La recente approvazione, da parte del Consiglio comunale di Vasto, del nuovo piano demaniale marittimo riapre il dibattito sulla gestione del litorale tra il Monumento alla Bagnante e Punta Vignola. Questo tratto, caratterizzato da scogliere affioranti e spiagge di ciottoli, possiede un’elevata valenza paesaggistica, storica e ricreativa: la sua tutela e fruizione pubblica sono quindi questioni centrali per la comunità.
Il Comune presenta il piano come un’operazione di riordino e valorizzazione, finalizzata a migliorare la fruizione turistica, regolare le attività economiche lungo la costa e aumentare gli spazi destinati a spiaggia libera. Tali obiettivi sono coerenti con le politiche locali di sviluppo sostenibile del turismo balneare, ma suscitano anche preoccupazioni concrete sulle modalità di attuazione e sugli effetti pratici per l’accesso e l’uso pubblico della fascia costiera.
Dall’assemblea pubblica promossa da Italia Nostra del Vastese sono emersi timori significativi: alcune concessioni previste nel piano potrebbero restringere l’accesso, soprattutto in corrispondenza dei punti di passaggio tra scogliera e calette di ciottoli, compromettendo la fruizione tradizionale. È stata sottolineata l’ambiguità nella definizione degli ambiti demaniali soggetti a concessione: è essenziale chiarire perimetri, fasce di rispetto e confini tra uso pubblico e insediamenti temporanei o permanenti riconducibili a concessionari, per evitare sovrapposizioni e conflitti d’uso.
Sotto il profilo paesaggistico e ambientale è necessaria una verifica puntuale delle ricadute del piano: vanno valutati gli impatti sulle dinamiche di erosione costiera, sulle specie e sugli habitat locali e sulla qualità paesaggistica complessiva, tenendo conto delle normative nazionali e regionali vigenti. Per garantire coerenza con gli obblighi di tutela, si richiede l’integrazione di rilievi tecnici aggiornati e valutazioni di compatibilità ambientale che incorporino dati scientifici, monitoraggi e scenari di lungo periodo.
Le richieste emerse dall’assemblea e ritenute necessarie per le osservazioni al periodo istruttorio riguardano:
- la delimitazione precisa delle mappe catastali e degli ambiti del demanio marittimo con l’identificazione puntuale di scogliere, calette e sentieri storici e la segnalazione delle fasce interdette alla concessione;
- l’introduzione di vincoli paesaggistici e ambientali specifici che escludano dalla concessione le aree di particolare pregio o le funzioni pubbliche consolidate;
- la garanzia della continuità dell’accesso pubblico, attraverso misure come l’imposizione di una percentuale minima di costa mantenuta libera e l’obbligo di passaggi pedonali certificati a intervalli prefissati;
- la previsione di un piano di monitoraggio ambientale e paesaggistico condotto da enti terzi indipendenti, con indicatori chiari su erosione, qualità degli habitat e pressione antropica;
- l’inserimento di criteri oggettivi e vincolanti per l’assegnazione delle concessioni (durata, tipologia di attività consentite, obblighi di manutenzione e ripristino, tariffazione trasparente e clausole di revoca in caso di inadempienze);
- l’adozione di limiti temporali e aggiornamenti periodici delle condizioni per evitare privatizzazioni di fatto e preservare l’uso multifunzionale delle aree con prevalenza dell’accesso pubblico.
Per ridurre i rischi di degrado costiero derivanti da interventi infrastrutturali, il piano dovrebbe privilegiare soluzioni di “soft engineering” lì dove sono efficaci, prevedere monitoraggi periodici e piani di manutenzione, e vietare opere che possano peggiorare i fenomeni erosivi o compromettere gli habitat. Inoltre è utile predisporre un censimento aggiornato dei beni paesaggistici e ambientali presenti lungo il tratto, corredato da rilievi georeferenziati e da un archivio fotografico per documentare lo stato preesistente.
La trasparenza sui criteri di assegnazione e la partecipazione pubblica rafforzata sono requisiti essenziali: si propone l’attivazione di tavoli tecnici misti tra Comune, associazioni, esperti di costa e centri di ricerca per ridefinire confini e criteri, e l’organizzazione di verifiche congiunte di campo sulle porzioni più sensibili. Le osservazioni formali al piano dovrebbero combinare proposte tecniche circostanziate, supportate da dati e rilievi, con richieste istituzionali concrete per tutelare il diritto di accesso e il valore paesaggistico del litorale.
La fase istruttoria rappresenta quindi un’occasione decisiva per correggere possibili derive che potrebbero tradursi in restrizioni d’uso incompatibili con la tradizione di fruizione pubblica della scogliera vastese. Con un approccio partecipato e basato su dati, è possibile conciliare l’esigenza del Comune di riordinare e valorizzare il litorale con la priorità di tutela dell’accesso pubblico e della qualità ambientale.
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