Attualità

Balneari, De Luca (Pd): “Obiettivo gare per dare certezza a imprenditori del settore”

Il deputato dem è intervenuto all'assemblea di Cna Balneari Campania

«È giunto il momento di affrontare in modo organico e coerente la tematica delle concessioni balneari, senza cedere più a demagogia o propaganda». Lo ha affermato il deputato Piero De Luca, vicecapogruppo del Partito democratico alla Camera dei deputati, nel corso dell’assemblea di Cna Balneari Campania intitolata “Quale futuro per i concessionari demaniali”, tenutasi lunedì scorso a Napoli.

«L’obiettivo – ha sottolineato De Luca – è quello di adottare quanto prima una normativa che consenta di avviare le procedure di evidenza pubblica per il rinnovo dell’affidamento delle concessioni balneari, al fine di dare certezza e sicurezza giuridica agli operatori di un settore strategico per l’economia e l’occupazione di tutto il paese, tutelandone anche il legittimo affidamento maturato e gli investimenti fatti negli anni».

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  1. Qualunque proposta che possa aiutarci è benvenuta da chiunque venga e ringraziamo….. Certo che però all’interno del PD le opinioni sono svariate(vedi buratti ecc.) mettersi d’accordo non guasterebbe!!!

  2. Lasciamo perdere questi del PD che sono contro gli imprenditori, 1 punto far esprimere Cassazione, per difetto di giurisdizione, 2 cercare con il centro destra di eliminare dalla Bolkestein le concessioni in quanto risorsa abbondante, in ultimissima analisi evidenze con valore comm. aziende e fideiussione, professionalità specifica e part. ad una sola gara per tutelare al massimo il concessionario

    • Nikolaus Suck says:

      Strategia sbagliata e fallimentare da oggi punto di vista, 1 il ricorso per Cassazione è inammissibile e il solo motivo sarebbe forse quello sul termine al 2023, se levano quello vuol dire che le gare vanno fatte subito non nel 2033. 2 le risorse naturali, tutte, sono scarse per definizione perché non concedibili all’infinito e senza limiti, prima o poi finiscono, non c’entra la quantità e se sono “abbondanti” o no. 3 il valore commerciale aziende per quelle su concessioni pubbliche che sono temporanee per definizione non esiste, a concessione va la spiaggia non l’azienda.

      • Caro avv. Suck,
        mi stupisci. Il tue terzo punto contrasta con quanto disposto dalla Corte Europea nella sentenza Laezza. Soprattutto tenuto conto che i balneari hanno una legge che proroga al 2033. Se tale termine viene anticipato… beh non sto ad annoiarti, ti ritengo troppo preparato per non saperlo.
        Peraltro, anche la sentenza Promoimpresa lascia ampi spazi per i concessionari aventi titoli rilasciati lo scorso millennio.
        Secondo me, modestamente, la pretesa di distruggere l’imprenditore che in buona fede ha investito confidando in una legge dello stato, negando il diritto a vedersi riconosciuto dal subentrante il valore (materiale e immateriale) di ciò che effettivamente lascia sul suolo demaniale vi porterà ad un contenzioso infinito.
        Sono ligure. Dopo il crollo del ponte morandi ero certo di una azione di risoluzione della concessione ai benetton. Mi dicevo: se 43 morti non bastano… Ed invece Conte e c. hanno dovuto negoziare, strapagando, l’uscita di atlantia. Mi ricordo di 9 miliardi, o sbaglio?
        Ecco, ho googolato la tua esperienza professionale e mi sono reso conto che non sei l’ultimo arrivato: perché intervieni sempre per estremizzare e non porti mai una ipotesi di soluzione equitativa? Certi toni me li aspetto da un lavacani, non da un cultore del diritto.

        • Ecco il suo problema è proprio questo: che se almeno una volta in vita sua avesse lavato un cane avrebbe fatto una dico una cosa diversa dallo stare tutto il giorno con la testa china sul codice, la qual cosa evidentemente l’ha reso sordo a ogni altro genere di considerazioni diverse dal diritto, tipo pensare alle conseguenze pratiche di una norma che si vuole introdurre.

        • Nikolaus Suck says:

