La controversia sulle concessioni balneari di Laigueglia si sposta ufficialmente davanti al TAR. Un gruppo compatto di 27 concessionari ha affidato l’incarico legale per impugnare il bando pubblicato dal Comune a maggio, chiedendo la sospensione e l’annullamento d’urgenza dell’atto.
Laura Anconelli, architetto e titolare dei Bagni Antille, ha spiegato le motivazioni della protesta. Secondo i balneari, i criteri del bando non valorizzano gli investimenti effettuati per il miglioramento delle strutture, né attribuiscono premialità alla sostenibilità ambientale. Anconelli ha criticato l’assenza di incentivi per l’efficientamento energetico, le energie rinnovabili, il risparmio idrico e l’uso di materiali ecosostenibili, elementi invece presenti nei bandi dei comuni limitrofi. Ha inoltre osservato che il provvedimento finisce per valorizzare solo la demolizione delle strutture esistenti, con una conseguente perdita di servizi per l’utenza.
Un altro punto contestato riguarda la possibilità per i privati di rinunciare a porzioni di arenile da cinque metri lineari per destinarle a spiaggia libera. Il timore espresso da Anconelli è che questa scelta crei una pianificazione disordinata del litorale, trasformando la costa in una “macchia di leopardo” con tratti in concessione e piccoli spazi di spiaggia libera alternati, con ripercussioni negative sull’immagine del borgo e sulla qualità dell’offerta turistica.
La concessionaria ha evidenziato che la durata delle concessioni a soli cinque anni rischia di favorire una logica di speculazione finanziaria di breve periodo, attirando gestioni “mordi e fuggi” a discapito degli investimenti a lungo termine. Nel ricorso verrà inoltre contestata l’esclusione degli indennizzi per i concessionari uscenti, nonostante le perizie fossero già state depositate dai consulenti. Ulteriori perplessità riguardano infine il contributo annuale in misura fissa richiesto ai privati per finanziare progetti di interesse pubblico definiti “fumosi” dalla stessa concessionaria, in quanto il bando non ne specifica costi, tempi o natura.
La replica dell’amministrazione comunale
Il sindaco Giorgio Manfredi, interpellato sulla questione, ha difeso fermamente l’operato dell’Amministrazione, ribadendo che la scelta di limitare la durata delle concessioni a cinque anni, con premialità per chi cede cinque metri di arenile, è dettata dalla necessità di raggiungere la quota del 40% di spiagge libere stabilita dalla Regione Liguria. Secondo il primo cittadino, le restituzioni spontanee finora pervenute non sarebbero state sufficienti a coprire i parametri di legge.
Manfredi ha inoltre precisato che il Comune è totalmente estraneo alla valutazione degli indennizzi, calcolati da professionisti scelti autonomamente dai balneari. L’importo delle perizie non è stato inserito nel bando poiché, secondo i pareri legali dell’ente, derogava ai criteri normativi regionali.
Infine, il sindaco ha chiarito che, proprio a causa della brevità della concessione (5 anni) che non permette ammortamenti realistici ai privati, il Comune ha scelto di convogliare le risorse dei gestori in progetti pubblici più ampi a beneficio della collettività, come la riduzione del traffico e l’ottimizzazione idrica. Il primo cittadino si è detto fiducioso nell’esito del ricorso, certo che la sentenza del TAR porterà la chiarezza necessaria a stemperare i toni.
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