Attualità

Tutto pronto per la grande protesta

Domani ombrelloni chiusi in tutta Italia per protestare contro il silenzio del governo Monti, che non ha ancora tutelato i balneari dal rischio di scomparsa

di Alex Giuzio

Il messaggio comunicato da Marcello Di Finizio – l’imprenditore triestino rimasto quattro ore in cima alla cupola di San Pietro per ottenere un colloquio col ministro Gnudi (vedi notizia) – è stato molto chiaro: "Se da solo posso arrivare a questi risultati, figuriamoci se i trentamila imprenditori balneari attuassero una protesta decisa contro le aste delle loro spiagge".

Ma questo non è stato capito subito dai balneari italiani, che davanti al rischio di farsi portare via la propria impresa hanno reagito con poche deboli manifestazioni (eccetto qualche forte scintilla come il tuffo dei centomila), puntando su un dialogo che si è dimostrato inefficace: il governo Monti è stato bugiardo e irrispettoso nei confronti della categoria, approfittando del suo immobilismo per portare avanti un decreto rimasto finora top secret. Si è così arrivati a provocare la prima decisa manifestazione dei balneari: quella in programma domani, indipendentemente dalle polemiche, sarà infatti un forte schiaffo contro il governo.

È vero che non è giusto danneggiare i propri clienti. È vero che chiudere gli ombrelloni fino alle 11 è troppo poco. Ma questa manifestazione, pur essendo in ritardo e pur causando litigi tra clienti e gestori (ma anche tra gestori e gestori), era assolutamente necessaria. Gli ombrelloni chiusi in tutta Italia non passeranno inosservati: sarà una piccola metafora di come diventerà il turismo balneare senza i piccoli imprenditori che lo hanno costruito da zero. L’impatto mediatico sarà notevole, e la libertà lasciata dai sindacati che hanno proposto questa manifestazione («Assumete qualsiasi azione parallela che trasformi la giornata in un’iniziativa simpatica», ha detto la scorsa settimana il vicepresidente dei Sib Graziano Giannessi) garantirà che ognuno adatti al meglio questa protesta al piacere dei clienti, che non dovranno vivere la chiusura come un disagio ma come una giornata di divertimento.

Chi non ha ancora pensato a niente può prendere spunto da ciò che si farà in ogni località. A Cervia, il bagno Anna porterà le olimpiadi sulla spiaggia: i titolari comporranno due squadre da dieci clienti, a ognuna assegneranno una metà della spiaggia e faranno partire la gara a chi rimonta per primo tutti gli ombrelloni (risparmiando la fatica al personale). In Romagna, infatti, si è deciso di non chiuderli, bensì di rimuoverli del tutto (leggi l’approfondimento): succederà non solo in tutti gli stabilimenti di Ravenna, Cervia e Cesenatico, ma anche in quelli di Gatteo dove la metà delle spiagge è su suolo privato, ma dove tutti protesteranno per solidarietà. Non è così, invece, per Rimini, che per colpa di Oasi Confartigianato e del suo presidente Giorgio Mussoni diventerà la pecora nera della giornata: «Questa manifestazione non ha senso – ha detto Mussoni – preferiamo attendere il decreto prima di capire se ci sarà da lottare duro». Si conferma l’isolamento di questo piccolo sindacato che però raccoglie la quasi totalità degli stabilimenti del riminese, orientandoli ancora una volta su una posizione non allineata rispetto al resto d’Italia, impedendo una battaglia davvero unita contro il governo.

Sul litorale toscano, in Versilia si stanno organizzando intrattenimenti come la colazione gratis per attenuare il disagio dei clienti. Oltre ai volantini distribuiti dai sindacati, a Viareggio saranno posti in riva al mare quaranta palloni aerostatici (uno ogni quattro stabilimenti) con la scritta "No alle aste – Giù le mani dalle spiagge" (nella foto di Versilia Today). Ma le manifestazioni in programma sono tante altre, e non si esclude una replica del tuffo dei centomila per la settimana successiva.

Tanta partecipazione anche in Liguria, Lazio, Puglia, Abruzzo e Marche. In quest’ultima regione pesa la mancata adesione dell’Itb Italia, che ha sede a San Benedetto del Tronto e che vede lo sciopero, secondo le parole del presidente Giuseppe Ricci, come «qualcosa che serve solo a isolare, di fronte a un’opinione pubblica non ben disposta verso la categoria e di fronte ai clienti che, avendo pagato, si sentono defraudati di un servizio; e che comporta solo danni economici a una categoria che già, per i noti motivi, sta attraversando un periodo di crisi». Le adesioni nelle Marche non saranno totali. A Senigallia, ad esempio, si è deciso di chiudere gli ombrelloni per appena un quarto d’ora, dalle 11 alle 11.15.

Appoggeranno la protesta tutti i sindaci dei Comuni costieri: sarà massiccia l’adesione alla proposta di Luciano Monticelli, delegato Anci al demanio marittimo, di porre la bandiera comunale a mezz’asta. Sabato e domenica, poi, a ricordare il ruolo di tutela ambientale svolto dai balneari ci penserà la campagna di Marevivo, che distribuirà centomila posaceneri tascabili in 350 spiagge italiane per combattere la sporcizia sul litorale. Un altro forte segnale al governo Monti, che non potrà rimanere indifferente davanti a questa enorme mobilitazione.

Domani su Mondo Balneare la cronaca dello sciopero regione per regione.

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