          Caro Nick non prendertela con i lavacani, che oltre a fare un lavoro come un altro arrivano anche in Parlamento (come del resto i balneari), e personalmente non ci trovo nulla di male anzi, perché la politica, almeno quella parlamentare, non dovrebbe essere o diventare una professione e deve essere accessibile a, e praticata da, tutti.
          Anche tu non mi sembri né l’ultimo, né uno che come qui è la regola si informa e parla per sentito dire e basta. Sicché, leggendo bene la sentenza Laezza, meglio di quanto farebbe il povero lavacani, ti accorgerai che in realtà non c’è proprio nessun contrasto con il “mio” punto 3; e che, diversamente da quanto molto disinvoltamente (e strumentalmente) si afferma in giro, essa non detta nessun principio generale utile e senz’altro applicabile (anche) a favore degli attuali concessionari demaniali, almeno non così come si vorrebbe. Tanto meno quello per cui andrebbe “risarcito il valore aziendale”.
          Anzi tutto, tale sentenza non ragiona per principi ma si occupa di una norma ben specifica, introdotta ex post nel settore, che introduce una regola nuova che alla scadenza della concessione prevede espressamente la cessione gratuita della rete di scommesse all’amministrazione (non al subentrante, e tra l’altro non automaticamente ma solo su richiesta della stessa). Norma che risponde ad una esigenza sentita in quel particolare settore, di arginare la criminalità ed evitare che la rete possa essere usata e l’attività di scommesse continuata al di fuori dell’ambito legale e controllato dall’amministrazione con le concessioni.
          Una norma ed una esigenza del genere non esistono nel settore delle concessioni demaniali. In queste non è e non è mai stata prevista in alcun momento una cessione, gratuita o meno, dei beni aziendali del concessionario, all’amministrazione o al subentrante, e non importa affatto se il precedente concessionario continua per conto proprio l’attività in questione, anzi faccia pure e ben venga, è totalmente irrilevante.
          E prima che mi risponda “non è vero, c’è l’art. 49 Cod. Nav. che prevede l’incameramento gratuito delle strutture fisse alla scadenza della concessione”, Ti anticipo e dico che è un’analogia solo apparente ma sbagliata, in primo luogo perché tale norma (che non prevede una “cessione”) non è stata introdotta ex novo ma esiste da sempre ed era o doveva essere nota, in secondo luogo perché corrisponde a norme generali a loro volta espressione di un principio (superficies solo cedit) immanente a tutto l’ordinamento, di cui anche agli artt. 822 ed 823 c.c., e che non possono e non potranno mai essere cambiati e derogati per fare un favore ai balneari, in terzo luogo perché di solito come previsione risulta riportata e confermata espressamente anche nelle c.d. concessioni-contratto che contemplano beni di difficile rimozione e quindi in queste assume valore anche di regola e patto contrattuale vincolante tra le parti come tale (mentre nelle concessioni-licenza, che sono l’altro e più diffuso tipo di demaniali turistiche, il problema non si pone proprio, lì beni “difficili non sono previsti e ammessi e se realizzati vanno demoliti punto), ed in quarto luogo perché riguarda appunto beni immobili di difficile rimozione e non beni mobili e di altro tipo (come la rete per le scommesse), che di regola (come, appunto, ombrelloni lettini chioschi etc. nelle concessioni-licenza) sono e restano di proprietà del concessionario che se li può portare via e farne quel che vuole, e rispetto a cui la regola della cessione alla scadenza, di cui nel caso Laezza, rappresenta appunto un’eccezione.
          Quindi, intanto, non venendo in questione, al contrario rispetto a quel caso, una cessione a nessuno dell’azienda o di beni aziendali (e su questo ci torno subito), non si pone neppure il problema di indennizzare o retribuire una tale cessione. Mentre valgono i normali principi dell’ammortamento aziendale (che, come vedremo, assumono rilievo decisivo pure per la sentenza Laezza), e delle concessioni pubbliche, che devono garantire appunto l’ammortamento degli investimenti ed una giusta remunerazione degli stessi, e basta (motivo per cui da sempre in materia di concessioni pubbliche non matura e viene escluso dalla giurisprudenza l’avviamento commerciale).
          Inoltre, attenzione, tanto nella norma esaminata quanto nella sentenza in questione non si parla mai di azienda e/o cessione aziendale in genere, bensì solo di specifici beni ed investimenti (nella specie, la rete fisica per raccogliere le scommesse). Sicché non è stato affrontato e non si pone in alcun modo un problema di valore aziendale e/o del suo indennizzo o risarcimento a qualsiasi fine, ma solo uno di redditività di investimenti per beni determinati e specifici.
          Infatti, e a conferma, ciò che la Corte censura in particolare, è che la regola in questione potrebbe “impedire di trarre profitto dagli investimenti”, e discriminerebbe i concessionari nuovi (e con concessioni di breve durata) rispetto a quelli vecchi (e con concessioni più lunghe), i quali “hanno potuto godere di un periodo di ammortamento di questi beni più lungo”. Quindi il tema dell’ammortamento degli investimenti risulta appunto centrale nella valutazione della Corte, e, sempre contrariamente a quanto cerca di sostenere qualcuno, se ne ricava proprio che per tutti i beni già ammortizzati nel più lungo tempo a disposizione, il problema della loro redditività e del loro indennizzo non si pone e quei concessionari non hanno proprio nulla da rivendicare.
          Ciò precisato, trasferendo ora, al settore demaniale la specifica “discriminazione” ipotizzata (attenzione, non data per certa ma solo ipotizzata, spetta al giudice nazionale accertarla davvero), veniamo al tema della famigerata proroga al 2033. Infatti, i soli che potrebbero in tesi lamentarsi, perché discriminati rispetto ai concessionari e che hanno potuto ammortizzare e ammortizzato i propri investimenti (e che non sono riguardati e non hanno nulla da guadagnare dalla sentenza Laezza, al contrario!), sono coloro che hanno investito in prospettiva di tale proroga al 2033 (ma, ancora attenzione, sempre e solo in vista e proporzione di tale durata, e non in eterno o “a vita” come molti qui rivendicano, stupidamente castrandosi da soli), e vedono ora pregiudicata la redditività di tali investimenti (ancora attenzione: solo di quegli investimenti, non di un ipotetico “valore aziendale”, di cui la sentenza Laezza non si occupa affatto) a causa della scadenza anticipata.
          Anche qui, vanno distinte due situazioni: concessionari più o meno storici che abbiano fatto tali investimenti nuovi (e solo quelli) sulla concessione che già avevano, in vista della (ulteriore) proroga al 2033; e concessionari “nuovi”, i quali siano subentrati nella concessione per effetto di cessioni di azienda fatte confidando nella proroga in questione, il cui investimento consisterebbe appunto (e/o almeno, salvo altro, per carità) in tale “acquisto”.
          Il problema che in entrambe tali situazioni si pone, ancora una volta ha poco a che fare con la sentenza Laezza, ed è quello più generale del “legittimo affidamento”, ovvero dell’avere in buona fede e senza colpa confidato in una situazione considerata (e considerabile) legittima e poi rivelatasi non essere tale.
          Le due situazioni di cui sopra (e solo quelle), per gli investimenti fatti in vista del 2033 (e solo per quelli, non per altri e precedenti, né per quelli “a vita”), possono invocare un tale “legittimo affidamento” da indennizzare? Forse sì, forse no, io non lo so e a priori non si può dire, bisogna valutare (come sempre) caso per caso, accertando sia l’elemento soggettivo della “buona fede” che quello oggettivo della “situazione considerabile legittima”. E accertandoli non in assoluto e rispetto al cittadino medio qualunque, ma rispetto alla c.d. conoscenza qualificata e superiore dell’operatore del settore.
          Sicché, nello specifico caso e situazione di questa particolare proroga, è oltremodo semplicistico, superficiale e approssimativo, in una parola sbagliato, sostenere piattamente che “siccome ho investito in base ad una legge dello Stato, ho ragione e mi devono risarcire”. Vediamola bene, infatti, quella legge dello Stato, ed il contesto in cui si colloca.
          Gli “investitori” storici, ad avviso non solo mio e per regola, non potevano ignorare che:
          – si è trattato della ennesima “proroga” generalizzata, credo la terza, dopo due già ampiamente derogatorie rispetto a quanto altrimenti si sapeva e ci si aspettava sarebbe dovuto intervenire (ovvero le scadenze, da sempre previste nelle concessioni), e già tutte criticatissime e contestate dalle istituzioni UE anche in precedenza (e, sempre attenzione, stiamo parlando di “proroghe” generalizzate, non di “rinnovi” di singoli titoli, si tratta di due cose ben diverse non solo terminologicamente);
          – si è inoltre trattato di una “proroga” non a caso spacciata come “periodo transitorio”, in cui lo stesso autore e relatore non credeva fin da subito, che sempre fin da subito è stata da lui e da altri qualificata espressamente come “in infrazione al 99%”, e che era palesemente contraria a consolidata giurisprudenza da ultimo confermata pochi anni prima a livello UE (2016) e pochissimo prima (2018) dal Consiglio di Stato a sezione semplice, dunque potenzialmente “disapplicabile” (concetto acquisito e che non può essere ignorato). Ed investire “in infrazione al 99%” prendendosi il relativo rischio non è esattamente e necessariamente “in buona fede”;
          – si è, ancora, trattato di una proroga che pochi mesi dopo è stata effettivamente oggetto di rilievi e contestazioni formali da parte delle istituzioni, e appena un anno dopo ha portato alla formale messa in mora dell’Italia, e per quanto detto da un lato anche questo era ampiamente prevedibile, dall’altro lato per chi ha lo stesso investito anche dopo i primi rilievi, e/o addirittura dopo/in presenza della messa in mora, la “buona fede” si allontana decisamente;
