (e ci sono ancora ampie porzioni di litorale su cui aprire nuovi stabilimenti). Come è possibile sfruttare questo exploit a proprio favore?

«Il “doppio binario” (evidenze pubbliche solo per le nuove concessioni e non per quelle in essere) rimane la principale risposta a questi dati. In Italia c’è ampio spazio per realizzare nuove imprese balneari, tenendo ovviamente conto della sostenibilità ambientale con eco-architetture che si integrino con la natura e nel rispetto delle aree protette. Se a questo aggiungiamo le tante nuove tecnologie che stanno nascendo per la spiaggia, possiamo affermare che esiste un enorme potenziale per generare investimenti e occupazione lasciando le attuali aziende dove sono».

A ottobre tutto il settore balneare si ritroverà, come da tradizione, al SUN di Rimini per fare il punto della situazione, ma il clima sia tra gli imprenditori che tra gli espositori (questi ultimi i più penalizzati dalla situazione) è piuttosto teso e diviso. Si sente di lanciare un messaggio per arrivare a questo appuntamento con positività e senso di unità?

«Il messaggio è semplice: “No alla liquidazione del sistema balneare italiano“. Cna vuole scongiurare le evidenze pubbliche e lo ribadiremo anche al Sun di Rimini, con la nostra assemblea nazionale che sarà l’occasione per fare il punto su tutti gli aspetti del disegno di legge insieme al relatore Tiziano Arlotti e ad altri esponenti politici nazionali e regionali. E non ci saranno divisioni, perché l’unità più importante è quella delle imprese che ormai per l’80% si sentono rappresentate dalla piattaforma sindacale di Cna Balneatori».

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Alex Giuzio

Dal 2008 è giornalista specializzato in economia turistica e questioni ambientali e normative legate al mare e alle coste. Ha pubblicato "La linea fragile", un saggio sui problemi ecologici delle coste italiane (Edizioni dell'Asino, 2022), e ha curato il volume "Critica del turismo" (Grifo Edizioni 2023).
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