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Balneari, il manifesto del Sib: ”È tempo di serietà e concretezza”

Il Sindacato italiano balneari - Confcommercio divulga i propri punti fermi sulla riforma delle concessioni di spiaggia.

Dopo l’assemblea alla fiera Balnearia di Carrara, il Sindacato italiano balneari – Confcommercio ha pubblicato una sorta di “manifesto” che riassume la propria posizione. Spiega il presidente Riccardo Borgo: «L’obiettivo è quello, se ce ne saranno le condizioni, di utilizzare il ddl sulla riforma delle concessioni in approvazione al parlamento nello strumento che sia davvero in grado di garantire alle nostre imprese certezze per il futuro».

Pubblichiamo qui di seguito il testo del manifesto.

È tempo di serietà e concretezza

  • La situazione delle concessioni balneari deve essere affrontata avendo ben presente la sentenza della Corte di giustizia europea che ha dichiarato illegittima la proroga “automatica e generalizzata” al 2020 e, nel farlo, ha calato i suoi effetti sulle concessioni esistenti sia in termini positivi che negativi. Così come dobbiamo ricordare molteplici sentenze della Corte costituzionale e dei giudici amministrativi che si sono ripetutamente espressi in materia. Se non ne teniamo conto, immaginiamo soluzioni non realistiche che non ci portano da nessuna parte.
  • La paralisi decisionale non ci aiuta, in quanto dopo il pronunciamento della Corte di giustizia dell’Unione ruropea potrebbero attivarsi, in danno dei concessionari, sia la giustizia amministrativa sia i responsabili dell’ufficio demanio dei vari comuni. Dobbiamo, pertanto, passare subito dall’astrattezza degli slogan alla concretezza di norme a tutela dei concessionari.
  • Il disegno di legge del governo è solo un punto di partenza, che si rende necessario in quanto da una parte consente di tentare finalmente la soluzione del “problema concessioni”, e dall’altra di evitare una inerzia pericolosa dell’Italia a fronte di una sentenza della Corte emessa già a luglio 2016. Inerzia che, come si è detto, potrebbe accelerare iniziative negative della Commissione europea, dei giudici italiani e della pubblica amministrazione.
  • Sosteniamo l’utilità che il ddl prosegua velocemente il suo cammino, in quanto:
    • contiene principi positivi che in maniera unitaria erano già stati individuati dalle organizzazioni sindacali nell’ottobre del 2013;
    • l’iter previsto ci consente di svolgere la nostra azione sindacale sia in fase di approvazione in parlamento del ddl, dove potremo illustrare e sostenere in audizione nelle commissioni le proposte migliorative che andremo a definire nei prossimi giorni, sia in fase di predisposizione dei decreti legislativi di attuazione (che devono essere approvati entro sei mesi dalla entrata in vigore della legge) che il ministro Costa ha affermato sarà fatta anche attraverso la collaborazione/confronto con le organizzazioni sindacali;
    • saremo quindi in grado di seguire passo per passo l’iter, valutarne la compatibilità dei contenuti con l’obiettivo che ci siamo posti di assicurare certezza e futuro alle imprese esistenti, fare di volta in volta le opportune valutazioni e in qualsiasi momento assumere decisioni e iniziative che si riterranno le più utili e opportune;
    • principi quali il riconoscimento del valore commerciale delle nostre imprese, della specifica professionalità, della modifica del calcolo del canone con l’eliminazione dei valori Omi, hanno ovviamente bisogno di essere riempiti di contenuti nei decreti legislativi che, a nostro modo di vedere, dovranno essere precisi, chiari, dettagliati e incontrovertibili, lasciando così poco spazio alle interpretazioni. È chiaro che è in questa fase che si gioca la partita fondamentale;
    • sulla durata del periodo transitorio siamo stati chiari sin da subito: per noi era e resta di 30 anni. Respingiamo decisamente l’idea che possa rappresentare il tempo tecnico per fare tutti gli atti necessari da parte di regioni e comuni per poter avviare concretamente la riforma. Quelli sono indispensabili e non saranno brevi, ma sono un fattore fisiologico e tutt’altro rispetto a quello che la stessa Corte di giustizia ha solennemente affermato. Noi riteniamo infatti che il periodo transitorio di 30 anni sia possibile applicando il principio giuridico del legittimo affidamento – purtroppo considerato relativo e non assoluto – che deve essere riconosciuto a chi, facendo affidamento su leggi dello Stato, ha costruito 30.000 imprese, ha fatto investimenti, ha creato 100.000 posti di lavoro per i suoi familiari e quindi attende legittimamente concrete misure compensative a tutela dei diritti acquisiti nel momento in cui si avvia una riforma del settore. Concetti che peraltro non sono nuovi ed erano alla base sia della nostra piattaforma del 2013 sia di una risoluzione del parlamento europeo del 21.09.2011;
    • ci sembra questo il momento più opportuno affinché il governo, dopo aver avuto un autorevole mandato dal parlamento, porti in Europa una soluzione possibile, che non sia in contrasto con i contenuti della sentenza della Corte di giustizia ai quali tutti – i balneari italiani come la Commissione europea – si devono attenere, e lo faccia con la dovuta fermezza e determinazione.
  • Sosteniamo tutto ciò in quanto siamo convinti che non possiamo perdere – e vedremo se sarà concreta – la possibilità di dare una svolta a una vicenda la cui positiva soluzione è indispensabile. Ritornare a reiterare slogan e soluzioni ormai superate dai fatti ci sembra una oggettiva perdita di tempo e di credibilità, nonché un pericoloso azzardo.
  • Nel contempo siamo ben consapevoli delle carenze del disegno di legge proposto, tanto che abbiamo già predisposto specifiche proposte emendative dirette a meglio precisare la tutela delle imprese attualmente operanti. E non può che essere valutata positivamente la disponibilità del ministro Costa all’ascolto e al recepimento di serie proposte migliorative.
  • La proliferazione di soluzioni magiche e fantascientifiche, improvvisamente inventate o riproposte come salvifiche e, tra l’altro, già bocciate da sentenze non solo della Corte di giustizia Ue ma anche della nostra Corte costituzionale e dai giudici amministrativi italiani, ci lasciano perplessi e preoccupati in quanto rischiano di ingenerare in un tessuto sociale come il nostro – stremato da anni e anni di preoccupazioni per il rischio di perdere valori importanti come il lavoro, la sicurezza economica costruita in tanti anni di duro lavoro, prospettive di un futuro che si ritenevano certe – aspettative del tutto illusorie che, nel contempo, rischiano di indebolire se non vanificare la ricerca di soluzioni reali, concrete, sostenibili proprio quando aumentano i rischi e i pericoli di sopravvivenza delle nostre imprese.
  • Se poi c’è chi è in grado di prospettare soluzioni alternative e/o complementari, non dico certe ma percorribili e non fantascientifiche, noi siamo pronti a qualsiasi serio confronto, aperti a ogni valido contributo. Non abbiamo l’ambizione né di essere i migliori né di avere la verità in tasca. Ma dopo dodici anni di astratte discussioni e di fragili proroghe, abbiamo oggi la necessità di soluzioni normative concrete e solide, che diano futuro e certezze alle nostre imprese.

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Il Sindacato italiano balneari si è formalmente costituito il 14 dicembre 1960 e, attraverso la Federazione Italiana Pubblici Esercizi (FIPE), aderisce alla Confcommercio - Confturismo.
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