Attualità

“Bolkestein, basta chiacchiere: le imprese balneari hanno bisogno di certezze”

Mallegni (Forza Italia): "Gli investimenti sul demanio sono fermi, occorre scrivere subito i decreti attuativi"

«Siamo tutti concordi dell’assurdità della direttiva europea Bolkestein, ma siamo anche pragmatici nell’affermare che le imprese in concessione demaniale (stabilimenti balneari, porti, approdi, ristoranti, negozi, eccetera) non hanno più bisogno di proroghe, bensì di certezze». Lo afferma Massimo Mallegni, capo del dipartimento nazionale Turismo di Forza Italia, commentando gli emendamenti in discussione al decreto milleproroghe in materia di concessioni balneari. «Sono anni che gli investimenti sulle spiagge si sono affievoliti per l’incertezza del futuro. Le banche revocano i fidi o non ne danno altri, perché a concessioni scadute non vi sono garanzie. Insomma, un settore che contribuisce per circa il 20% al Pil turistico nazionale è lasciato nell’incertezza. Quindi, o chi ha fatto promesse le mantiene facendo uscire le concessioni demaniali italiane dalla Bolkestein, oppure dobbiamo immediatamente scrivere i decreti attuativi, i cui contenuti sono già presenti nella legge sulla concorrenza approvata lo scorso agosto».

I decreti attuativi, sottolinea Mallegni, dovranno prevedere quanto segue:

  1. La mappatura, quindi la determinazione di criteri omogenei per l’individuazione delle aree suscettibili di affidamento in concessione, assicurando l’adeguato equilibrio tra le aree demaniali in concessione e le aree libere o libere attrezzate, nonché la costante presenza di varchi;
  2. In sede di affidamento della concessione, adeguata considerazione degli investimenti, del valore aziendale dell’impresa e dei beni materiali e immateriali;
  3. Un punteggio e un’adeguata considerazione, ai fini della scelta del concessionario, della qualità e delle condizioni del servizio offerto agli utenti;
  4. Un punteggio per l’esperienza tecnica e professionale già acquisita in relazione all’attività oggetto di concessione, anche da parte di imprese titolari di strutture turistico-ricettive che gestiscono concessioni demaniali;
  5. Un punteggio per valutare la posizione dei soggetti che, nei cinque anni antecedenti l’avvio della procedura selettiva, hanno utilizzato una concessione quale prevalente fonte di reddito per sé e per il proprio nucleo familiare;
  6. Previsione della durata della concessione per un periodo non superiore a quanto necessario per garantire al concessionario l’ammortamento e l’equa remunerazione degli investimenti autorizzati dall’ente concedente;
  7. Definizione di criteri uniformi per la quantificazione di canoni annui concessori che tengano conto del pregio naturale e dell’effettiva redditività delle aree demaniali;
  8. Definizione di criteri uniformi per la quantificazione dell’indennizzo da riconoscere al concessionario uscente, posto a carico del concessionario subentrante;
  9. Il diritto di prelazione per i concessionari uscenti.

«Questa oggi è la vera sfida. Basta chiacchiere!», tuona Mallegni. «Debbono essere approvati uno o più decreti legislativi volti a riordinare e semplificare la disciplina in materia di concessioni demaniali marittime, con esclusione delle concessioni relative ad aree, strutture e infrastrutture dedicate alla cantieristica navale, all’acquacoltura e alla mitilicoltura. Ora o mai più. Le imprese hanno bisogno di certezze».

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