Opinioni

Bolkestein, la proposta: ”Riformare spiagge come i porti turistici”

Il capitano di vascello Angelo Zerilli dice la sua dopo le parole dell'ex commissario europeo. Riceviamo e pubblichiamo la sua lettera aperta inviata a Bettina Bolla, presidente di Donnedamare e organizzatrice dell'evento di mercoledì scorso a Roma.

Cara Bettina,

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Ero presente alla giornata di Roma con Frits Bolkestein e voglio rappresentarti il mio pensiero in merito a quello che ho sentito.

Innanzitutto concordo con quanto è stato pubblicato su tutti i giornali italiani circa il fatto che una bionda “Masaniello” sia stata capace di unire in una annosa battaglia tutto il popolo delle oltre 30.000 aziende che operano sulle spiagge del nostro Belpaese.

Per quanto riguarda, invece, l’annosa questione determinata dalla direttiva Servizi, mi fa strano pensare che ci siano voluti 12 anni per avere dall’ex commissario europeo Bolkestein un chiarimento circa lo status della concessione demaniale marittima come “bene” e non come “servizio”. Ora, dato che questa affermazione è solo una sua interpretazione, per il futuro sarà necessario normare in merito e a tal proposito vorrei proporre una ipotesi di soluzione che certamente tu potrai fare adeguatamente valutare.

Molto semplicemente vorrei rifarmi a quanto già in vigore per i porti turistici. Come sai, i molti “marina” sono stati costruiti applicando un decreto del Presidente della Repubblica, il famoso “decreto Burlando”, che quando ero ancora nell’amministrazione statale ho contribuito a redigere e successivamente ad applicare con successo su tutto il territorio nazionale.

I porti turistici costruiti con fondi privati, mediante il rilascio di una concessione di costruzione e gestione, al termine del periodo di concessione vengono incamerati dallo Stato, che dopo l’incameramento pone il porto all’asta per il rilascio di una successiva concessione più ridotta nel tempo e di sola gestione. La durata della concessione è in funzione dell’ammontare dell’investimento sostenuto per la realizzazione, ma vi è la possibilità di richiedere una proroga per le spese che il gestore deve sostenere per un adeguamento strutturale finalizzato al mantenimento degli standard degli altri porti sia nazionali che stranieri, oltre che dal cambiamento delle regole del mercato determinatosi negli anni trascorsi dalla costruzione.

Tali principi, a mio modesto avviso, potrebbero essere adottati per le concessioni assentite ai balneari. Mi spiego meglio: le nuove concessioni, da rilasciare non più con licenza ma con atto formale, potrebbero avere una durata rapportata ai costi che vengono sostenuti per la realizzazione dell’insieme dei servizi che si propongono (bar, ristoranti, alberghi, eccetera). Prima della scadenza, il concessionario potrà richiedere una proroga (e non un rinnovo) commisurata ai costi di un adeguamento funzionale dei servizi. I vecchi concessionari potranno avere un termine di “XX” anni per richiedere a loro volta una proroga commisurata agli investimenti necessari per i loro adeguamenti funzionali, anche perché la maggior parte di loro negli ultimi anni nion ha effettuato alcuna miglioria, data la spada di Damocle costituita dalla Bolkestein. Il tutto potrebbe essere condito dalla previsione che, qualora vi fosse necessità di effettuare ripascimenti costieri, i relativi costi verrebbero compresi tra quelli necessari per l’ottenimento della proroga.

Per ultimo, la legge dovrebbe prevedere che una sostanziale percentuale (tra il 30 e il 50%) dei canoni demaniali versati allo Stato venga utilizzata dalla Regione di riferimento esclusivamente per combattere l’erosione costiera, che è il vero enorme problema che grava sul futuro del nostro turismo balneare.

Cara Bettina, ancora i miei più vivi complimenti per il risultato del tuo lavoro.

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Angelo Zerilli

Capitano di vascello
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