Sono cinque i fattori che i bagnanti, a livello internazionale, considerano importanti per una spiaggia: sicurezza, servizi, qualità dell’acqua, pulizia, paesaggio. Forse non tutti gli italiani metterebbero la sicurezza al primo posto, e può essere questo il motivo per cui abbiamo così tanti annegamenti sulle nostre spiagge (dopo decenni di riduzione il numero dei decessi, scesi dai circa 900 degli anni ’70 agli attuali 170 per stagione balneare, sembra avere ripreso a salire). L’invecchiamento di quella parte della popolazione che può permettersi un tuffo in mare e l’arrivo di stranieri non avvezzi all’ambiente acquatico possono essere un motivo, ma certamente abbiamo investito molto poco in sicurezza, in particolare a fronte del valore economico delle nostre spiagge.
Per invertire il trend il Ministero della salute, anche a seguito delle raccomandazioni dell’Organizzazione mondiale della sanità, sta per dare avvio a un piano per la riduzione degli annegamenti, che si avvarrà anche di quanto fatto da un gruppo di lavoro coordinato dall’Istituto superiore di sanità e che opera da alcuni anni. Ma intanto c’è una Regione chi si avvantaggia, e che farà da apripista per quelle che si muoveranno su invito del Ministero. È la Regione Basilicata, che mercoledì a Bernalda ha presentato i risultati di un censimento dei pericoli presenti sulle proprie spiagge e il modello di cartellonistica che verrà adottato per una chiara comunicazione.
Il progetto è stato coordinato dalla Società nazionale di salvamento, mentre le indagini sono state condotte dall’Università della Basilicata. Altri soggetti hanno collaborato allo studio, che ha avuto così un’ampia partecipazione. Dopo la prima presentazione, ne seguiranno altre nei Comuni costieri, ai quali verranno anche consegnati i cartelli da posizionare all’ingresso delle spiagge. Questi, utilizzati in via sperimentale nel progetto europeo Perla, si richiamano a quelli adottati nei paesi che da più tempo sono attivi in questo settore. L’idea è proprio quella di non voler inventare nulla di nuovo, bensì di arrivare a una cartellonistica omogenea a livello internazionale, in modo che chiunque arrivi su una spiaggia possa riconoscere i simboli che identificano i vari pericoli, riducendo al minimo l’informazione testuale.
Rispetto ai cartelli Perla, quelli della Basilicata hanno, come frequentemente avviene all’estero, una sezione che spiega cosa sono le correnti di ritorno, come fare a riconoscerle e come uscirne fuori nel caso se ne venga risucchiati. E dato che più della metà degli annegamenti avviene per colpa di queste correnti (o di chi non le sa riconoscere!), si spera che questo faccia aumentare la sicurezza nella balneazione.
Il progetto, dal titolo “Campagna informativa sulla pianificazione dei rischi del mare: conoscenza e consapevolezza della sicurezza balneare in Basilicata. Segnaletica e cartellonistica”, prevede anche la distribuzione di specifiche brochure ed eventi finalizzati a sensibilizzare la popolazione sui rischi presenti e sui comportamenti da adottare. Speriamo che presto questi cartelli facciano presto la loro comparsa sulle spiagge di tutte le altre Regioni italiane.

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