In un settore dove ogni secondo può fare la differenza tra la vita e la morte, nasce un’alleanza destinata a segnare un punto di svolta. La Federazione Italiana Salvamento Acquatico (FISA), l’Associazione Nazionale Assistenti Bagnanti (ANAB) e la Società Italiana di Psicologia dell’Emergenza (SIPEM) uniscono le forze per costruire un nuovo paradigma nel mondo del soccorso acquatico.
Una sinergia, quella tra FISA, ANAB e SIPEM, che nasce non da interessi politici o economici, ma da un’urgenza concreta: salvare vite umane attraverso una formazione più completa, umana e professionale. “Quando l’interesse primario è la salvaguardia della vita, e non il guadagno o il potere, i benefici sono per tutta la comunità”, sottolineano i rappresentanti delle tre organizzazioni.
Il presidente della FISA Raffaele Perrotta, insieme al presidente dell’ANAB Guido Ballarin e al referente pugliese di ANAB Domenico Saldutto – anche testimonial del progetto Proiocosafaccio? – lancia un messaggio chiaro: la professionalità non è un optional, ma un pilastro imprescindibile. “Ogni bagnino, istruttore o ente formativo deve garantire una preparazione impeccabile. Non basta il brevetto, serve anche la consapevolezza del proprio ruolo e dei rischi connessi”, afferma Perrotta.
L’iniziativa non si limita alla preparazione tecnica. Fondamentale è anche l’inclusione di strumenti psicologici nella formazione degli operatori: la gestione dello stress, la lucidità in emergenza e il supporto emotivo dopo un evento traumatico sono competenze essenziali per chi si occupa di salvataggio. E qui entra in gioco il contributo strategico di SIPEM.
Le recenti tragedie in acqua hanno evidenziato le carenze di un sistema troppo spesso lasciato all’improvvisazione. Da qui l’invito rivolto non solo agli operatori del settore, ma anche ai cittadini, ai genitori e a chiunque frequenti ambienti acquatici: informarsi, pretendere trasparenza nei percorsi formativi, esigere istruttori aggiornati e consapevoli.
“La superficialità può costare caro – spiegano i promotori dell’alleanza – ma lavorando insieme, con uno sguardo etico e integrato, possiamo prevenire tragedie e garantire un ambiente acquatico più sicuro per tutti”. Il messaggio finale è un appello alla responsabilità collettiva e alla revisione normativa: studiare gli errori del passato, cambiare le leggi e promuovere scelte più giuste per il futuro. Perché solo attraverso la consapevolezza e la vera professionalità si può trasformare ogni spiaggia, piscina o bacino in un luogo davvero sicuro. Una sfida, questa, che riguarda tutti.
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