A un anno dalla scadenza delle concessioni balneari fissata per settembre 2027, il presidente del sindacato marchigiano lancia l’allarme sullo schema di bando-tipo: «Ristori irrisori sui beni ammortizzati, le famiglie rischiano di essere schiacciate dai grandi capitali». Lo stallo dei Comuni costieri.
La direttiva Bolkestein rappresenta la spada di Damocle che incombe sugli operatori balneari italiani. Entro giugno 2027 dovranno essere effettuate le gare per l’assegnazione delle concessioni, che scadranno inderogabilmente a settembre dello stesso anno. Tuttavia, a un anno dalla scadenza, l’incertezza domina sovrana tra gli operatori del settore.
Romano Montagnoli, presidente regionale del SIB (Sindacato Italiano Balneari) delle Marche, ha espresso forti preoccupazioni riguardo al bando-tipo presentato dal governo. Ha sottolineato che l’assenza di un decreto definitivo crea enormi problemi, poiché mancano indicazioni chiare su aspetti fondamentali per il futuro delle imprese.
Il nodo centrale degli indennizzi e dei beni ammortizzati
Secondo Montagnoli, il problema principale riguarda i ristori per i concessionari uscenti. La norma attuale prevede sostanzialmente il riconoscimento dei soli beni non ancora ammortizzati.
Tuttavia, dopo vent’anni di incertezza e continui rinvii, gli investimenti effettuati sono stati pochissimi e, nella maggior parte dei casi, risultano già completamente ammortizzati. Di conseguenza, gli indennizzi rischiano di essere irrisori. Anche se nel punteggio complessivo del bando è previsto un premio legato al rialzo dell’indennizzo, se il valore di partenza è basso, l’impatto finale resta estremamente limitato.
Il presidente del SIB Marche spera che ci sia ancora margine per trattare su questo punto con l’esecutivo, ma al momento non è chiara la reale volontà politica di farlo. La sensazione della categoria è che l’intera vicenda stia confluendo in un imbuto normativo, con il serio rischio di scivolare nel caos più totale.
Comuni fermi e rischio di ricorsi a catena
Montagnoli ha inoltre evidenziato il forte ritardo della macchina amministrativa: su circa 650 Comuni costieri in Italia, le gare avviate si contano sulle dita di una mano e quelle concluse sono ancora meno. Quasi tutte, tra l’altro, sono già state investite da ricorsi al TAR, a dimostrazione di quanto il quadro giuridico sia instabile.
Per quanto riguarda le Marche, il presidente sindacale ha precisato che nessun ente locale ha ancora avviato le procedure. Tra un anno, però, bisognerà farlo per forza e il rischio concreto è quello di farsi trovare del tutto impreparati. Ci sono troppi aspetti ancora da chiarire:
- Cosa accadrà se il nuovo concessionario non sarà in grado di avviare subito l’attività?
- Cosa succede se l’iter amministrativo non si concluderà in tempo?
- In questi casi, il concessionario uscente potrà continuare a operare in regime transitorio o si procederà alla demolizione delle strutture?
La critica al bando-tipo: «Ignorato il valore sociale»
Riguardo alla struttura dei punteggi, Montagnoli ha criticato lo schema che attribuisce il 90% del peso all’offerta tecnica e il 10% a quella economica. Tale ripartizione non soddisfa il sindacato, poiché non tiene in dovuto conto il fatto che per molte famiglie lo stabilimento rappresenta l’unica fonte di reddito, ignorando completamente il valore sociale e di presidio del territorio di chi opera da decenni sul litorale.
Resta quindi forte il timore che i bandi si trasformino in una pura “gara tra chi ha più soldi”, con il rischio di attirare capitali di dubbia provenienza. Il settore balneare potrebbe così diventare terreno di conquista per soggetti speculativi, interessati più all’occupazione di spazi economici che al reale sviluppo e alla cura del territorio.
Montagnoli ha concluso descrivendo il clima tra i balneari come la sensazione frustrante di “combattere contro un muro di gomma”. Nel frattempo, i Comuni dovranno iniziare a predisporre i bandi in quella che si preannuncia come una drammatica corsa contro il tempo. In definitiva, a un anno dalla scadenza, la categoria chiede concretamente regole chiare, certezza del diritto e il pieno riconoscimento del valore aziendale costruito in decenni di attività.
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