          – si è, infine, trattato di una proroga la cui “aleatorietà” è stata spesso se non sempre recepita negli stessi provvedimenti ricognitivi delle proroghe al 2033, di solito rilasciati “salvi mutamenti legislativi” e/o in cui il concessionario veniva espressamente avvisato dichiarato a conoscenza delle contestazioni europee e della giurisprudenza contraria alla proroga (ad es. “il concessionario dichiara essere a conoscenza della sentenza Promoimpresa del 2016”).
          In aggiunta, in particolare i “nuovi” investitori che sono subentrati, se avveduti e/o ben consigliati, dovevano e devono tenere in considerazione, oltre agli elementi di cui sopra, anche i seguenti che vi sono connessi:
          – quando i “nuovi” hanno comprato, non solo la situazione era incerta ed “in divenire” come detto sopra, ma spesso hanno potuto comprare proprio per questo, perché molti “vecchi” concessionari hanno appunto ritenuto di liberarsi di tale incertezza vendendo e chiamandosene fuori (poi se la se la sarebbe vista il subentrante). Infatti salvo errori guarda caso giusto dall’anno 2019 il settore ha registrato un notevolissimo incremento, se non una vera esplosione, di offerte ed operazioni di compravendita/cessione di azienda. Il che già di per sé imponeva una certa cautela ove non “allerta” negli acquirenti e nelle loro valutazioni.
          – proprio per questo, almeno nelle operazioni “fatte bene”, da un lato nella determinazione del prezzo è stato tenuto conto della situazione di incertezza relativa alla validità o meno della proroga e del relativo rischio, grazie a cui i “subentranti” hanno spesso spuntato prezzi più bassi e più o meno convenienti secondo il proprio apprezzamento. Dall’altro lato, di questo, sempre di regola e nelle operazioni “fatte bene”, si è dato espressamente conto anche negli atti di cessione, in cui spesso figura(va)no delle esplicite clausole di salvaguardia relative appunto alla incertezza normativa, alla determinazione del prezzo, ed alla consapevolezza delle parti che in tutte le pattuizioni si era tenuto conto della situazione di cui sopra e dei relativi rischi.
          Per cui, anche qui, caso per caso: chi avesse seccamente comprato a (quello che qualche anima bella e inconsapevole chiama il) “prezzo di mercato” pieno un’azienda senza riserve, pattuizioni e riferimenti negli atti all’incertezza sussistente sulla validità ed effettività per la proroga al 2033, garantita come tale (e senza precisazioni nell’atto ricognitivo), più che prendersela con lo Stato potrebbe tentare la carta dell’annullamento in giudizio dell’operazione in quanto gli sarebbe stato venduto un bene in parte inidoneo all’uso pattuito e/o privo delle caratteristiche necessarie e promesse (il 2033). Ma chi invece si è assunto più o meno consapevolmente il rischio imprenditoriale di cui sopra, se risulta dagli atti, oggi ha ben poco da opporre, a chiunque.
          Lo Stato molto semplicemente ha fatto cavolate e con tali cavolate vi ha danneggiati? Probabilmente sì, e questo semmai autorizza una vera e propria azione risarcitoria (che è cosa diversa dall’indennizzo per legittimo affidamento), i cui margini però sono molto ristretti, con un onere probatorio molto rigoroso, e vigono anche i principi e le norme sul concorso di colpa e sulla non risarcibilità dei danni che si sarebbero potuti evitare o che sono stati provocati o aumentati (anche) dai propri comportamenti imprudenti (v. sopra).
          In tutti i casi, non sarebbe comunque mai il subentrante a dover riconoscere alcun che, tanto meno “il valore materiale e immateriale” di ciò che “effettivamente lascia sul suolo demaniale” il precedente concessionario. Nessuno gli dice, tanto meno impone (diversamente che nel caso Laezza dove deve non solo lasciare ma pure cedere), di lasciare alcunché, si porti pure via tutto e ne faccia quello che vuole, ed imporre al subentrante di acquistarlo sarebbe un vincolo agli investimenti di quest’ultimo, quindi un ostacolo all’ingresso nel mercato, e inoltre un vantaggio competitivo per il concessionario attuale, che quell’investimento/acquisto non dovrebbe farlo. A MENO CHE il subentrante non intenda effettivamente acquisirlo, avvalersene e sfruttarlo così come è e per quello che è (il che non è affatto detto, perché la concessione riguarda solo la risorsa spiaggia, e sia l’oggetto della gara che le intenzioni di sfruttamento del nuovo concessionario potrebbero, legittimamente, essere del tutto diverse e non sovrapponibili). Ma anche in tal caso, quel che potrebbe essere giustamente chiamato a pagare è solo il valore industriale residuo dei beni al netto degli ammortamenti, e basta. Come peraltro previsto, da sempre e non da ieri, dalla legge di contabilità di Stato in materia di concessioni, che non vi è nessun motivo né possibilità di cambiare o derogare giusto per i balneari.
          Come vedi, i distinguo che si possono e devono fare, e gli elementi di fatto e diritto da tenere presenti, non solo europei ma anche e soprattutto nazionali e preesistenti, sono tanti. E non si tratta di “distruggere” nessuno, e neppure di “estremizzare”, ma semplicemente di correttamente ed integralmente considerare ed applicare tutti tali elementi, che improntano il sistema da sempre e sono, erano o dovevano essere noti.
          Mi chiedi perché non porto “soluzioni equitative”. Semplicemente perché nessuno mi ha assunto per farlo ma sono qui a titolo puramente personale, e personalmente sono totalmente a favore delle gare, dell’alternanza nell’opportunità di sfruttare risorse collettive e di tutti, della dimostrazione e verifica periodica della meritevolezza dei concessionari che hanno il privilegio (perché, sì, tale è) di poterlo fare, nell’interesse sia proprio che generale, e del controllo dei requisiti dei concessionari e della provenienza delle risorse investite (che nelle operazioni “di libero mercato” tra privati non esiste o non interessa). Sicché difendo tale posizione.
          Sempre del tutto personalmente, non ritengo necessaria nessuna soluzione equitativa perché, salve le eccezioni degli investimenti in buona fede non ammortizzati di cui sopra (e solo di quelli, da vedere appunto caso per caso), ritengo che in generale i concessionari attuali, che hanno ottenuto e gestito titoli per definizione a tempo e con scadenze previste, hanno potuto non solo ampiamente ammortizzare tutti gli investimenti fatti ma anche sfruttarli e guadagnare grazie agli stessi oltre ogni durata prevista e prevedibile, proprio grazie alle varie proroghe generalizzate, che sono state la vera stortura del sistema e che hanno rappresentato già un enorme vantaggio aggiuntivo per i concessionari, che grazie a questa “incertezza” hanno potuto beneficare ad oggi di parecchi anni in più rispetto a quelle che dovevano essere le scadenze (sempre esistite). Mentre chi ha pensato che le norme esistenti prevedessero concessioni perpetue, eterne e a vita, e improntato le proprie scelte a tale opinione, si è assunto il rischio di farlo (e questo non glielo impediva nessuno), ma ha semplicemente, quanto colpevolmente sbagliato, perché i titoli sono sempre stati e rimasti a tempo, e legalmente e giuridicamente nessuna norma ha mai previsto nulla del genere, né il diritto di insistenza che era una mera prelazione a parità di condizioni, né il rinnovo “automatico” durato meno di dieci anni e che comportava solo la semplificazione procedimentale di non dover rifare la domanda ad ogni scadenza, salva in ogni caso la facoltà di revoca in qualsiasi momento. E che “non succedeva mai” non significava affatto che non potesse succedere e non se ne dovesse imprenditorialmente tenere conto (pure i contratti di locazione si rinnovano tutti e per legge “automaticamente” anche per decenni, ma non per questo se e quando il proprietario li disdice e scadono ti sogni di opporre che siccome sei sempre stato lì e lui ti ci ha sempre fatto stare, pensavi o hai diritto di continuare a starci ancora, per sempre e a vita, o addirittura che per questo ora l’immobile deve diventare definitivamente tuo, come sostengono i deliri dei paladini delle “sdemanializzazioni”!).
          Se poi, nonostante tutto ciò, la politica, che ovviamente può farlo, decide di effettivamente trovare un qualche equilibrio equitativo, ragionevole e proporzionato, per superare la situazione e garantire la transizione, ben venga, anzi quello è il suo compito. Ma non spetta certo a me che non sono nessuno farlo, e sarebbe comunque una concessione, politica e di compromesso, un di più. Rivendicarlo come “diritto”, facendo le barricate e pretendendo non solo di mantenere lo status quo ma addirittura di blindare ancora i concessionari attuali con improbabili o impossibili riconoscimenti e cambiamenti normativi a loro favore, come sta succedendo, è sbagliato e non porta a niente, anzi. Ed i fatti lo hanno dimostrato e stanno dimostrando.
          Concludo condividendo in pieno che la (gestione della) vicenda della concessione ai Benetton in relazione al Ponte Morandi è stata assolutamente pazzesca, scandalosa e vergognosa, a mio avviso lì non c’era proprio nulla da negoziare, tanto meno che si “doveva” negoziare. E i motivi per farlo, almeno quelli ufficiali, non mi convincono minimamente. Quella vicenda, per usare termini molto giuridici, personalmente mi ha fatto e fa proprio “incazzare”.
          E aspetto al varco quelli che, invece di vedere se nel mio impegno e nelle mie considerazioni (ad oggi sempre tutte confermate nei fatti) ci sia per caso del buono, molto costruttivamente censureranno la lunghezza dell’intervento, il tempo impiegato (e presumibilmente sprecato), e che ovviamente non ho nulla di meglio da fare. Che, poi, sarebbero sempre e comunque fatti miei. Saluti e buon tutto Nick.

