Sono stati accantonati gli emendamenti al decreto Infrazioni sulle gare delle concessioni balneari. Il governo Meloni ne avrebbe chiesto il ritiro e le forze di maggioranza hanno deciso di prendere tempo. Mentre tutto il resto delle proposte è stato già esaminato dalle commissioni riunite Giustizia e Finanze, quelle al primo articolo del testo – che riguarda le gare delle concessioni di spiaggia – sono state rinviate alla prossima settimana. La decisione è arrivata nel tardo pomeriggio di ieri, al termine di una giornata frenetica che vede l’intero provvedimento bloccato a causa del braccio di ferro sui balneari.
Lunedì una portavoce della Commissione Ue aveva espresso perplessità sulle proposte di modifica al decreto Infrazioni. Il testo, approvato lo scorso settembre dal consiglio dei ministri, è stato concordato dal governo italiano con Bruxelles grazie alla mediazione del ministro Raffaele Fitto. Pertanto qualsiasi variazione dovrà ricevere il beneplacito della Commissione Ue, che però non è arrivato nonostante le interlocuzioni siano in corso da giorni.
Il decreto Infrazioni prevede la messa a gara delle concessioni entro il 2027, applicando i principi della direttiva europea Bolkestein. Le associazioni balneari hanno condannato i contenuti del decreto, che non rispecchia le promesse fatte dalla premier Giorgia Meloni sulla salvaguardia delle imprese storiche dalle gare. Inoltre, il provvedimento impone che il concessionario subentrante riconosca un indennizzo economico calcolato solo sugli investimenti non ammortizzati dei cinque anni precedenti all’evidenza pubblica, mentre i titolari degli stabilimenti rivendicano il diritto a ottenere il riconoscimento dell’intero valore aziendale, comprensivo di avviamento.
In seguito alle lamentele delle associazioni di categoria, le forze di centrodestra hanno presentato decine di emendamenti che cercano di migliorare soprattutto i passaggi del testo relativi agli indennizzi. Tuttavia, la Commissione Ue sostiene che il riconoscimento del valore aziendale a carico del nuovo concessionario rappresenti un vantaggio improprio per il gestore uscente, e pertanto sarebbe in contrasto con la direttiva Bolkestein che prevede la totale parità di condizioni di partenza in fase di gara. È improbabile che i parlamentari di centrodestra non sapessero che il decreto Infrazioni è un testo blindato e che l’Ue si sarebbe opposta alle modifiche.
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