Sindacati e associazioni

Antitrust contro balneari, Fenailp: “Intervento pericoloso, governo convochi tavolo”

Gentili: "Preoccupati per futuro imprese"

«Grave la segnalazione al governo dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato sulla necessità di annullare l’estensione dei titoli concessori al 2033 e la liberalizzazione dei canoni demaniali marittimi». Lo afferma Mario Arciuolo, segretario generale Fenailp (Federazione nazionale autonoma imprenditori e liberi professionisti), giudicando «molto pericoloso l’intervento svolto dal presidente dell’Agcm Roberto Rustichelli che, con una lettera al governo, propone di inserire nella legge annuale sulla concorrenza l’immediata applicazione della direttiva Bolkestein nei confronti degli stabilimenti balneari e, pertanto, l’abrogazione della parte della legge 145/2018 che prevede l’estensione dei titoli al 2033». Una ulteriore proroga di quindici anni a favore degli attuali concessionari – afferma infatti il garante – manterrebbe una “posizione di privilegio” nei loro confronti a danno della concorrenza e del libero mercato.

«Il principio espresso dall’Agcm sarebbe in conflitto con la parte della sentenza della Corte di giustizia europea del 2016 – puntualizza Pietro Gentili, segretario nazionale della FederLidi Fenailp – che prevede il riconoscimento del principio del legittimo affidamento nei confronti di una categoria la quale, seppur muovendosi nell’ambito di una costante incertezza sul proprio futuro in campo amministrativo, ha sempre investito capitale e lavoro per mantenere l’offerta dei servizi di spiaggia come un fiore all’occhiello del paese».

«Parlare di aste, oggi, significa ricominciare nuovamente la battaglia che è in corso da dieci anni a questa parte con l’Unione europea, tesa ad arrivare a una riforma organica della normativa che regola le concessioni turistiche», prosegue Gentili. «Non meno grave l’altra proposta del garante, che vorrebbe lasciare la determinazione dei canoni demaniali alla libera offerta da parte di coloro che concorreranno ai bandi di gara: già la recente decisione di portare il canone minimo delle imprese turistiche a 2500 euro ha creato un vero e proprio gap a danno delle piccole imprese che operano sulle spiagge italiane. Così come ha sferrato un colpo micidiale agli stabilimenti che hanno realizzato sul demanio opere di difficile rimozione, il collegamento dei canoni pertinenziali ai valori dell’Osservatorio del mercato immobiliare. Lasciare oggi il loro importo alla concorrenza tra i vecchi e i presunti nuovi concessionari rischia di mettere a rischio il futuro della categoria».

Aggiunge Gentili: «Non può essere sottovalutata, poi, l’ulteriore proposta dell’Agcm che intende riportare l’art. 45bis del Codice della navigazione al vecchio sistema che vincola l’affitto delle attività balneari e quelle secondarie a gravi motivi di esigenza e per brevi periodi di tempo. Anche questa modifica comporterebbe una grave discriminante nei rapporti commerciali ormai chiusi sul mercato. La nostra federazione è disponibile, comunque, a studiare miglioramenti meno drastici di quelli indicati dal garante. Appare spontaneo, infine, esaminare con attenzione anche il passaggio con cui viene riconosciuta, da parte dell’Antitrust, agli attuali concessionari una presunta indennità di uscita dalla concessione, strettamente legata alla parte non ancora ammortizzata del capitale investito nell’azienda. Anche qui va tenuto conto della sentenza della Corte Ue “Promoimpresa”, che prevedeva sì un risarcimento a beneficio del concessionario uscente ma di più ampia portata, considerato che si riferiva all’ “indennità di impresa” e cioè al valore aziendale dei beni e degli strumenti facenti parte integrante della concessione».

Conclude infine il segretario Arciuolo: «Vogliamo sperare che i politici, i quali da dieci anni a questa parte svolgono solo campagna elettorale schierandosi a fianco delle imprese balneari italiane, riescano oggi a chiudere definitivamente il confronto con l’Ue sulle concessioni turistiche, costituendo in tempi immediati un comitato tecnico interministeriale ad hoc sul decreto di riforma della materia, anche e soprattutto attraverso la partecipazione diretta ai lavori da parte delle associazioni di categoria».

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