Ambiente

Allarme inquinamento: Atlantico e Pacifico coperti di plastica

Negli Oceani galleggia una "zuppa di plastica" grande quattro volte e mezzo l'Italia. E' la conseguenza dell'inquinamento dei mari, che finisce per concentrarsi in alcune zone dell'oceano, e delle reti da pesca abbandonate in acqua. Anna Rosbach denuncia nel suo rapporto sulla protezione dell'Atlantico Nord-orientale: "E' un problema di cui non si parla abbastanza".

Nel Pacifico c’è un vortice che attira tonnellate e tonnellate di spazzatura proveniente da tutto il mondo. E l’Atlantico è sempre più infestato da vecchie reti di pesca abbandonate, che intrappolano e uccidono indiscriminatamente pesci e mammiferi. A lanciare l’allarme è la deputata danese del gruppo “Europa per la Libertà e la Democrazia” Anna Rosbach (nella foto), che si è occupata per il Parlamento europeo della raccomandazione sull’accordo e per la protezione delle coste e delle acque dell’Atlantico Nord-orientale contro l’inquinamento.

“L’acqua è la cosa più importante al mondo”, dice la Rosbach, “e se la inquiniamo troppo, avremo problemi gravissimi”. Secondo la deputata, la “zuppa di plastica” è causata soprattutto da Cina e Giappone, ma, purtroppo, anche dall’Ue. Il cumulo di spazzatura, che si estende a macchia dalle coste del Giappone fino alle Hawaii, è dovuto all’effetto delle correnti sottomarine, che “attraggono” i rifiuti di tutto il mondo in quest’area, già vasta ed in continua espansione. “Non possiamo misurarne la grandezza esatta” – spiega la relatrice – “Sono come isole di plastica, e diventano sempre più profonde e numerose.”

Nella coperta di spazzatura restano intrappolati pesci, piccole balene e altri mammiferi. La Rosbach racconta che perfino gli squali affogano, perché rimangono incastrati nelle vecchie reti da pesca e non possono più muoversi. E siccome è il movimento che li fa respirare, muoiono annegati. “E’ una cosa da pazzi trovare pesci e delfini morti con la pancia piena di giocattoli di plastica. E’ una situazione gravissima, e sta peggiorando. Paesi come la Cina e gli Stati Uniti guardano dall’altra parte, fanno finta di non sapere”.

La risposta? Prima di tutto bisogna pulire quello che oggi infesta gli Oceani. “Non si può prendere un peschereccio normale e fargli fare un po’ di raccolta di rifiuti. Servono imbarcazioni e mezzi speciali. Bisogna trovare società specializzate, che vogliano esplorare un nuovo settore di attività”. La seconda cosa è imparare a riciclare. Per la deputata del “Partito popolare danese”, con la plastica si possono fare tante cose e tanti soldi: “Ho sentito di un pescatore danese, che era stanco di vedere tutti i pezzi di rete abbandonati nel mare. E ha trovato un sistema per sminuzzarle e riciclarle per fare nuove reti. Poi ha creato un brevetto, ed è diventato milionario in un solo anno!”

“Se si comincia da sé, dalla propria famiglia, diventa tutto più semplice! Credo che dipenda dal proprietario di ogni singola barca, che può dire ‘no, non pulisco il mio serbatoio in mare aperto. Non voglio inquinare le spiagge dove io e i miei figli andiamo al mare” – conclude la Rosbach.

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