Attualità

”Balneari: sì al legittimo affidamento, no agli inganni”

I relatori del ddl sulle concessioni demaniali marittime ripercorrono i punti salienti della questione: ''Legge in aula tra giugno e luglio''.

BELLARIA – «Stiamo lavorando per proteggere le attuali imprese balneari e non per distruggerle, ma dobbiamo farlo costruendo una norma solida e senza prendere in giro la categoria. Potremo sembrare impopolari, ma siamo invece ragionevoli». Sergio Pizzolante e Tiziano Arlotti, deputati Ncd e Pd, si rivolgono ancora agli imprenditori balneari romagnoli per motivare i contenuti della legge-delega – di cui sono relatori alla Camera – sulla riforma delle concessioni balneari. E lo fanno nella platea gremita del Palazzo del turismo di Bellaria Igea Marina (Rimini), località particolarmente problematica per gli imprenditori del settore, dal momento che l’amministrazione comunale intende anticipare i bandi già da quest’anno (vedi notizia), nonostante l’opposizione della categoria.

I due deputati, hanno detto all’incontro organizzato ieri sera dall’associazione Amici di Bellaria Igea Marina, intendono incardinare la legge in aula «tra giugno e luglio», definendo attentamente ogni aspetto «per avere tutte le carte in regola davanti al’Europa» e poter così «negoziare la durata del periodo transitorio». In particolare, secondo Arlotti «dare 30 anni a tutti significherebbe sbattere contro il muro del primo tribunale, mentre occorre lavorare sul concetto di legittimo affidamento da definire caso per caso», ha rimarcato il deputato del Pd, sostenuto dal suo collega Pizzolante che ha bollato il progetto di legge della Regione Liguria, presentato in questi giorni per prorogare le concessioni di trent’anni, come «uno spot elettorale, una presa in giro ai balneari che non potrà che essere cassato, proprio come fu per l’analogo provvedimento della Regione Emilia-Romagna di qualche anno fa». Ma non è dello stesso avviso l’avvocato Stefano Zunarelli, esperto e docente in demanio marittimo, che ha invitato il governo ad avere «una posizione negoziale più forte in Europa», dal momento che «l’Italia è l’unico paese in cui si sta discutendo di evidenze pubbliche sulle concessioni balneari, mentre su altri paesi si è chiuso più di un occhio».

Intanto, ci si chiede come si potrà procedere tecnicamente con il regime del “doppio binario”, che metteva d’accordo la maggior parte delle associazioni balneari (prevedendo immediate evidenze pubbliche solo per le spiagge libere), ma su cui insiste la minaccia della mancanza di dati certi: all’audizione della scorsa settimana (vedi notizia), i dirigenti dell’Agenzia del demanio hanno ufficializzato che in Italia esistono circa 22 mila concessioni demaniali marittime, sostenendo però che non ci sono altre statistiche, a causa del mancato aggiornamento della banca dati ministeriali da quando la competenza in materia è passata alle Regioni. E finché queste 22 mila concessioni non si tradurranno in un numero preciso di chilometri occupati, il dato essenziale per motivare il doppio binario non sarà completo. Stimolato sull’argomento, Arlotti ha manifestato l’intenzione di «andare fino in fondo con l’estrapolazione di tutti i dati a noi necessari».

Nel ripercorrere la vicenda delle concessioni balneari, Arlotti ha poi rimarcato che «se ci troviamo in questa situazione di incertezza a dieci anni dalla direttiva Bolkestein, è perché la politica non è mai riuscita a mettere in piedi dei provvedimenti adeguati in materia di demanio marittimo. Lo scorso 14 luglio la sentenza della Corte di giustizia europea ha stabilito che le proroghe automatiche sono illegittime e che le concessioni balneari devono andare alle evidenze pubbliche: si tratta di un punto fermo a cui tutti devono sottostare, senza alcuna scorciatoia possibile. Per cui, dare 30 anni a tutti significherebbe sbattere ancora contro un muro, varando una legge facilmente impugnabile. Dal momento invece che la stessa sentenza riconosce la necessità del legittimo affidamento per tutte quelle imprese che fino al 2009 potevano contare sul rinnovo automatico e sul diritto di insistenza, e che hanno dunque sostenuto investimenti di una certa portata, occorre tutelare questo principio stabilendolo caso per caso, perché diversi sono stati i percorsi di ciascun stabilimento balneare. Infatti la legge-delega a cui stiamo lavorando intende istituire un congruo periodo transitorio, il riconoscimento della professionalità e la garanzia del valore commerciale, tutelando chi ha costruito e valorizzato il settore balneare italiano e sbloccando allo stesso tempo gli investimenti. Altri concetti che abbiamo già intenzione di chiarire sono poi quelli della facile e difficile rimozione e del ruolo delle Sovrintendenze. Fatte le dovute integrazioni e audizioni, sono convinto che riusciremo a portare questa legge in aula tra giugno e luglio».