          • Grazie Suck, innanzi tutto per il tempo che mi hai dedicato. Non trovo stasera il tempo per risponderti compiutamente (è tornato a casa mio figlio per le vacanze e stasera sono di servizio!).
            Se non ti dispiace vorrei confrontarmi, senza polemica, su questi argomenti. Capisco alcuni tuoi spunti, ma credo che tu non consideri alcuni elementi a mio avviso pregnanti.
            Domattina tiro giù due righe. la notte porta consiglio.

          • Apprendo ora che martedì il Ministro Garavaglia dovrebbe illustrare quanto il Governo è in animo di fare sulla questione demanio. Strano il metodo… Su una questione così urgente Draghi non può veramente pensare di agire con un DDL. Ogni giurista, anche quello più mediocre, sa che se va bene i tempi sono biblici, mentre se va male il binario morto è dietro l’angolo (chiedere a Zan per ulteriori delucidazioni). E non mi si venga a raccontare delle tensioni nella maggioranza. Mr Whatever It Takes, che ha difeso la sua linea d’azione in BCE contro gli strali di Merkel e Schauble, ora tentenna? Io penso che non tutto sia così chiaro come le parti pretendono sia, e credo che avremo di che discutere senza annoiarci.
            Veniamo a noi.
            Non ho fatto studi di giurisprudenza, ma di economia ed ho trattato sovente di concessioni ancorché raramente di quelle balneari, prima di esserne felicemente coinvolto in prima persona.
            Premessa sostanziale è che la mia azienda si basa su presupposti giuridici e contrattuali per cui non dovrebbe essere coinvolta in cambi di regime, per cui intervengo con un minimo di distacco. Non proprio come un semplice cultore della materia, ma neanche come chi sta riattivando il moschetto del nonno bersagliere per abbattere i contendenti delle future aste.

