Attualità

Tutti i partiti compatti contro il decreto Gnudi

Inapplicabile e ingiusto: così Pd, Pdl e Udc si affiancano ai sindacati balneari nel respingere la proposta del governo di mandare a evidenza pubblica le spiagge italiane

di Alex Giuzio

Il decreto sulle spiagge è stato finalmente reso pubblico, ed è esattamente come ce lo si aspettava: distruttivo per il turismo costiero italiano. Risale infatti a ieri la circolazione della bozza di legge che il ministro Piero Gnudi sta redigendo per adeguarsi, secondo lui, alla direttiva europea Bolkestein mandando a evidenza pubblica gli stabilimenti balneari italiani (clicca qui per scaricarla). Una soluzione che non è certo l’unica, poiché la Spagna una settimana fa ha invece prorogato le concessioni demaniali di 75 anni per salvaguardare gli investimenti (vedi notizia).

Ma, evidentemente, il governo italiano preferisce mandare le imprese di spiaggia a evidenza pubblica, rapendole alle famiglie che le hanno costruite e assegnandole ai migliori offerenti, che saranno facilmente i grandi gruppi multinazionali. Le nuove concessioni demaniali, secondo la bozza di decreto, avranno durata tra i 6 e i 25 anni e ai concessionari uscenti saranno riconosciuti indennizzi probabilmente inadeguati, dato che si baseranno sui valori di ammortamento fiscale e non civile.

Immediati sono esplose le critiche al testo, non solo dalle numerose assemblee casualmente organizzate tra lunedì e martedì dalle associazioni balneari (solo ieri, Cna si riuniva in direttivo a Riccione e Fiba a Ravenna), ma anche da alcuni parlamentari che hanno chiesto a Gnudi di non presentare il decreto così com’è. Ora i prossimi appuntamenti importanti, in cui i balneari si riuniranno per decidere la loro strategia di protesta, saranno l’assemblea del Comitato salvataggio imprese e turismo in programma domani alle 17 al Principe di Piemonte di Viareggio e il "No Monti Day", una manifestazione nazionale di protesta in programma sabato alle 14 in piazza della Repubblica a Roma. Anche Vasco Errani, governatore dell’Emilia-Romagna, ha convocato per domattina un incontro straordinario delle regioni per definire la posizione da mantenere con Gnudi, che ha convocato la conferenza Stato-Regioni nello stesso pomeriggio.

Di seguito, riportiamo alcuni commenti da parte di politici e rappresentanti dei balneari.

Cristiano Tomei (coordinatore Cna Balneatori): «Succesivamente alla diffusione dello schema di decreto legislativo recante "Revisione e riordino della legislazione in materia di concessioni demaniali marittime", ritenuto completamente inaccettabile dalle maggiori sigle sindacali del settore balneare (Sib-Confcommercio, Cna Balneatori, Fiba-Confesercenti e Assobalneari-Confindustria), si è tenuta a Riccione la riunione del direttivo nazionale di Cna Balneatori. Con l’elaborazione di tale proposta, è venuto meno l’impegno assunto dal governo lo scorso febbraio di trovare preventive intese, non solo con le associazioni di categoria, ma anche con Regioni e Comuni. Infatti, non ci risulta che nemmeno questi siano stati coinvolti nella preparazione del decreto legislativo. Una bozza non condivisibile e dai contenuti di difficile applicazione. Una conferma della mancanza di volontà politica delgoverno di chiedere a Bruxelles la riapertura del confronto sulla tematica». Visto che si trovava in Emilia-Romagna, Tomei ne ha approfittato per lamentarsi della scarsa motivazione di questa regione nel difendere le imprese balneari: «La volontà politica di uscire dalla Bolkestein, che dovrebbe supportare il governo, non è stata espressa da parte di tutte le regioni, a partire dall’Emilia Romagna. Ma noi organizzeremo manifestazioni e iniziative nei confronti delle Regioni più reticenti alla possibilità di uscire dalla Bolkestein. Il caso Spagna dimostra che, dove la volontà politica è forte, il confronto può essere riaperto. Ovviamente, è fondamentale che i sindacati continuino a muoversi unitariamente, come hanno fatto finora: è questa la nostra forza principale per raggiungere la vittoria».

