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Bolkestein, balneari preoccupati: ”Legge prima del voto”

Parte la campagna per chiedere una riforma entro fine anno. Ma ci sono alcuni aspetti controversi della vicenda.

È passato un mese e mezzo da quando il ministro al turismo Gian Marco Centinaio, alla fiera Sun di Rimini, ha promesso che entro dicembre il governo avrebbe elaborato un documento da portare in Europa per discutere l’uscita delle concessioni balneari dalla direttiva Bolkestein, e di conseguenza la loro esclusione dalle procedure di gara. In questo lasso di tempo, il ministro ha chiesto a tutte le associazioni di categoria di indicare i nomi dei loro tecnici per istituire un tavolo di lavoro comune. Le sigle hanno prontamente risposto, ma il tavolo non ha ancora una data ufficiale di convocazione e manca solo un mese per mantenere la promessa. I balneari sono insomma preoccupati di trascorrere l’ennesimo Natale senza certezze sul loro futuro, e per questo molti imprenditori stanno condividendo sui loro profili Facebook l’immagine che anche noi pubblichiamo in questo articolo, diffusa dalla pagina “La base balneare”. Il timore è che la vicenda venga trascinata fino alla prossima primavera, quando andremo a votare per le elezioni europee, costruendo così l’ennesima campagna elettorale sulla pelle ormai martoriata dei balneari.

Il settore ha bisogno di misure immediate che non sono ancora arrivate, e pur confidando nella buona fede e nel reale impegno del ministro Centinaio, ci sono alcuni aspetti controversi che non possono essere trascurati:

  1. Non si capisce perché occorra portare un documento in Europa, quando basterebbe approvare una legge in Italia. L’attuale governo sta procedendo in autonomia da Bruxelles su aspetti fondamentali come la manovra finanziaria; perché invece non lo vuole fare sui balneari? E perché si vuole andare a discutere con una commissione e un parlamento in scadenza tra pochi mesi?
  2. Escludere le concessioni demaniali marittime dall’ambito della direttiva europea Bolkestein, come ha più volte ripetuto il ministro, non basta per risolvere la situazione. Occorre al contempo stabilire una nuova durata delle concessioni dopo la loro scadenza del 31 dicembre 2020, nonché risolvere altri gravi problemi come i canoni Omi che stanno uccidendo trecento stabilimenti pertinenziali, l’aliquota Iva al 22% anziché al 10% come per le altre imprese turistiche, gli esosi balzelli fiscali di Imu e Tari, il riconoscimento del valore commerciale, l’articolo 49 del Codice della navigazione che toglie il diritto di proprietà dei balneari sui loro manufatti. Ed è possibile fare tutto questo anche restando all’interno della Bolkestein, anzi sfruttando le ampie maglie esistenti in questa direttiva (scarsità della risorsa, interesse transfrontaliero certo, eccetera). Come si intende gestire l’uscita delle spiagge dalla Bolkestein, sapendo che in tal caso queste finiranno nel ben più stringente ambito del Trattato di Lisbona, il quale prevede le gare indiscriminate per qualsiasi concessione pubblica? E perché non si è ancora cominciato a lavorare su una riforma organica e completa, a distanza di mesi dalle prime promesse che il ministro ha iniziato a fare lo scorso agosto?
  3. Sul fronte interno continua a esserci l’incognita del Movimento 5 Stelle, che non ha mai nascosto di pensarla diversamente dalla Lega sulla Bolkestein (i primi propongono un periodo transitorio di 15 anni e poi le evidenze pubbliche, i secondi la totale esclusione dalle gare). Come intendono mettersi d’accordo i due partiti di maggioranza su questo tema?
  4. In questa fase di attesa, il governo non ha fatto alcun gesto concreto di vicinanza ai balneari, come per esempio il ritiro dell’impugnativa contro la legge della Regione Liguria che estendeva le concessioni di trent’anni, chiesto da tutte le associazioni di categoria. Perché si continuano a pronunciare parole di vicinanza ai balneari, mentre i fatti finora sono andati nella direzione opposta?
  5. La categoria è in generale esasperata e chiede soluzioni immediate: la questione Bolkestein sta andando avanti da ben dieci anni e le concessioni demaniali marittime scadranno il 31 dicembre 2020, tra appena due anni. Nessun imprenditore può continuare a investire senza avere certezze sul suo futuro; a maggior ragione i tanti balneari che hanno subìto gravi danni dalle recenti mareggiate non sono in grado di ricostruire le loro aziende, con una scadenza così ravvicinata.
  6. La materia del demanio marittimo è molto complessa e una sua riforma organica richiede tempi molto più lunghi rispetto a quelli che il governo ha a disposizione. Perché nel frattempo non si approva una misura temporanea di salvaguardia tramite un emendamento alla legge di bilancio, come è già stato fatto nel 2016 dopo la sentenza della Corte di giustizia europea che ha bocciato la proroga al 2020?

Sarebbe opportuno che qualche esponente di governo, tra i vari ministri competenti in materia, rispondesse a queste domande per tranquillizzare la categoria. Nel frattempo i balneari stanno seguendo con trepidazione l’iter di approvazione della legge di bilancio, nella speranza che fra le decine di emendamenti presentati dalle varie forze politiche, qualcuno riesca a ottenere il voto positivo. Le promesse del ministro Centinaio possono infatti essere facilmente contenute nella manovra che il governo deve varare entro la fine dell’anno: solo così è possibile restituire il respiro a migliaia di famiglie che hanno un cappio intorno al collo senza avere alcuna colpa.

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Alex Giuzio

Dal 2008 è giornalista specializzato in economia turistica e questioni ambientali e normative legate al mare e alle spiagge. Ha pubblicato "La linea fragile", un saggio sui problemi ecologici delle coste italiane (Edizioni dell'Asino, 2022), e ha curato il volume "Critica del turismo" (Grifo Edizioni 2023).
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