            Tutto quanto sopra premesso (come piace a voi avvocati) non ti nascondo che, venendo da realtà portuali e autostradali, a fine anni ’90 il regime delle concessioni turistico ricreative mi aveva sconcertato: per sommi capi, e perdonami la semplificazione, lo Stato garantisce il rinnovo (prima annuale, poi quadriennale, infine sessennale) a semplice richiesta del concessionario. A fare da contraltare, al concessionario uscente (che quindi usciva perché non più interessato alla concessione, e non perché messo alla porta) non spettava nulla per l’azienda che aveva realizzato sul suolo demaniale concesso.
            Ho certamente letto che tu dici che comunque i titoli concessori una scadenza la avevano, per cui giuridicamente il concessionario non ha maturato posizioni di forza in tal senso.
            E’ vero, ma dobbiamo (permettimi) alzare la testa dai libri ed analizzare la realtà: per decenni la durata del titolo era annuale (rinnovabile). Possibile che decine di migliaia di imprenditori abbiano costruito opere la cui progettazione ha richiesto mesi, l’approvazione ha richiesto anni e l’ammortamento decenni tutti dimenticando di avere meri 12 mesi a disposizione? E si sono rivolti a tecnici per progettare, avvocati per presentare le istanze, funzionari comunali per chiederne l’approvazione. E nessuno ha notato l’assurdità?
            Se uno sbaglia può essere uno sciocco. Se un intero comparto che genera qualche punto di PIL sbaglia per decenni non possiamo archiviarla semplicisticamente come fai tu. Perdonami la franchezza.
            Ti porto l’esempio di un mio amico, così per chiarezza. Titolare di una spiaggetta soggetta a mareggiate su cui aveva un piccolo chiosco, propone al comune di realizzare una scogliera a sue spese. la scogliera serviva a proteggere non solo la sua spiaggetta ma anche un vicino impianto ricreativo pubblico e la foce di un torrente che dopo le mareggiate si ostruiva allagando i terreni limitrofi. Ci ha speso un sacco di soldi, e ne ha spesi ogni anno per mantenerla tale scogliera, ma lo ha fatto volentieri perchè lo Stato gli aveva detto (con il codice della navigazione) che il rinnovo gli spettava di anno in anno. Certo, avrebbe dovuto fare istanza per una concessione più lunga tramite atto formale, ma perché preoccuparsi? E’ lo Stato che ti dice che non ti caccerà mai via!
            Senza annoiarti oltre, siamo sicuri non gli spetti nulla per quanto ha fatto? E siamo sicuri che possa, come dicono tanti tuoi sostenitori, sbaraccare tutto a sue spese? Se è così io non ho capito un c…o soprattutto in tema di legittimo affidamento.

