Sib-Confcommercio

Capacchione (Sib): ‘Da Calenda parole false e inattendibili’

Il vicepresidente Sindacato italiano balneari - Confcommercio contesta le parole del ministro allo sviluppo economico.

Oggi il ministro Calenda si è nuovamente abbandonato a improvvide esternazioni su una materia che, si conferma, non conosce per nulla. Come riportato dalla stampa, il ministro avrebbe detto che “lo Stato incassa per le concessioni balneari 100 milioni di euro e sono circa 25mila”.

Francamente sconcerta che il ministro dello sviluppo economico confonda scioccamente (o furbescamente?) il presunto canone con “quanto lo Stato incassa” dalle concessioni demaniali marittime. Sembra davvero non conoscere (o fa finta di non conoscere per scatenare la pubblica indignazione) che il canone demaniale costituisce solo una parte dei costi che sopportano i balneari italiani. Come non ricordare che l’Iva che pagano i balneari italiani (al 22%) è non solo pari a più del doppio di quello di tutte le altre imprese turistiche del nostro Paese (al 10%), ma è anche la più alta d’Europa (pari al triplo di quella francese e al quadruplo di quella spagnola). E si potrebbe continuare con la Tari (che si applica all’intera superficie fino a dove ci sono le conchiglie) o all’applicazione dell’Imu (unica categoria di non proprietari), eccetera.

Ma anche a voler far riferimento al solo canone demaniale (cosa che, comunque, scorrettamente non fa!), il ministro Calenda ricava, banalmente, il costo delle concessioni demaniali dividendo il dato – presunto – dei canoni con il numero – presunto – delle concessioni senza aver effettuato nessuna verifica sulla correttezza di quei dati e tralasciando gli enormi squilibri fra concessionari. Infatti, come ben sanno tutti i settori della pubblica amministrazione competenti per materia (Agenzia del demanio, Ministero dell’economia, Regioni e Comuni), per la pluralità dei soggetti gestori, non si conoscono dati certi sia sul numero delle concessioni demaniali marittime (tanto che il ministro per gli affari europei nel 2015 ha chiesto a tutti i Comuni italiani i relativi dati) sia l’effettiva entità del gettito del canone demaniale, perché vi sono delle Regioni (come la Sicilia) in cui lo stesso non va allo Stato e quindi non viene contabilizzato. A ciò si aggiunga che, nella stessa contabilizzazione, non sono comprese le maggiorazioni regionali che, in alcuni casi, prevedono persino il raddoppio del canone medesimo. Il risultato è un sistema, oltre che confuso, certamente ingiusto per i concessionari, con la conseguenza che ci sono balneari che pagano poco e altri così tanto da subire procedure di decadenza e, quindi, di perdita dell’azienda per mancato pagamento (circostanza impossibile da spiegare se la questione fosse così “elementare” come la descrive il ministro Calenda!). E questo lo sanno ormai tutti coloro (ma proprio tutti!) che, da tempo, sono impegnati per una riforma del settore (invocata proprio dai balneari) per un sistema più giusto ed efficiente.

In definitiva, i dati riportati dal ministro Calenda relativi sia al numero delle concessioni che al gettito delle stesse sono falsi, inattendibili e parziali. E ciò è davvero grave quando a dichiararlo è un ministro delle Repubblica addirittura preposto allo sviluppo economico!

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Antonio Capacchione

Avvocato, presidente nazionale del Sindacato italiano balneari - Fipe Confcommercio dal 2018, già vicepresidente vicario.
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