Attualità

Canoni pertinenziali, confronto tra Anci e Agenzia del demanio

Il problema delle pertinenze demaniali, con canoni aumentati del 300% in un anno, sta mandando in fallimento centinaia di imprenditori balneari italiani. L'Anci invita l'Agenzia del demanio a discutere su una soluzione.

Non tutti i canoni marittimi demaniali sono uguali. Anzi, alcuni imprenditori balneari italiani a partire dal 2007 si sono visti aumentare vertiginosamente il loro canone, con incrementi dal +300% al + 1500% da un anno all’altro. Si tratta delle cosiddette pertinenze demaniali, cioè quelle costruzioni, realizzate da privati in aree di concessione, che risultano incamerate dallo Stato. La legge 296 del 27 dicembre 2006, meglio conosciuta come Finanziaria 2007, permette infatti all’Agenzia del demanio di rideterminare i canoni annui relativi alle concessioni che ospitano tali strutture, introducendo un sistema di calcolo commisurato ai valori di mercato che ha aperto, appunto, all’istituzione di cifre molto elevate.

Oltre che di difficile risoluzione, il problema è molto grave poiché ha mandato sull’orlo del fallimento centinaia di imprenditori balneari in tutta la penisola. Secondo Cristiano Tomei, coordinatore di Cna Balneatori, è infatti urgente «trovare una soluzione all’eccessiva onerosità dei canoni demaniali pertinenziali per evitare che molte piccole e medie imprese balneari chiudano i propri battenti».

In prima linea per risolvere questo problema si è posta l’Associazione nazionale comuni italiani, che già lo scorso 27 marzo, nell’ambito della consulta delle città del mare, aveva inserito tra gli ordini del giorno il problema dei canoni demaniali pertinenziali, assumendo l’impegno di istituire incontri e tavoli tecnici alla ricerca di soluzioni efficaci (vedi notizia precedente).

All’assunzione di questa responsabilità è seguito, ieri, il primo passo concreto. Il delegato nazionale Anci al demanio marittimo Luciano Monticelli, a cui va il merito principale per la presa di coscienza del problema e la celerità di azione, ha inviato una lettera a Stefano Scalera, direttore nazionale dell’Agenzia del demanio, per segnarargli il problema delle pertinenze demaniali e invitarlo a un incontro per confrontarsi sull’argomento. Riportiamo qui di seguito il testo integrale della missiva (clicca qui per scaricare il pdf originale).

Gentile Direttore,

Le scrivo per sottoporre alla Sua attenzione la delicata situazione all’attenzione dei Comuni costieri riguardo le concessioni demaniali marittime inerenti la conduzione delle c.d. pertinenze demaniali. La determinazione dei canoni sulle pertinenze demaniali marittime, ossia le costruzioni e le altre opere appartenenti allo Stato che esistono entro i limiti del demanio marittimo e del mare territoriale, risulta ad oggi problematica e confusa.

Si tratta di beni, realizzati da privati in aree di concessione, che risultano incamerati dallo Stato, per i quali, la Legge 27 dicembre 2006, n. 296 (legge finanziaria 2007) nel provvedere a rideterminare i relativi canoni annui per concessioni con finalità turistico-ricreative già rilasciate o rinnovate, nel sopprimere l’incremento del 300% delle misure unitarie per il calcolo del canone, ha introdotto un sistema di calcolo commisurato ai valori di mercato. Ciò ha determinato, per alcune di queste concessioni, un aumento considerevole delle somme dovute all’Erario, con importi molto elevati a decorrere dal 2007.

Sebbene i Comuni, delegati alla gestione delle funzioni amministrative, provvedono ad una mera attività materiale di quantificazione dei canoni e alle richieste di pagamento, non Le nascondo che l’applicazione di questa disposizione normativa provoca non poche difficoltà in relazione alle contraddittorie sentenze della giurisprudenza, sia amministrativa che ordinaria, che investite del contenzioso ,hanno determinato le modalità applicative, con profonde differenze e variazioni.

Tra queste vi è la incertezza della qualificazione della natura delle attività esercitate in questi beni demaniali, se sono cioè da ascriversi alla categoria “Commerciale” o “Terziario”, fondamentale per una corretta applicazione del canone, con la profonda differenza tra i valori medi unitari, e quindi canoni, molto diversi per attività sostanzialmente uguali.

L’applicazione del canone commisurato ai valori di mercato, senza una chiarezza di classificazione della categoria a cui ricondurre le attività esercitate sui beni pertinenziali, ha comportato un’ applicazione disomogenea sul territorio, con gravi ripercussioni sulla gestione e sostanziali disparità di trattamento.

In presenza di questa condizione generale, al fine di garantire una uniforme applicazione della normativa, tutelando la corretta applicazione da parte degli Uffici degli enti compententi, si richiede un incontro urgente per confrontarci e per individuare insieme possibili soluzioni, con l’obiettivo di una deflazione del contenzioso e nel reciproco interesse dell’Erario, degli operatori del settore e degli enti locali.

Certo di una Sua cortese risposta, colgo l’occasione per porgerLe i più cordiali saluti.

Luciano Monticelli

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