            Un altro piccolo spunto: tu vivi a Roma, da quanto capisco, e la realtà del vostro litorale è un pò… caratteristica, ma non è quella la regola. In molti comuni vi sono ancora tratti di costa concedibili secondo i PUD. Nel mio ci sono tre aree che da una decina di anni sono tali. Nessuno le ha mai chieste. Ora il Comune ha pubblicato un bando, ma da quanto mi risulti le offerte latitano.
            Non si tratta di aree prossime ad allevamenti di suini, discariche nucleari, ecc.
            Perché nessuno degli esagitati pro-aste se ne interessa?
            Ti propongo una chiave di lettura: innanzi tutto per partecipare devi proporre un progetto con tutti i crismi, con tanto di piano economico-finanziario, elaborati grafici e computi metrici estimativi. Tradotto in vil denaro? 5/10 mila € senza certezze di assegnazione. Poi, se te la assegnano la spiaggia, devi procedere a farti approvare tutti i bei progetti che hai fatto. Una volta ci volevano 5/6 anni. ora con qualche semplificazione in ordine alla paesaggistica ce ne vogliono 2/3. Poi devi costruire, perché se anche si tratta di opere di facile rimozione non vuol dire che sia semplice o economico realizzarle (e permettimi di stendere un pietoso velo sull’innovato concetto di “facile rimozione”) ed alla fine, dopo 3/4 anni inizi a lavorare con clientela tutta da fare e fidelizzare. A questo punto ti rendi conto che i 6 anni di concessione si riducono a due o tre di effettivo sfruttamento (anche se il canone per basso che sia lo paghi sin dall’inizio) ed hai due scelte:
            a) rinunci ed apri una qualsiasi altra attività;
            b) ti metti in testa quanto sarebbe bello fottere ad un balneare gratis la sua azienda già progettata, approvata, costruita e con clientela.
            In soldoni, Suck, quello che noi balneari lamentiamo è che il mio chiosco magari mi è costato 70.000 € quattro anni fa, ma dietro la sua installazione ci sono anni di lavoro, parcelle pagate, costi sostenuti. C’è attività di lavoro di un imprenditore che non voleva fottere nessuno, tantomeno lo Stato. Ora gli dite che deve lasciare tutto? Non è giusto. Gli dite che se lo può portare via? Non è altrettanto giusto, perché il subentrante potrà godere dei titoli edilizi rilasciati e quindi ricostruite tel quel lo stabilimento senza oneri e ritardi. Capisci certamente che il concessionario uscente, anche se da fuoco a tutto, qualcosa di molto importante lo lascia al subentrante. Non credo sia equo che quest’ultimo possa avviare una azienda sfruttando quel “qualcosa” che se si fosse aggiudicato una concessione “nuova” non avrebbe avuto. E puoi farmi tutti i discorsi giuridici che vuoi… ti ribadirò sempre che li capisco ma che non mi sembrano equi.
            Altrettanto inique sono alcune soluzioni portate avanti dai miei colleghi, ma non possiamo far scadere il tutto ad una lotta tra bande, grondante di preconcetti e luoghi comuni.

            PS
            in merito alla 145/08: non possiamo ridurla burlescamente ad una puttanata. E’ una legge dello stato. Ha fatto un iter fra consiglio dei ministri, bollinature varie, parlamento, presidente della repubblica, commissione europea (era una legge di bilancio). Tutti l’anno approvata. la messa in mora (arrivata non dopo un anno ma quasi dopo due mi sembra) attiene soprattutto al fatto che il periodo transitorio al 2033 non è più tale se il governo non attua gli step di riforma del settore che aveva promesso. la riforma doveva prendere piede entro 120 gg e concludersi entro 2 anni. Non è abortita. Non è stata nemmeno concepita! I fan di Conte danno la colpa a Salvini. I fan di Salvini danno la colpa al PD. Probabilmente è stato il club Bilderberg. I Savi anziani di Sion certamente qualcosa c’entrano. Dato che non siamo a Zelig (purtroppo) dobbiamo rilevare che sicuramente i balneari non c’entrano. Magari davanti ad una riforma inaccettabile si sarebbero agitati, ma dato che nessuna riforma gli è stata proposta… E poi che qualche bagnino con la sola forza del pensiero (manco una manifestazione è stata fatta) sia riuscito a bloccare l’azione legislativa italiana… Tu ci credi? Io credo che un governo poco autorevole, poi sommerso dalla pandemia, abbia comprensibilmente deciso che le priorità fossero altre. Ma possibile che ora debbano pagarla così cara solo i balneari? Forse è la legge, forse sono le sentenze. Ma sono inique.

