Nel dibattito sulla riforma delle concessioni balneari c’è un aspetto che rischia di restare in secondo piano rispetto alle questioni legate alle imprese, agli indennizzi e alle modalità di assegnazione delle spiagge: il futuro dei lavoratori. A riportarlo al centro della discussione sono Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs, che hanno inviato una nuova lettera congiunta al ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini, chiedendo di essere coinvolte prima dell’approvazione definitiva del bando-tipo nazionale.
Le tre organizzazioni sindacali contestano l’assenza, nella bozza presentata dal ministero il 30 settembre 2026, di garanzie vincolanti sufficienti a tutelare il personale nel passaggio da un concessionario uscente a quello subentrante. Secondo i sindacati, il documento affida la tutela occupazionale principalmente a criteri premiali nell’attribuzione dei punteggi di gara, senza imporre obblighi generalizzati di mantenimento dei posti di lavoro.
Il rischio evidenziato dalle organizzazioni riguarda sia i dipendenti impiegati durante tutto l’anno sia i lavoratori stagionali, il cui reddito dipende in larga misura dall’attività degli stabilimenti balneari. Per le tre sigle, la continuità occupazionale non può essere affidata esclusivamente alla scelta discrezionale dell’impresa che si aggiudicherà una concessione.
Le tre richieste al governo
Nella lettera, Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs indicano tre interventi che, a loro giudizio, dovrebbero essere introdotti nel bando-tipo.
Il primo è l’obbligo di mantenere in servizio il personale impiegato dal concessionario uscente, sul modello delle disposizioni previste per determinati cambi di appalto nel settore pubblico. La richiesta punta a evitare che il cambio di gestione si traduca automaticamente nella perdita del posto di lavoro per chi già opera nello stabilimento.
Il secondo riguarda l’applicazione dei contratti collettivi nazionali sottoscritti dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative a livello nazionale. L’obiettivo dichiarato è contrastare la concorrenza basata sulla riduzione del costo del lavoro e garantire condizioni contrattuali adeguate al personale impiegato.
La terza richiesta è l’introduzione di conseguenze incisive per il concessionario subentrante che violi le disposizioni in materia di lavoro, salute e sicurezza, fino alla perdita della concessione nei casi previsti.
Si tratta di proposte avanzate dai sindacati, che chiedono al ministero di inserirle nel testo prima della sua emanazione definitiva. Non sono, allo stato attuale, obblighi che si possano considerare già recepiti nella bozza.
Una richiesta di confronto rimasta senza risposta
La lettera del 9 ottobre si inserisce in un confronto che le organizzazioni sindacali cercano di aprire da mesi. Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs riferiscono di avere già chiesto prima dell’estate un incontro al ministro Salvini, senza ricevere risposta, e di avere inviato una nuova sollecitazione nei giorni precedenti alla pubblicazione del comunicato congiunto. La richiesta è stata trasmessa per conoscenza anche al ministro del Turismo Gianmarco Mazzi.
Per le tre sigle, il percorso che porterà alle nuove gare non può limitarsi alla definizione delle garanzie economiche per i concessionari uscenti e dei criteri di selezione delle imprese. Deve affrontare anche le conseguenze occupazionali del cambio di gestione, in un comparto che impiega migliaia di persone e vede crescere sensibilmente il numero degli addetti durante la stagione estiva.
Il lavoro nella riforma delle concessioni
La questione assume particolare rilievo mentre i Comuni si preparano a utilizzare il bando-tipo nazionale per organizzare le procedure di assegnazione delle concessioni demaniali marittime a uso turistico-ricreativo.
Secondo i sindacati, criteri premiali che attribuiscano punti alle imprese disponibili a tutelare l’occupazione non sono sufficienti a garantire la continuità lavorativa: un concorrente potrebbe comunque decidere di non assumere il personale uscente e puntare su altri elementi della propria offerta.
La richiesta rivolta al ministero è quindi di intervenire prima che il testo diventi definitivo, introducendo regole capaci di rendere effettive le tutele per i lavoratori. L’obiettivo dichiarato dalle organizzazioni è evitare che la riassegnazione delle spiagge, pur necessaria nel quadro della riforma, produca una maggiore precarietà occupazionale o una competizione fondata sul peggioramento delle condizioni contrattuali.
Il confronto resta aperto. La posizione dei sindacati riporta così l’attenzione su una delle questioni sociali della riforma balneare: come garantire che il cambiamento nella gestione delle concessioni non disperda le competenze professionali e l’esperienza di chi lavora negli stabilimenti.
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