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Stabilimenti balneari, quanto valgono e quanto fatturano davvero: lo studio Nomisma

La nuova indagine dell'autorevole società di consulenza, commissionata dal Sib-Confcommercio, svela tutti i numeri reali del settore, dagli addetti all'entità degli investimenti.

Gli stabilimenti balneari italiani sono 6.592, occupano circa 60.000 addetti (di cui 43.000 dipendenti, circa 6,5 per impresa) e hanno un fatturato medio di 260.000 euro all’anno per azienda. Sono i dati diffusi da Nomisma in un nuovo studio commissionato dal Sindacato italiano balneari e Fipe-Confcommercio, presentato ieri in Senato. Scopo dell’indagine, intitolata “Gestione e valorizzazione del demanio costiero: i modelli gestionali”, è quello di fornire i veri numeri sul settore delle imprese balneari, sia sotto il profilo della domanda che dell’offerta, per tracciare un profilo più attendibile rispetto ai numeri errati e fuorvianti che si ripetono spesso sui media. Tra i dati emersi dallo studio, molto importante è quello del valore aggiunto complessivo del turismo legato agli stabilimenti balneari, che per Nomisma ammonta a 2,1 miliardi di euro e non invece a 15 miliardi, come affermava un vecchio studio dello stesso istituto risalente al lontano 2004, ripreso ancora oggi in modo errato dai media poiché era riferito non solo agli stabilimenti balneari in senso stretto, bensì all’intero indotto delle località turistiche costiere (dunque comprendendo anche alberghi, ristoranti e altre attività).
Offriamo qui di seguito una sintesi dei dati più rilevanti dell’indagine. Lo studio completo è scaricabile in pdf, tramite il link presente in fondo a questo articolo.

Quantità, grandezza e distribuzione delle concessioni balneari

L’indagine di Nomisma è partita dai dati estrapolati dal “Sistema informativo demanio“, il portale del Ministero delle infrastrutture che censisce tutte le concessioni demaniali marittime. Il Sid ne conta in totale 26.313, di cui 15.414 a uso turistico-ricreativo (ovvero la tipologia in cui rientrano le concessioni degli stabilimenti balneari). Se si conta che il numero di imprese balneari registrate alla Camera di commercio e confermate da Nomisma è di 6.592, ciò significa che ogni stabilimento occupa in media 2,3 concessioni demaniali.

Un altro elemento che qualifica le concessioni a uso turistico-ricreativo è la ridotta dimensione della superficie occupata: come evidenzia l’indagine di Nomisma, il 72,3% non supera i 3.000 metri quadri e il 94,9% è inferiore a 10.000 metri quadri. Per quanto riguarda la distribuzione degli stabilimenti balneari, a livello regionale predomina l’Emilia-Romagna con 969 imprese (il 14,7% del totale), seguita dalla Toscana con 850 (12,9%) e dalla Liguria con 753 (11,4%). Subito fuori dal podio ci sono la Campania con 645 (9,8%), la Calabria con 578 (8,8%) e il Lazio con 513 (7,8%). Un’impresa balneare ogni cinque attive nel 2021 è nata nell’ultimo decennio, con il maggiore dinamismo che si concentra al sud, dove tra Calabria, Puglia, Sicilia e Campania, uno stabilimento su due è nato dopo il 2010.

Passando ai dati anagrafici, il 69% dei titolari di stabilimenti balneari è composto da uomini e l’età prevalente è compresa nella fascia di età tra 40 e 64 anni (68%). Solo un concessionario su dieci è sotto i 39 anni di età e solo due concessionari su dieci hanno la laurea, mentre il titolo di studio prevalente è il diploma di scuola superiore (62%).

Il fatturato e gli investimenti degli stabilimenti balneari

L’indagine effettuata da Nomisma ha inoltre analizzato nel dettaglio un campione di 500 imprese balneari, dislocate lungo l’intera costa italiana, per fornire dei dati ancora più approfonditi sugli introiti degli stabilimenti. In base a questo campione, Nomisma ha stimato un fatturato medio di circa 260.000 euro annui per impresa balneare, generato per il 50% dai “servizi tradizionali”, ovvero spiaggia, parcheggio e noleggio di attrezzature (lettini, ombrelloni e cabine). Il 48% proviene invece dagli introiti di bar e ristorante. Per otto imprenditori balneari su dieci (tra titolari e soci), lo stabilimento rappresenta la principale fonte di reddito della famiglia.