            Ti auguro un buon Natale, così come lo auguro a tutti i lettori del sito. Sugli auspici per il nuovo anno mi permetto di attendere le comunicazioni di Garavaglia.

            • Nikolaus Suck says:

              Puoi ritenere inique le norme (anche se non lo sono, delineano un sistema preciso e ragionato, ma ci vorrebbe un libro per illustrarlo), ma quelle sono, e vanno e andavano conosciute e rispettate. Dura lex sed lex, e ignorantia iuris non excusat.
              Alcune precisazioni a quanto scrivi, se vuoi formali e sempre “inique”, ma doverose.
              Lo Stato non “garantisce” e non ha mai “garantito” nulla, al massimo permette e consente. Che qualcosa sia possibile, non significa che sia anche garantita, tanto meno dovuta.
              Lo Stato non ti dice e non ti ha mai detto che “non ti caccerà mai via”, al massimo che puoi restare finche non ti caccia, puoi considerarla una sfumatura ma è una cosa ben diversa. Perché può avvenire, non solo a qualsiasi scadenza, ma in qualsiasi momento in base alla facoltà discrezionale di revoca prevista dall’art. 42.2. Cod. nav.. Ancora una volta, che non succeda non significa che non possa succedere, e non ti da diritti o aspettative rivendicabili.
              Non c’è nessuna “assurdità”, solo il rischio di impresa. Siccome vedo e valuto che “di solito non succede” e rinnovano, mi assumo il rischio di andare oltre gli orizzonti temporali formalmente previsti volta per volta, decidendo quanto in base ad una valutazione imprenditoriale e personale. Può andarmi bene, ma anche no, ma nell’un caso o nell’altro non mi da comunque posizioni o diritti da rivendicare.
              Sul fatto che un intero comparto abbia “letto” le norme come faceva loro comodo o semplicemente facendo finta di niente, oltre e più che il diritto si potrebbe e dovrebbe scomodare la psicologia sociale che ha studiato questo tipo di comportamenti adeguativi. In diritto ti posso solo dire che un comportamento collettivo ancora una volta non rende lecite o dovute cose che non lo sono. La consuetudine che qualcuno invoca a sproposito può valere solo dove non esistono norme, mai per superare, cambiare o contraddire quelle che ci sono.
              Quanto al tuo amico, non so se quando ha proposto la scogliera e il Comune ha accettato la cosa sia stata in qualche modo formalizzata, prevedendo le condizioni e cautele del caso, anche senza una concessione più lunga. In caso contrario in effetti se ha fatto tutto solo “sulla fiducia” non solo io ma qualsiasi imprenditore avveduto diremmo che sì, è stato uno sciocco.
              Nessuno “fotte a un balneare gratis la sua azienda già progettata”, nessuno ottiene o può sfruttare <>. Non funziona affatto così, non hai letto cosa ho scritto, non ti è chiaro il meccanismo, o entrambe le cose. A gara e in concessione ci va la spiaggia e basta, quello che c’era prima si azzera e il nuovo concessionario ricomincia daccapo di qualsiasi cosa si tratti. Non “gode” proprio di niente e qualsiasi titolo, di costruzione o altro, deve ottenerlo daccapo. Se così non fosse, e acquisisse un qualsiasi elemento dell’azienda precedente, ovviamente sarebbe giusto che lo pagasse se ha ancora un valore, ma se non vuole non può essere costretto.
              Su queste tematiche leggiti anche la sentenza n. 180/2010 della Corte Costituzionale.
              Quanto alla 145/18, per farla semplice i vari passi procedimentali che ha seguito (se vuoi te li spiego uno per uno per contenuto, ragione e senso) sono tutti puramente formali e di regolarità contabile della legge nel suo insieme, e non hanno nulla a che fare con i singoli contenuti sostanziali, su cui né PdR né tanto meno UE mettono bocca in sede di approvazione e promulgazione. La legge di bilancio deve passare dalla UE solo per ragioni di vincoli contabili, non per approvazioni sostanziali, in quella sede non viene e non può essere valutata la conformità a norme sostanziali del diritto UE. Ma se poi quel contenuto sostanziale contrasta con principi precetti e norme UE, le istituzioni competenti possono rilevarlo in qualsiasi momento successivo nei modi previsti ed intraprendere i relativi passi, e l’iter precedente non c’entra proprio niente e non dà nessuna garanzia.
              Sul fatto poi che i balneari la stiano “pagando cara”, dopo che ai continui rinnovi si sono aggiunte pure le proroghe generalizzate, plurime ed oltre ogni previsione, permettendo loro di guadagnare addirittura dall’incertezza ed oltre qualsiasi previsione temporale, posso sbagliare ma mi permetto di ragionevolmente dissentire. L’unica cosa che devono fare è adeguarsi, rimboccarsi le maniche e mettersi in discussione per dimostrare in gara di essere i migliori e più meritevoli per gestire la risorsa pubblica e (continuare ad) aggiudicarsela.
              Tutto quanto sopra premesso (come piace a noi), ricambio gli auguri di buon Natale e di buona vigilia. E attendiamo tutti le comunicazioni imminenti sul tema.

          • Suck, questo tuo bla bla bla, avrebbe avuto senso, solo se fossimo alla prima scadenza della prima concessione, così non è stato, la stragrande maggioranza delle concessioni, sono state rinnovate automaticamente decine di volte, nessuna, mai è stata revocata per scadenza) ancor prima del 2010, quando sono state cancellate le leggi sul diritto di insistenza, con le quali, non sarebbe stato possibile questo abominevole “furto”. Per quanto non si sa come andrà a finire, rimarrà per sempre, una vicenda grottesca che nessuno potrà mai dimenticare. Falcone e Borsellino ci hanno rimesso la vita, perché traditi dallo Stato, noi …. ?!

