Sicurezza

Sulla riforma del salvamento c’è una lunga serie di contenziosi

Una panoramica sui ricorsi, petizioni e interpellanze provocate dal discusso decreto che ha introdotto il monopolio Fin sulla formazione dei bagnini di salvataggio

I titolari delle concessioni balneari non sono gli unici a trovarsi in difficoltà a causa delle nuove norme introdotte dal governo Meloni. Anche il settore della formazione degli assistenti bagnanti, a causa dell’infelice applicazione del decreto ministeriale n. 85 del 29 maggio 2024, si trova in una brutta situazione. Una serie di esposti, ricorsi, appelli, petizioni e interrogazioni parlamentari pendono come la spada di Damocle su un comparto già fortemente in crisi per la difficoltà nel reperire una figura professionale fondamentale, che si occupa di salvaguardare sulla vita altrui.

La pubblicazione in Gazzetta ufficiale del nuovo regolamento, entrato in vigore il 1° luglio 2024, come abbiamo già ampiamente spiegato in un precedente articolo, concede il monopolio della formazione degli assistenti bagnanti alla Federazione italiana nuoto (Fin). Ciò ovviamente ha scatenato le ire della Società nazionale di salvamento (Sns) e della Federazione italiana salvamento acquatico (Fisa), che dall’oggi al domani si sono viste private sia dei corsi, sia dei rinnovi per il rilascio del brevetto di bagnino di salvataggio. Pertanto Sns e Fisa, oltre al sottoscritto, in maniera distinta hanno segnalato all’Autorità garante della concorrenza le storture contenute nel regolamento. Le parti in causa erano già state interpellate in fase di stesura del decreto, e avevano ravvisato delle criticità, ma probabilmente il legislatore non si è preoccupato di quella più rilevante, rappresentata da un particolare estremamente tecnico, che solo un oculato approfondimento e conoscenza della materia avrebbe potuto portare alla luce. Si tratta del fattore chiave che determina la posizione di monopolio della Fin, ovvero la presenza obbligatoria dell’allenatore di secondo livello Snaq.

Ciò nonostante l’Agcm ha rigettato le istanze, dichiarando in sostanza che le proprie osservazioni in merito alle criticità dei requisiti richiesti per l’accreditamento erano state già state puntualmente rese note al legislatore. Peccato che non siano state del tutto recepite.

Sfumato l’esposto all’Autorità garante della concorrenza, la Sns ha provato a presentare ricorso al Tar Lazio, depositando un’istanza d’urgenza. Ma anche questa, in attesa di ulteriori approfondimenti, è stata respinta con la motivazione che per i soggetti già accreditati (Sns, Fisa e Fin) il decreto prevede dodici mesi di tempo per “aggiornarsi” e mettersi in regola con le nuove disposizioni. Quindi, fino a luglio 2025 possono continuare a operare. Peccato che anche al Tar del Lazio, come all’Agcm, sia sfuggita l’importanza della figura dell’allenatore di nuoto Snaq, senza la quale non è possibile addestrare gli assistenti bagnanti e non è possibile effettuare le prove di nuoto per il rinnovo dei brevetti. In pratica, non solo Sns e Fisa si trovano nelle condizioni di non poter proseguire la propria attività, ma anche qualsiasi altra organizzazione che intendesse accreditarsi sarebbe tagliata fuori. Infatti, a seguito dell’inizio della campagna di rinnovi dei brevetti avviata con la vecchia procedura dalla Sns, il Comando generale delle Capitanerie di porto – Guardia costiera è immediatamente intervenuto richiamando le disposizioni del decreto, ovvero la necessità di effettuare la prova di nuoto alla presenza dell’allenatore di nuoto Fin.

Eppure in precedenza, per le stesse ragioni, questo non è avvenuto. Mi riferisco a quando nel 2023, a fronte della sentenza del Tar Lazio, lo stesso Comando generale delle Capitanerie di porto – Guardia costiera, con una circolare, comunicava l’avvio del regolamento del decreto 206/2016, avvisando che i nuovi corsi, e non quelli già avviati, si sarebbero dovuti organizzare secondo quanto disposto dalla nuova normativa. Disposizione che però la Fin è riuscita a bloccare subito, attraverso un ricorso d’urgenza al Consiglio di Stato, motivando la mancanza di tempo per poter riorganizzare tutto il sistema didattico e la rete formativa. Oggi invece a Sns e Fisa non viene riconosciuta la stessa necessità! Un peso e due misure… trattandosi sempre dei requisiti richiesti per svolgere i corsi e rinnovare i brevetti.

Dopo diversi rinvii e a distanza di oltre un anno, lo scorso 7 novembre si è svolta l’ultima udienza al Consiglio di Stato, nella quale si è discussa la mancata attuazione del decreto 206/2016, sostituito dall’attuale decreto 85/2024, insieme ai rappresentanti di Fin, Sns e Ministero dei trasporti, contrapposti a Salvamento Academy. In attesa di conoscere la sentenza, escludendo le varie interrogazioni parlamentari, alla decisione del Consiglio di Stato si deve aggiungere l’attesa per il giudizio conclusivo del Tar Lazio sull’esposto della Sns, al quale probabilmente seguiranno anche un ricorso al Consiglio di Stato e una petizione presentata dal sottoscritto alla Commissione europea.

Come si concluderà la partita con tutti i procedimenti giudiziari in corso, è oggi impossibile saperlo. Ma un dato è certo: il mercato della formazione degli addetti al salvataggio non è stato liberalizzato e i giudici chiamati a pronunciarsi sembrano ignorare il punto cruciale del problema. Intanto, sono già passati sei mesi da quando il nuovo regolamento è in vigore e l’unica squadra che ha il permesso a giocare è la Fin.

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Stefano Mazzei

Dottore in scienze dell'educazione e della formazione, è il fondatore di Salvamento Academy, azienda specializzata in corsi di alta formazione di primo soccorso e fornitura di kit per l'emergenza.