Comunicato congiunto e bipartisan quello di Sergio Pizzolante (Pdl), Elisa Marchioni (Pd) e Amedeo Ciccanti (Udc), i quali chiedono di ritirare la bozza: «Il decreto per il riordino delle concessioni demaniali che sta circolando, così com’è, non va bene. È debole sulle premialità e sul riconoscimento del valore d’impresa. Abbiamo ribadito al ministro Gnudi quanto comunicatogli nei giorni passati: occorre fare i conti con la nuova legge spagnola. In Spagna, pur partendo da una situazione molto diversa rispetto all’Italia, le concessioni – come previsto dal decreto del governo – potrebbero essere rinnovate senza evidenza pubblica, per ragioni di tutela ambientale e delle coste e per la salvaguardia del patrimonio immobiliare e imprenditoriale. Il tutto, per il momento, senza parere avverso del Commissario europeo alla concorrenza, che per l’Italia ha avviato una procedura di infrazione e si è più volte espresso contro ogni ipotesi tesa ad evitare le evidenze pubbliche. Neppure per ragioni che attengono agli investimenti, ai valori commerciali creati dalle imprese e ai servizi di pubblica utilità che le stesse garantiscono (sicurezza, ambiente, salute, eccetera). Per queste ragioni abbiamo ribadito al ministro la necessità di non presentare il decreto nel prossimo consiglio dei ministri, per tornare a un confronto con l’Europa e per poter avviare un’analisi tecnico-politica con le associazioni di categoria. Perché deve essere chiaro: ciò che dovesse essere concesso alla Spagna non potrà non essere consentito all’Italia. Il ministro ha dichiarato che non presenterà il decreto al prossimo consiglio dei ministri e che ha già pianificato, nei prossimi giorni, una missione a Bruxelles per valutare, sulla base anche delle ultime novità, ogni possibile misura a tutela di questo fondamentale settore economico».

Maurizio Gasparri (Pdl): «Bene hanno fatto i parlamentari che hanno incontrato il ministro Gnudi a dire con chiarezza che il provvedimento in preparazione sul riordino delle concessioni demaniali non è assolutamente condivisibile. Le nostre attività balneari e turistiche rischierebbero un danno fortissimo, proprio mentre in Spagna si va in una direzione del tutto diversa e favorevole a quanti hanno concessioni sulle coste. Il provvedimento deve essere definitivamente archiviato e bisogna pretendere in tutta Europa una par condicio. Ho ricevuto le associazioni di categoria degli operatori balneari e ho confermato loro che il Pdl non accetterà alcun provvedimento che ne penalizzi l’attività»

Vidmer Mercatali, Teresa Armato, Filippo Bubbico, Giovanni Legnini, Salvatore Tommaselli (Pd): «Pur apprezzando lo sforzo del ministro Gnudi e del governo per arrivare a una soluzione positiva sul tema delle concessioni demaniali balneari, riteniamo che a questo punto sia indispensabile fare un’ultima verifica con la Comunità europea sui termini e i limiti dell’applicabilità della direttiva Bolkestein, come già il governo si era impegnato a fare. Dopo questo passaggio, chiederemo al governo di informare la commissione competente ed eventualmente aprire il confronto sul decreto legislativo che regolamenta il settore, su cui siamo pronti a dare un fattivo contributo con l’obiettivo di tutelare le realtà imprenditoriali che negli anni hanno acquisito professionalità, fatto investimenti e garantito occupazione. L’annosa e dibattuta questione sulle concessioni demaniali marittime deve essere risolta al più presto, nel rispetto di tutti gli interessi in gioco».

Massimo Baldini (Pdl): «È inaccettabile che altri paesi europei possano avere una legislazione più favorevole rispetto all’Italia, che vanta, nel settore del turismo balneare, un’eccellenza invidiata da tutto il mondo. Ho avuto un colloquio con il ministro delle politiche comunitarie Enzo Moavero Milanesi per avere chiarimenti circa il decreto delegato che il governo era in procinto di adottare in materia di concessioni demaniali marittime. Il ministro mi ha comunicato che il decreto delegato è stato bloccato in attesa dell’esito del confronto programmato fra il governo italiano e l’Unione Europea. Ha inoltre illustrato la sua posizione e quella del ministro Gnudi, che intende preliminarmente intraprendere una forte iniziativa presso l’Ue con l’obiettivo di dare fiducia e prospettive certe a 30 mila aziende italiane. Auspico che i ministri Gnudi e Moavero Milanesi possano tutelare fino in fondo le imprese italiane».