Lo studio di Nomisma ha calcolato anche gli investimenti delle imprese balneari negli ultimi due anni: tra il 2020 e il 2022 il 60% degli stabilimenti ha acquistato attrezzature e arredi, e il 50% ha investito in strutture amovibili. Inoltre, nel 93% dei casi sono stati migliorati i servizi di spiaggia, nell’85% il bar, nel 70% il ristorante e nel 50% l’area destinata ai bambini. Da prendere in considerazione il fatto che oltre due strutture su tre abbiano scelto di eseguire interventi di manutenzione straordinaria e uno su tre anche significativi ampliamenti dei fabbricati. Afferma a questo proposito la relazione di Nomisma: «Il livello degli investimenti dà conto di un settore che non vive di “rendite di posizione” ma che, al contrario, continua a migliorare i servizi per aumentare il livello di soddisfazione della clientela e l’attrattività della destinazione. È oramai noto come il turismo italiano sia in grado di generare impatti economici (e anche sociali) difficilmente equiparabili ad altre attività produttive».

La gestione e il valore delle imprese

Lo studio “Gestione e valorizzazione del demanio costiero: i modelli gestionali”, sottolinea la relazione introduttiva di Nomisma, «ha messo in luce una serie di cambiamenti strutturali dell’economia balneare sia sotto il profilo della domanda che dell’offerta». Secondo l’autorevole istituto statistico, «risulta evidente anzitutto che siamo dinanzi a un sistema in costante evoluzione e dalla forte eterogeneità, composto da piccole e piccolissime aziende che costituiscono il “motore vitale” della nostra economia turistica. Un sistema complesso che vede una decisa intensificazione della concorrenza con le nostre mete sempre più impegnate in un’articolata azione di adeguamento, o anticipo, alle abitudini di fruizione della risorsa mare a scopo ricreativo per competere a livello globale con migliaia di destinazioni turistiche». Dall’indagine dettagliata condotta sul campione di 500 imprese balneari, evidenzia inoltre Nomisma, «è emersa una realtà complessa in cui gli operatori balneari adottano comportamenti tipici di un’articolata gestione imprenditoriale».

L’indagine stima che l’impresa balneare italiana abbia un fatturato medio pari a 260.000 euro, con una competitività maggiore per le aziende con un fatturato superiore a 300.000 euro e difficoltà più elevate per quelle tra 120.000 e 300.000 euro. Gli stabilimenti con ristorante, sottolinea la relazione di Nomisma, sono in grado di garantire una stagionalità più lunga: oltre un’impresa su quattro è infatti in grado di operare per più di sei mesi l’anno.

Ancora, prosegue la relazione, «le imprese balneari italiane sono estremamente dinamiche: almeno una su tre ha introdotto nuovi servizi a partire dal 2000. Se negli anni novanta sono stati aggiunti quelli relativi all’intrattenimento (37% dei casi) o per attività sportive (30%), all’inizio di questo secolo sono stati inseriti o ampliati quelli per ristorazione (50%), intrattenimento (45%), dotazioni sportive (39%) e noleggio (37%), con in aggiunta spazi legati al wellness e ai servizi commerciali. I servizi sono gestiti prevalentemente in forma diretta, poiché il parcheggio e il ristorante sono affidati a terzi in circa due casi su dieci».

«I dati relativi alla crescente complessità e varietà dei servizi offerti (bar, ristorazione, attrezzature sportive, wellness, intrattenimento bambini…) testimoniano una costante attenzione delle imprese ai cambiamenti della domanda ed evidenziano l’esigenza perdurante nel tempo di continui investimenti sia di allargamento dell’offerta, sia di qualificazione delle strutture», conclude Nomisma.

Lo studio completo di Nomisma sugli stabilimenti balneari

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Alex Giuzio

Dal 2008 è giornalista specializzato in economia turistica e questioni ambientali e normative legate al mare e alle coste. Ha pubblicato "La linea fragile", un saggio sui problemi ecologici delle coste italiane (Edizioni dell'Asino, 2022), e ha curato il volume "Critica del turismo" (Grifo Edizioni 2023).
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