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Apertura spiagge, mancano le attrezzature: “Fornitori fermi, inutile pianificare la stagione”

Centinaia di produttori di lettini, ombrelloni e cabine sono bloccati dal lockdown: "Inutile parlare di ripartenza del turismo balneare, se non ci fanno costruire e consegnare gli arredi necessari"

In questi giorni in cui si comincia a vedere la fine del lockdown e l’inizio della cosiddetta “fase due” di convivenza con il coronavirus, il governo sta studiando le modalità di apertura degli stabilimenti balneari per l’estate. Ma purtroppo non si sta tenendo conto di un tassello fondamentale: si tratta dei produttori di attrezzature e arredamenti per la spiaggia, che stanno a monte della filiera turistica costiera e che sono fermi da un mese senza poter lavorare. Per queste aziende la situazione è di grave difficoltà e i danni rischiano di ripercuotersi anche sugli stabilimenti balneari, come spiega Giorgio Selva, titolare della Tessitura Selva di Cattolica, storica produttrice di ombrelloni e lettini dal 1938: «Non siamo considerati industrie di prima necessità e quindi le prefetture ci impediscono di lavorare in deroga. Ma in questo modo non possiamo consegnare i materiali ai nostri clienti: dunque è inutile parlare di allestimento e di apertura delle spiagge, se gli stabilimenti balneari non possono ricevere i materiali di cui hanno bisogno per iniziare la stagione».

Il fermo alle attività produttive ha colpito i fornitori degli stabilimenti balneari nel periodo più delicato: «Oltre a essere saltata la fiera Balnearia di Carrara, tradizionale appuntamento di febbraio che per il nostro comparto rappresenta l’occasione per concludere gli ultimi ordini, non abbiamo nemmeno potuto fare le consegne di ciò che abbiamo già venduto», dice preoccupato Massimo Ferrero, titolare della ditta Ridap di Asti che dal 1969 costruisce cabine balneari. «In questo momento ho in azienda 400 cabine destinate ad alcuni stabilimenti liguri. A loro è stato appena consentito di allestire e mi hanno giustamente chiamato per chiedere quando riceveranno le strutture, che sono ferme in magazzino dal 20 marzo. Ma se la situazione non cambierà, la mia ditta non potrà portargliele prima del 4 maggio e i miei clienti accumuleranno ulteriori ritardi nell’apertura: il montaggio di queste strutture necessita infatti di diversi giorni di lavoro».

Ancora più drammatico è il caso della Tessitura Selva: «Il problema non rappresenta solo la merce nuova, ma soprattutto l’usato», riprende Giorgio Selva. «Durante l’inverno ci occupiamo di ritirare i lettini che hanno il telaio in alluminio in buone condizioni, ma la tela da sostituire. Ad oggi nei nostri capannoni abbiamo ben diecimila pezzi già riparati e ritelati, che dobbiamo consegnare a circa trecento stabilimenti balneari in tutta Italia. Altrimenti loro non avranno gli arredamenti necessari per accogliere gli ospiti e noi non potremo andare avanti con il resto della produzione». Si tratta di numeri significativi, perché vanno moltiplicati per tutte le aziende dell’indotto: Tessitura Selva insieme all’Ombrellificio Magnani di Cesena e la Tessitura Fabbri di Montelabbate costituisce il gruppo Smeca, un’eccellenza italiana nella produzione di ombrelloni e lettini professionali con oltre 130 dipendenti, e rappresenta solo una delle cinquanta aziende che producono la stessa tipologia di attrezzature nel nostro paese. A cui vanno sommate le altre circa 800 imprese specializzate in cabine, gazebo, chioschi, arredamenti da esterno, giochi e accessori vari per la spiaggia, tutte nella medesima condizione (l’unica eccezione è nei produttori di puliscispiaggia, la cui categoria rientra nell’ambito dei macchinari per la pulizia a cui è consentito proseguire l’attività).

I fornitori degli stabilimenti balneari non chiedono di ripartire a pieno regime, ma solo di poter lavorare per mettersi al servizio del turismo italiano che altrimenti, senza di loro, non può ripartire: «Mi basterebbe far entrare tre dipendenti a turno, cioè uno solo per ogni capannone», spiega Selva «In questo modo potrei mandare avanti un minimo di attività in condizioni di totale sicurezza. Invece se non ci consentiranno di riaprire, di questo passo potremo consegnare gli ultimi ordini a settembre. E centinaia di stabilimenti non riceveranno i lettini e gli ombrelloni in tempo per la stagione». Il lavoro di queste aziende è infatti composto da precisi incastri temporali e fermarle per un mese e mezzo significa generare un effetto a catena che si ripercuoterà anche sull’apertura degli stabilimenti balneari, già in pesante ritardo.

Per altri settori merceologici, come quello dei giochi e dei gonfiabili che vengono spesso importati dall’Asia, c’è poi un altro problema. A raccontarlo è Carlo Milani, titolare della Kanguro di Cesena: «Oltre a non poter effettuare la produzione degli articoli che realizziamo direttamente in azienda, come i trampolini elastici, abbiamo interi container pieni di strutture appena arrivate dalla Cina. Allo sbarco tardivo, avvenuto dopo che le navi sono rimaste ferme nei porti mentre quel paese faceva i conti con l’epidemia prima di noi, si somma il fatto che oggi i giochi sono fermi nel nostro magazzino di Cesena, senza che possiamo allestirli. Si tratta di strutture alte anche otto metri, che richiedono un certo tempo tra consegna, montaggio e collocamento».

Insomma, la crisi per i fornitori degli stabilimenti balneari è totale: «Proprio ora che stavamo cominciando in parte a riprenderci, è arrivata la pandemia a metterci ko», sbotta Gianpiero Meucci, un altro produttore di cabine con base in Toscana dal 1992. «L’estensione delle concessioni balneari fino al 2033, decisa dal precedente governo, aveva generato una minima ripresa del settore dopo tanti anni di incertezza dovuti alla direttiva Bolkestein, ma ora tutto si è bloccato di nuovo e in modo ancora più violento. Per tante aziende che basano il loro fatturato quasi esclusivamente sugli stabilimenti balneari o sulle strutture turistiche, si tratterà del colpo di grazia».

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Alex Giuzio

Dal 2008 è giornalista specializzato in economia turistica e questioni ambientali e normative legate al mare e alle coste. Ha pubblicato "La linea fragile", un saggio sui problemi ecologici delle coste italiane (Edizioni dell'Asino, 2022), e ha curato il volume "Critica del turismo" (Grifo Edizioni 2023).
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