            • No dai,quando e’ troppo e’ troppo.Falcone e Borsellino,che a nominarli in questa barzelletta e’ offensivo,vi direbbero di rispettare la Legge,chi la rappresenta e le sentenze!Un paragone che dice tutto e lascia sconcertati.

  3. Quali sarebbero le certezze che verranno date ai nuovi concessionari, se a scadenza, dovranno lasciare tutto? Quali saranno i risultati di questa sciagurata decisione? In quale altro Paese europeo si sta verificando il “disastro” italiano che mette 30.000 imprese alla porta? Quale è il vero obbiettivo di questa maldestra manovra? Siete contenti del passaggio di mano dei nostri litorali a quelle di imprese straniere e multinazionali, come già avvenuto per RED BULL nei giorni scorsi? (il banchetto deve ancora iniziare) Pensate davvero che queste ultime potranno essere “cacciate” così come sono stati cacciati gli attuali concessionari? Questa è L’Italia che volete?!!!

    • Franco hai perfettamente ragione,il PD non è certo con noi,loro sono contro il lavoro degli imprenditori,sono contro le rateizzazioni di ” Equitalia” ,sono solo favorevoli a tutelare il loro mondo dei lavori super tutelati,il lavoro nel settore pubblico,il lavoro dell’apparato burocratico,,,che facciano pure le aste per tutti i posti negli uffici pubblici,ogni 5 anni ,,,sai quanti impreparati e superprotetti e raccomandati ne uscirebbero con le ossa rotte,diamo ai giovani la possibilità di partecipare ,diamo ai neolaureati la possibilità di trovarsi un lavoro,,,questa è concorrenza

  4. Quando capirete che la difesa ottusa di un privilegio anacronistico non aiuta la vostra categoria. Si deve trovare una soluzione per chi ha investito in buona fede e non può perdere tutto. Ma ci sono molti casi in cui investimenti sono tutti ammortizzato e alcuni in cui non ci sono stati per decenni.
    Se andate al muro contro muro vi troverete soli e scoprirete di non essere amati

    • Jonny…a volte gli investimenti sono al di fuori della attività…sposarsi e fare un figlio, comprare casa con mutuo,il legittimo affidamento è anche questo

  5. Dice che ci darà certezze, mica che le certezze siano di mantenere il nostro lavoro!
    Saremo certi di essere rovinati. Almeno apprezzo la sincerità

  6. La politica non vi puo piu aiutare ad eludere i bandi sino a che vige la sentenza del Consiglio di Stato, cio’ che puo fare e’ una riforma dove su individuano tutele legittime.
    Ma molti la riforma non la vogliono ancora? Vogliono tirare ancora la corda che e’ spezzata con promesse da circo .
    In questo modo al 2024 i comuni faranno comunque i bandi.

  7. Un consiglio a tutti i colleghi balneari: trovatevi un medico compiacente e fatevi diagnosticare ansia, insonnia, depressione e inappetenza. Chiederemo al governo anche il danno biologico, e lì si parla di un paio di milioncini minimo, altro che gli investimenti non ammortizzati..

  8. Ottimo anche il danno biologico.possiamo inserirlo negli investimenti non ammortizzati.
    E la casa, la macchine, la tv, anche quello inseriamo nella richiesta perche sono state acquistate sulla base delle proroghe.

    • A dispetto del tuo nome la tua uscita è piuttosto infelice.
      L’acquisto di una casa, soprattutto, è un passo molto importante nella vita di una persona, che viene di solito ponderato in base al proprio reddito attuale e futuro. Evita di fare dell’ironia su queste cose, non è il caso.

  9. Ma questo Suck, chi è il portaborse di Patroni Griffi, si atteggia a Giudice Supremo? Che non rompesse i c… che ci sono30000 balneari che hanno fatto decenni di sacrifici e investimenti e mutui c/o le banche, le aste devono essere l’ultima opzione dopo aver percorso tutte le altre strade, e con requisiti che devono blindare i concessionari soprattutto professionalità e la partecipazione ad una singola gara. Il Consiglio di Stato non è la Corte Cost. Unica Istituzione che può annullare una legge dello Stato, ma poi c’è contraddizione intrinseca, “annulli la legge 145 e nello stesso tempo la riesumi per 2 anni, una grande porcata ideologica

  10. Bruno il problema e’ che tu non tj rendi conto delle cose che hai fatto e di conseguenza di cio che dici:
    TUTTE LE PROROGHE SIN DAL 2002 ERANO ILLEGGITTIME .
    Tu hai fatto un MUTUO IPOTECANDO UN BENE DEMANIALE, o meglio il fatturato di una proroga di una concessione illegittima.

  11. Cosa succede se il figlio dello assessore partecipa al bando con il progetto dello architetto che e’ membro della giunta comunale? Cosa succede se concorri e hai litigato in passato col sempre vivente capo dei VIGILI INURBANI?

  12. Comunque una grande porcata; nessuna categoria massacrata come quella dei balneari . Vedremo il 28 dicembre cosa ci comunicherà Giorgetti.

    • Ma smettila che siamo tutti pieni di palanche! Chiagn’ e fotti! Cazzo me ne frega a me, mi fanno un favore guarda a me a togliermi la mia attività: sono stufo marcio di vedere tutte quelle facce di cazzo ogni giorno! Voglio andare in montagna.

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