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Balneari, sentenza UE slitta ad autunno. Ecco il nuovo scenario

Il probabile rinvio dà al governo più tempo per legiferare con un testo condiviso, anche se prolunga l'agonia degli imprenditori.

di Alex Giuzio

Oggi è l’ultimo giorno di maggio e per gli imprenditori balneari questo significa, oltre all’entrata nel vivo della stagione estiva, anche la certezza che la sentenza della Corte di giustizia europea sulla proroga al 2020 delle concessioni balneari non è arrivata entro la data attesa, come invece ritenevano varie fonti autorevoli, dagli esponenti di governo ai rappresentanti sindacali.

Tutto fa ora presupporre che la pronuncia arriverà non prima dell’autunno, andando a modificare l’attuale scenario sulla riforma delle concessioni balneari. Proviamo a delinearlo per fare il punto della situazione.

Cosa dirà la sentenza

La Corte di giustizia europea è stata chiamata dai Tar di Lombardia e Sardegna a pronunciarsi sulla legittimità della proroga al 2020, disposta nel 2009 per spostare la precedente scadenza del 2015 e avere così il tempo necessario per varare una nuova legge, dopo che l’applicazione della direttiva europea Bolkestein ha portato all’abrogazione del rinnovo automatico delle concessioni.

È già noto che la sentenza sarà negativa, cioè che giudicherà illegittima la proroga al 2020. Lo scorso 25 febbraio, infatti, l’avvocato generale della Corte ha anticipato questo orientamento (vedi notizia): come da prassi, qualsiasi sentenza della Corte Ue è preceduta dalle conclusioni dell’avvocatura, che per quanto non giuridicamente vincolanti, rispecchiano sempre l’esito della sentenza.

Per ridurre i timori su questa pronuncia è però importante ricordare, citando una nostra recente intervista all’avvocato Antonio Capacchione (vicepresidente Sib-Confcommercio), che «la sentenza avrà effetti diretti e immediati solo sulle due concessioni oggetto dei ricorsi ai Tar della Lombardia e della Sardegna. Anche se si tratta di una sentenza autorevole, che rappresenterà un precedente vincolante, siamo comunque davanti a un rinvio pregiudiziale su due casi specifici e non a una procedura di infrazione per inadempimento del nostro Stato».

Cosa aspettarsi

Purtroppo, la certezza totale sulla data di arrivo della sentenza non è mai esistita. Quella di maggio era solo un’indiscrezione, per quanto probabile, che però è diventata sempre più debole man mano che si avvicinava il termine.

Secondo quanto affermato dal ministro agli affari regionali Enrico Costa lo scorso 9 maggio a Rimini (vedi notizia), la Corte di giustizia europea in questo periodo sarebbe ingolfata, per cui la pronuncia sulle concessioni balneari potrebbe arrivare solo il prossimo autunno.

Da una parte, questo ennesimo slittamento continuerebbe a prolungare l’agonia degli imprenditori balneari in attesa della pronuncia definitiva, ma dall’altra parte, se davvero la sentenza arrivasse a ottobre, questo eviterebbe un massacro in piena stagione estiva.

Lo abbiamo già visto con le conclusioni dell’avvocato, che non avevano ancora valore legale: la stampa generalista si è accanita sulla questione, parlando di "stabilimenti balneari abusivi" e distorcendo la reale portata della pronuncia. Figuriamoci cosa accadrebbe con la sentenza definitiva: una grande attenzione mediatica che potrebbe portare il governo a prendere provvedimenti d’urgenza, commettendo qualche possibile passo falso in un momento in cui gli imprenditori balneari sono impegnatissimi con il loro lavoro e quindi meno pronti a reagire.

La nuova strategia del governo

La nomina di Enrico Costa al ministero degli affari regionali ha portato a un radicale cambio di strategia: se in precedenza il sottosegretario agli affari europei Sandro Gozi continuava a ripetere di voler aspettare la sentenza prima di varare la riforma, Costa ha invece insistito su una possibile azione legislativa prima della pronuncia europea, proprio come chiedevano i sindacati balneari.

Infatti, il ministro sta portando a termine le linee guida della nuova legge, per la quale il governo chiederà una delega al parlamento. Il fatto grave è che queste linee guida non sono ancora state portate a conoscenza delle associazioni di categoria, ma l’eventuale slittamento della sentenza ad autunno dà al governo più tempo per lavorare a un testo condiviso. Davanti all’enorme ritardo accumulato, parlare di pochi giorni o di poche settimane ormai sembra non fare più alcuna differenza: l’importante è scrivere una legge che riformi il settore in maniera organica e che tuteli i diritti di proprietà degli attuali imprenditori.

Il problema più grande rimane però quello già noto: Bolkestein o non Bolkestein, la disciplina delle concessioni balneari ha bisogno da tempo di una nuova legge che superi il Codice della navigazione del 1942, e le migliaia di imprenditori del settore non possono più lavorare senza conoscere il proprio futuro.

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