Una legge che, ha sottolineato Pizzolante, «vuole proteggere gli investimenti, la storia e il valore del turismo balneare italiano, e non distruggerli come qualcuno ci accusa. Il settore è un’eccellenza del nostro paese e abbiamo intenzione di rigenerarlo, spingendo la crescita e tutelando allo stesso tempo il modello basato sulle piccole e medie imprese familiari che ci ha fatto forti nel mondo. Il dibattito su questa questione è virulento, ma ce ne stiamo occupando con le leggi e non con le chiacchiere, e questa serietà ci viene riconosciuta dalla gran parte degli operatori del settore. Non possiamo permetterci di raccontare bugie, poiché le norme devono reggere al vaglio del parlamento e dei tribunali: le nostre azioni potranno sembrare impopolari, ma sono ragionevoli e non possono certo istituire una proroga di 30 anni o cancellare la Bolkestein, se non vogliono essere degli imbrogli, come invece è il progetto di legge della Regione Liguria. Il concetto del regime transitorio serve appunto a passare da un regime all’altro, implicando l’accettazione delle evidenze pubbliche ma tutelando allo stesso tempo il legittimo affidamento delle imprese esistenti, che non possono essere cancellate per legge. Poi arriveranno le procedure di gara, è vero, ma non saranno aste, bensì selezioni in base a dei criteri da noi definiti nell’interesse degli atuali imprenditori. L’importante è che la transizione sia più lunga possibile, da negoziare con l’Europa non appena avremo definito una legge organica su cui auspico possa convergere una larga maggioranza. La questione è complessa, c’è chi chiede le evidenze pubbliche subito e chi non le vorrebbe mai; io non sono d’accordo con nessuno di questi due estremi, ma l’obiettivo è comune: proteggere le nostre imprese e far ripartire gli investimenti e l’innovazione per tornare a essere competitivi».

A queste parole, l’avvocato Zunarelli ha ribattuto sostenendo che «la sentenza europea del 14 luglio è stata il punto terminale di un percorso in cui il governo italiano si è mosso piuttosto male, poiché ha dato per scontato che quelle balneari fossero delle autorizzazioni ai sensi della direttiva Bolkestein, e non delle concessioni di beni quali effettivamente sono. Questo approccio ha portato a un’inevitabile sentenza negativa, e ancora non capisco perché l’Italia non abbia inserito questo elemento nella sua difesa, mentre lo ha fatto, per esempio, la Grecia. Per onestà intellettuale, non si può negare che l’Italia è l’unico paese in cui si sta discutendo di evidenze pubbliche sulle coste, mentre l’avere avuto una posizione negoziale più forte avrebbe evitato tutto questo. Mantenere le concessioni balneari al di fuori della direttiva Bolkestein avrebbe implicato comunque il rispetto dei trattati, è vero, ma questi stabiliscono solo i princìpi di trasparenza e parità di trattamento, e non la liberalizzazione dei servizi sul mercato, per cui avremmo potuto tutelare meglio gli interessi degli attuali imprenditori, pur continuando a praticare le evidenze pubbliche per le nuove assegnazioni, con cui abbiamo sempre convissuto perché previste dal Codice della navigazione. Detto ciò, la situazione si è fatta ormai molto complessa e la legge-delega sta tentando di risolverla in modo serio, ma a mio parere dovrebbe puntare di più su tre elementi: la non scarsità delle risorse naturali (che apre alle evidenze pubbliche solo per le nuove concessioni), l’interesse transfrontaliero certo (la Corte Ue ha affermato che la Bolkestein si applica solo alle concessioni di rilevanza economica europea, gli stabilimenti balneari lo sono?) e il legittimo affidamento (chi ha avuto un titolo fino al 2009 ha il diritto di una tutela economicamente sostenibile dei propri investimenti). Per cui, invito a non avere una posizione di sudditanza nei confronti dell’Europa: nessuno ha avuto da ridire quando Spagna e Portogallo hanno istituito delle proroghe dai 30 ai 75 anni, anzi si è chiuso più di un occhio, e i paesi nordici sono stati altrettanto bravi a tutelare i loro porti, sui quali insiste il loro principale interesse economico. Proprio come dovrebbe essere per il turismo balneare italiano, che richiede maggiori certezze».

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Alex Giuzio

Dal 2008 è giornalista specializzato in economia turistica e questioni ambientali e normative legate al mare e alle coste. Ha pubblicato "La linea fragile", un saggio sui problemi ecologici delle coste italiane (Edizioni dell'Asino, 2022), e ha curato il volume "Critica del turismo" (Grifo Edizioni 2023).
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