David Favia (Idv): «Siamo lieti che la maggioranza sia finalmente giunta sulle posizioni di Italia dei Valori riguardo alla questione delle imprese balneari. Per parte nostra, già la settimana scorsa avevamo scritto ai ministri Gnudi e Moavero, illustrando la nuova normativa approvata di recente in Spagna ed approvata dall’Ue che esonera le imprese balneari dall’applicazione della direttiva Bolkestein. Quello che chiediamo è che il governo esamini tale normativa al più presto e convochi un tavolo con i rappresentanti del settore per risolvere quanto prima la questione. Il decreto predisposto dal ministro Gnudi condannerebbe a morte il settore. Dietro tecnicismi fumosi, si nasconde in realtà la svendita totale delle nostre spiagge e delle oltre 3.000 imprese del settore alle multinazionali straniere. Per questo, abbiamo chiesto e chiediamo al ministro di fare un passo indietro. L’unica soluzione per la sopravvivenza di tale settore è seguire il modello di legislazione spagnola, esonerando dalla direttiva Bolkestein anche il settore balneare, così come è stato fatto per gli ambulanti, i notai, i concessionari, le acque minerali e i distributori di carburante».

Luciano Monticelli (delegato Anci al demanio marittimo): «Non ci saremo mai aspettati che a pochi giorni dall’incontro con il ministro Gnudi lo schema del decreto venisse già ufficializzato.  La cosa ci lascia molto amareggiati ed esterrefatti, perché questo decreto segna l’inizio della distruzione di un sistema. Mi chiedo a chi giova tutto ciò. Eventualmente c’è qualcosa sotto, qualcosa (e qualcuno) che al momento non è chiara ma che preso verrà a galla, questo è certo. Con l’uscita del decreto che regolamenta le concessioni demaniali marittime viene meno l’impegno assunto dal governo di trovare intese sia con le associazioni di categoria e sia con Regioni e Comuni, in particolare con questi ultimi enti che, pur essendo gli attori principali della problematica, non sono stati assolutamente coinvolti nella preparazione del decreto da parte di un governo che rappresenta solo una parentesi della nostra storia. Una parentesi che, pur avendo ridato dignità alle istituzioni, garantendo una forte ripresa della credibilità del paese, a livello europeo e internazionale, non rappresenta la volontà degli italiani. Il paese ora ha bisogno di un governo politico. Il 5 novembre prossimo riuniremo la Consulta delle città del mare per studiare contromosse per bloccare uno scempio senza precedenti».

Comitato Balneari Liguria: «Abbiamo esaminato con attenzione lo schema di decreto ammazzabalneari reso noto il 23 ottobre 2012. Lo consideriamo inaccettabile, sia sotto il profilo dei diritti civili, sia sotto quello della valorizzazione del turismo balneare italiano, sia sotto il profilo della coerenza ambientale. Deve essere respinto in blocco, ma in ogni caso, anche se il documento è stato per ora accantonato, deve essere qualificato per quello che è: una vera porcata. Si tratta di un’iniziativa scellerata per sostituire con soggetti economici forti le 30 mila imprese balneari italiane in attività, procedendo all’elaborazione normativa senza interlocuzione di sorta. Le responsabilità dello Stato italiano sono, a questo riguardo, enormi ed essenziali. Governo dopo governo, a partire da Prodi, si è preso spunto da una normativa europea densa di contenuti lobbistici per attuare un’occulta e molto ben orchestrata iniziativa di lobbying a danno di una micro imprenditoria balneare che, mal orchestrata, ha dormito e subìto. Un settore attivo, buono per diversificare gli investimenti per chi non ha una liquidità esuberante. Un boccone prelibato, soprattutto se, con qualche aggiustamento normativo, sarà possibile acquisirlo a prezzi stracciati, se qualcosa non cambierà. Il decreto Gnudi, in questo momento, è bloccato, ma non dobbiamo farci illusioni. Torneranno alla carica. Se vogliamo salvare le nostre imprese dobbiamo tenere alta la pressione e manifestare, in tempi brevi, il nostro radicale dissenso. Sindacati, comitati, movimenti, cani sciolti, tutti insieme appassionatamente».

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