Sib-Confcommercio Sindacati e associazioni

Capacchione (Sib): ‘Fiduciosi su riforma spiagge, presto i fatti’

Il punto della situazione e le priorità del settore balneare secondo il presidente Sib-Confcommercio, che prosegue il nostro ciclo di interviste alle associazioni di categoria.

Terzo appuntamento per il nostro ciclo di interviste estive ai presidenti delle otto associazioni nazionali degli imprenditori balneari: abbiamo sottoposto cinque domande uguali per tutti, al fine di confrontare le posizioni e fare il punto della situazione. Oggi è il turno di Antonio Capacchione, presidente Sib-Confcommercio (nella foto). Sono già uscite nei giorni scorsi le interviste a Vincenzo Lardinelli (Fiba-Confesercenti, vedi articolo) e Cristiano Tomei (Cna Balneatori, vedi articolo).

Il nuovo governo è composto da due forze politiche che in campagna elettorale hanno avanzato proposte molto diverse per riformare le concessioni balneari: la Lega si è opposta alle evidenze pubbliche, mentre il Movimento 5 Stelle le ha accettate. Ora che i due partiti dovranno per forza accordarsi per scrivere una legge, cosa si aspetta che succederà nei prossimi 18-24 mesi?

«È stato grande l’apprezzamento dei balneari italiani per l’inserimento nel programma di questo governo della precisa e inequivocabile volontà politica di un “superamento degli effetti pregiudizievoli per gli interessi nazionali derivanti dall’applicazione della direttiva Bolkestein” (punto n. 29). Importante è stata anche l’approvazione da parte del Senato della risoluzione contro l’applicazione della direttiva Bolkestein alle spiagge presentata dai senatori Gasparri e altri nella seduta del 27 giugno 2018, per non parlare delle dichiarazioni contro l’applicazione della direttiva alle spiagge del ministro al turismo Centinaio nell’esposizione delle “Linee programmatiche in merito al turismo presentate alle commissioni Industria e Turismo di Camera e Senato” lo scorso 24 luglio.
Contrasta, purtroppo, con queste autorevoli e impegnative dichiarazioni, la concreta azione di governo con il mancato accoglimento della nostra richiesta di rinuncia all’impugnativa alle leggi liguri e la loro trasformazione in leggi nazionali; la mancata attivazione, nonostante le nostre innumerevoli sollecitazioni, di un tavolo di trattativa da parte dei ministri Centinaio, Stefani e Savona, oltre alla bocciatura di tutte le proposte emendative in favore dei balneari presentate dai parlamentari sui decreti legge Dignità e Milleproroghe.
Noi ci atteniamo e ci atterremo ai fatti. Comunque, al momento, nonostante queste criticità continuiamo a essere fiduciosi che alle parole seguiranno i fatti, confidando sulla serietà dei nostri interlocutori politici».

Se fosse lei a dover scrivere la riforma delle concessioni, quali sarebbero le tre priorità da convertire in legge?

«Scongiurare le gare con il superamento della Bolkestein, eliminare i canoni pertinenziali con una riforma che li renda giusti e sostenibili, applicare l’aliquota Iva al 10 % come per tutte le altre imprese turistiche. È intollerabile questa discriminazione verso la nostra categoria, che abbiamo potuto constatare anche per quanto riguarda la mancata reintroduzione dei voucher alle imprese balneari diversamente dagli altri settori turistici come gli alberghi».

Quanto ritiene importante un ritorno alla completa unità tra associazioni di categoria per risolvere l’annosa questione balneare? E quanto è disposto a lavorare in questa direzione?

«Come è noto, sono imputabili ad altre organizzazioni l’aver rotto l’unità sindacale e della categoria indebolendo, in tal modo, l’azione dei balneari. Sicuramente ci sono state incomprensioni e strumentalizzazioni e questo non ha aiutato.
Credo che l’unità si possa fare sugli obiettivi. Mi ha molto meravigliato, in queste settimane, che la nostra proposta di chiedere al governo di rinunciare all’impugnativa davanti alla Corte costituzionale avverso le leggi liguri e trasformare le stesse in leggi nazionali non sia stata condivisa e appoggiata anche dalle altre organizzazioni sindacali. Spero che non si continui ad anteporre le esigenze, legittime ma a questo punto assolutamente secondarie, di proselitismo sindacale alla concreta soluzione dei problemi della categoria. Poteva essere l’occasione di una ritrovata unità l’impedire che la Corte costituzionale elimini, il prossimo novembre, le leggi liguri (da tutti condivise) e dare un segnale ai funzionari di quella Regione affinchè procedano alla estensione trentennale della durata delle concessioni demaniali. Purtroppo così non è stato ed è veramente un peccato.
Comunque noi continueremo in questa nostra richiesta. L’unità è importante e la si può costruire sugli obiettivi concreti. Difendere le leggi liguri ed estendere la loro applicazione a tutto il territorio nazionale è uno di questi».

Un altro problema che minaccia la scomparsa delle imprese balneari è l’erosione costiera, diventata un’emergenza nazionale e dunque non più gestibile solo dalle amministrazioni comunali e regionali come fatto finora. Cosa dovrebbe fare secondo lei il governo per contrastare il fenomeno?

«Varare un grande progetto di tutela e di valorizzazione della costa coinvolgendo le Regioni, gli enti locali, le università e i centri di ricerca con l’attivazione delle ingenti risorse comunitarie. Il Sib si è già adoperato in questo senso e nelle prossime settimane si avrà contezza di questo».

Mettiamo da parte per un attimo i problemi e pensiamo al futuro del settore. Nonostante il blocco degli investimenti, non mancano le aziende che stanno proponendo innovazioni sulla spiaggia, soprattutto nel campo della tecnologia. Come si immagina che saranno cambiati gli stabilimenti balneari tra 10-20 anni, una volta risolta la situazione normativa?

«A mio avviso ci sarà una moltiplicazione dei servizi con una loro progressiva personalizzazione adattandoli alle specifiche esigenze dei vari utenti. Chi verrà nei nostri stabilimenti balneari troverà servizi e trattamenti sempre più individualizzati per una completa rigenerazione psicofisica. Non solo tecnologia ma anche cultura».

intervista a cura di Alex Giuzio

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Alex Giuzio

Dal 2008 è giornalista specializzato in economia turistica e questioni ambientali e normative legate al mare e alle coste. Ha pubblicato "La linea fragile", un saggio sui problemi ecologici delle coste italiane (Edizioni dell'Asino, 2022), e ha curato il volume "Critica del turismo" (Grifo Edizioni 2023).
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